"Aiutare la Chiesa nell'opera di rievangelizzazione" (Seconda parte)

Radio Maria: Intervista al presidente Emanuele Ferrario

Roma, (Zenit.org) Giuseppe Rusconi | 461 hits

Torniamo agli ascoltatori di Radio Maria Italia: ce li può descrivere?

Se guardiamo i risultati delle indagini audio, notiamo che Radio Maria (e mi riferisco non soltanto a Radio Maria Italia) è in genere l’emittente con il maggior tempo medio di ascolto: nel mondo circa due ore e mezzo. Nel nostro Paese gli ascoltatori giornalieri medi sono circa due milioni, secondo me sottostimati perché abbiamo una diffusione capillare,  anche in istituti in cui vivono intere comunità. Radio Maria ha ascoltatori di ogni genere, da chi non ha fatto la licenza elementare al professore universitario.

I programmi più seguiti?

Le preghiere del mattino seguite da Rosario, Lodi e Santa Messa, ogni volta da una parrocchia diversa, sono l’appuntamento più seguito in Italia e nel mondo: un servizio straordinario, reso possibile dal lavoro e alla passione di migliaia di volontari, ai quali è doveroso rendere omaggio. Poi, per l’Italia, ci sono i programmi di padre Livio, dalla rassegna stampa in avanti. In Africa ad esempio sono seguitissime le trasmissioni di crescita umana e di formazione professionale, riguardanti l’agricoltura

Quale consolazione può dare Radio Maria a un ammalato, a una persona sola o disperata?

Radio Maria ha imparato a stare vicina a chi soffre, anche perché non ci accontentiamo di professionisti in grado di dare risposte tecnicamente ineccepibili se non sanno trasmettere il calore del cuore e la speranza cristiana. E’ questo che fa la differenza: per le rubriche di medicina, ad esempio, vogliamo medici che ci diano risposte serie sul piano professionale e nel contempo cariche di umanità.

Abbiamo visto recentemente una radiolina azzurra a forma di Madonna con Bambino…

Sì, ciò rimanda alla nostra attività sociale al di fuori della Radio, in  particolare a favore dei detenuti: una bravissima ragazza venticinquenne di Lecco ha disegnato una piccola radio azzurra, a forma di Madonna con bambino, che abbiamo già portato in molte carceri italiane e che doniamo anche agli anziani in casa di riposo o a persone in difficoltà. Ora il nostro progetto è di diffonderla in tutte le carceri dei Paesi in cui siamo presenti, compreso il Ruanda dove i carcerati sono più di centomila. Il traguardo è ambizioso, però noi andiamo avanti.

E le maggiori difficoltà tecniche che incontrate?

Se penso all’Africa, un grande problema è l’intermittenza dell’energia elettrica. Mi viene in mente il caso della capitale della Tanzania, Dar-es-Salaam. Quando l’energia elettrica viene riattivata, non viene distribuita a 220 volt, ma a 450, con la conseguenza che si brucia tutto. Se ci sono temporali in serie, i fulmini sono molto più potenti che da noi, con tutti i danni conseguenti. Non solo: nei contratti si perde il diritto al risarcimento se non si avverte del pericolo delle termiti, golose di cellulosa. Secondo me, però, se l’Africa ritrovasse la pace e sconfiggesse la malaria, in pochi anni farebbe un grande balzo in avanti…  

In Africa tuttavia avanza l’Islam…

Guardi, a me i missionari hanno sempre detto che di conversioni dall’Islam non ce sarebbero state, oggi invece incominciano ad essercene. Perché? Il motivo è uno: i musulmani africani non vogliono diventare arabi, vogliono conservare la loro cultura e non rinunciarvi. L’Islam sta inondando l’Africa di soldi per opere sociali e culturali: la contropartita per i musulmani africani è di arabizzarsi. C’è chi non è d’accordo e preferisce conservare la propria cultura, passando allora a una religione, quella cattolica, che dà tale possibilità attraverso l’inculturazione. 

Abbiamo accennato alle difficoltà tecniche, passiamo a quelle derivate dall’entità dei costi dell’espansione...

La Madonna fin qui ci ha sempre aiutato. Anche in maniera incredibile. Non si sa come, ma, quando mancano, i soldi poi………. arrivano da offerte di singoli. Mi è già capitato tante volte ed è capitato altrettante volte per le Radio Maria nel mondo. Non mi risulta che le nostre 65 radio abbiano dei debiti grossi, al di là del fisiologico.

In questi anni non avete mai pensato di inserire la pubblicità…

No, e le spiego perché. Non è che per noi la pubblicità sia diabolica: riteniamo però che ci toglierebbe la libertà. Penso che il ‘successo’ di Radio Maria derivi molto dal fatto che siamo sempre stati liberi di dire quello che volevamo. La libertà costa, tanto che nel mondo siamo stati più volte oggetto di minacce serie. Ma, se avessimo la pubblicità, sarebbe lei a comandare e finirebbe per imporci tale e  tal altro conduttore, tale e tal altro programma. Non possiamo accettare e continuiamo ad affidarci alla Madonna.

Dal mondo cattolico avete avuto un riconoscimento adeguato per il vostro servizio?

Sarò sincero: devi lavorare duro, sodo, senza mai chiedere nulla. Siamo contenti perché stiamo facendo questa intervista in locali che ci ha affittato la Santa Sede: se loro ci hanno accolto, vuol dire che apprezzano il nostro operato come associazione civile e laica. In ogni caso ogni direttore di ogni Radio Maria è un sacerdote che dipende dal suo vescovo e dunque è legato alla struttura della Chiesa.

E il futuro?

Mi viene in mente una profezia di san Massimiliano Kolbe, che racconto come mi è stata comunicata dai Francescani dell’Immacolata: nel 1939 avrebbe profetizzato che in un tempo molto lontano la Madonna avrebbe avuto una sua radio, presente alla fine in tutto il mondo. La radio non l’avrebbero però creata i Francescani. Io mi fermo qui, ma se penso a tredici anni fa, chi avrebbe mai potuto presumere una tale espansione internazionale di Radio Maria? Vuole una mia ‘profezia’? Vedo Radio Maria a Riad, nell’Arabia Saudita. Probabilmente tutti e due saremo già sottoterra, ma Radio Maria giungerà anche lì! 

Ora però le devo porre un’ultima domanda. ‘Repubblica’ ha pubblicato la scorsa settimana un articolo in cui si insinuava che Radio Maria tenta di raggirare gli anziani sollecitando lasciti in suo favore. E’ proprio vero?

No, nel modo più assoluto. L’iniziativa di inviare lettere ai nostri ascoltatori sul tema dei lasciti testamentari -travisata e riportata in modo inesatto, pretestuoso e strumentale-, nasce solo come risposta alle sempre più numerose richieste degli ascoltatori di ricevere informazioni in merito. Per questo si è ritenuto utile spedire un questionario a tutti coloro che già ricevono il nostro giornalino di informazione bimestrale, con lo scopo di inviare poi una “Guida ai lasciti” a chi ne avesse fatto richiesta. Torno a ricordare che Radio Maria vive delle libere offerte dei propri ascoltatori, tra cui i lasciti, peraltro in misura molto marginale rispetto ad altre realtà non profit. Il tema, poi, è attualissimo, tanto che proprio in questo mese di giugno alcune note organizzazioni non profit hanno lanciato una campagna per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla nozione stessa di testamento, che in Italia è ancora tabù (www.testamentosolidale.org).

‘Repubblica’ ha citato il questionario, che – da come è stato presentato dal giornale – può sollevare qualche perplessità…

Le citazioni di ‘Repubblica’ sul contenuto del questionario sono esatte, ma è l’errata interpretazione fornita dall’articolo che snatura il problema: tutto si può dire tranne che Radio Maria agisca subdolamente per disinformare i donatori e le loro famiglie, tanto più che le nostre iniziative sul territorio hanno ricevuto riconoscimenti dalla società civile per il loro grande valore sociale. Per capire meglio come operiamo, basti sapere che abbiamo una sola persona che risponde a tutte le richieste degli ascoltatori su questo tema e, quando è il caso, si mette in contatto con i notai. Ribadisco infine che la nostra emittente si basa quasi esclusivamente sul volontariato e i costi per gestire la rete in Italia -e aiutare la nascita di nuove radio in Paesi poveri nel mondo- sono coperti solo dalle libere donazioni degli ascoltatori. Compresi i lasciti.

(La prima parte è stata pubblicata ieri , sabato 15 giugno)

(Intervista tratta dal sito www.rossoporpora.org)