Al Family Day, l'amore che vince il dolore

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ROMA, venerdì, 11 maggio 2007 (ZENIT.org).- Tra le migliaia di famiglie che parteciperanno al Family Day c’è anche quella composta da Gianluca, sua moglie Sabrina, e le figlie Livia e Agnese Benedetta, Venanzi.



La famiglia Venanzi porta la testimonianza e la rappresentanza di tante altre famiglie che hanno vissuto la difficile e dolorosa esperienza di avere una figlia o un figlio affetto da ernia diaframmatica, una affezione che si conclude il più delle volte in aborto.

Intervistato da ZENIT, Gianluca Venanzi ha raccontato che “quando sua moglie era nel 4° mese di gravidanza, alla nascitura, che si sarebbe chiamata Agnese Benedetta, fu riscontrata una gravissima malformazione congenita. Aveva lo stomaco, l'intestino, la milza e parte del fegato nel torace, al posto del polmone di sinistra. Mentre il cuore, a causa di questa risalita di organi, si era spostato a destra”.

“Fino ad allora non avevo capito cos'era la Croce”, ha detto Gianluca. “Quando mi sono trovato spaventato e impaurito, il mio amico Don Maurizio mi ha ricordato che anche Gesù ebbe paura della Croce. Non dovevo quindi vergognarmi della mia paura, ma dovevo trovare la forza e il coraggio per abbracciarla. Da allora la nostra vita è cambiata”.

Agnese è nata il 21 novembre del 2005 e a dispetto delle aspettative, è riuscita ad arrivare all'intervento chirurgico. Oggi Agnese ha 17 mesi e i suoi occhi brillano di voglia di vivere. Molti parlano di miracolo.

“Noi vogliamo che questa nostra esperienza non rimanga vana – ha spiegato il papà di Agnese Benedetta – per questo abbiamo aperto un sito web (www.erniadiaframmatica.it) che accoglie tutte quelle Famiglie che sono in attesa di un bimbo affetto da ernia diaframmatica”.

“Il sito raccoglie le storie di tante altre Famiglie che hanno attraversato questa esperienza. Sembra che la lettura di questo sito abbia già evitato diversi aborti terapeutici (omicidi legalizzati) e riceviamo ogni settimana decine di lettere di aiuto o consulenza”, ha aggiunto.

Gianluca, di mestiere meteorologo, a un certo punto della sua vita aveva perso la fede, pensando che quest'ultima non potesse coesistere con la ragione.

In seguito, dopo aver seguito alcune lezioni di bioetica, ha cambiato idea, arrivando a impegnarsi con il Signore e con se stesso a non accettare mai la soppressione dei concepiti.

La difficile gravidanza e le difficoltà per la nascita di Agnese Benedetta lo hanno messo a durissima prova. Molti, anche tra conoscenti e parenti, gli consigliavano di accettare la soppressione di una vita che sembrava destinata a generare solo sofferenze.

Nella decisione di continuare la gravidanza, fondamentale è stata la mamma Sabrina che, pur nei momenti più difficili, non ha mai ceduto alla disperazione.

Nel diario di quanto accaduto durante i mesi di gravidanza e i successivi primi mesi di vita, Gianluca Venanzi ha raccontato di come ai primi di agosto, dopo l’infausta diagnosi, tutte le informazioni raccolte descrivevano scenari catastrofici per evitare la disperazione Gianluca chiese consiglio al suo fraterno amico Don Maurizio Medici, Parroco di Bassano Romano.

Il sacerdote lo rassicurò dicendogli che “il Signore non ci affida mai un peso più grande di quello che possiamo sopportare. Mi consigliò di pregare e mi disse: 'stai tranquillo, la tua paura ogni giorno che passa, si trasformerà in amore. E tanto più grande è la tua paura oggi, tanto più grande sarà il tuo amore verso questa Figlia'”.

In mezzo a mille difficoltà e con un altissimo rischio di morire Agnese Benedetta è nata, è stata sedata e intubata. Subito dopo è stata trasportata nella Terapia Intensiva Neonatale del Bambino Gesù e, dopo aver cercato di stabilizzarne i parametri vitali, è stata eseguita l'operazione chirurgica per mettere un po’ d’ordine negli organi interni.

Gianluca Venanzi ha raccontato a ZENIT che “vedere soffrire una bambina è qualcosa di insopportabile. E' stato un dolore intenso, profondo. Avevo sempre evitato la sofferenza. Era per me il peggio della vita, vederla nei Bambini, poi, mi soffocava”.

Subito dopo l’operazione sembrava che Agnese Benedetta non ce la potesse fare, e così al papà venne consentito di avvicinarla, toccarla, fargli sentire la sua presenza.

“Quante volte ero fuggito di fronte alla sofferenza – ha raccontato Gianluca –. Ora non ero potuto scappare. L'amore verso Agnese mi aveva legato a lei per sempre. Eravamo li, soli io e lei”.

“Le presi la manina e dicemmo una preghiera insieme. Fu lunga, meditata, sentita. Alla fine dalla bocca mi sgorgarono senza volerlo queste parole: 'sia fatta la Tua volontà'. Dopo alcuni minuti, le baciai la mano e uscii. Mi accorsi uscendo di provare una grande serenità, mai provata”, ha aggiunto.

Agnese Benedetta è sopravvissuta a tutte le difficoltà ed ora vive felice di essere nata. Dice Gianluca che la sua è una famiglia che ha intrapreso “una grande avventura, un grande privilegio: quello di vedere il mondo con occhi nuovi”.

[Il 26 e 27 maggio a Roma ci sarà il primo raduno nazionale delle famiglie di bambini nati affetti da ernia diaframmatica. Ci sarà un convegno il sabato pomeriggio e la Messa nella Basilica di San Pietro la domenica mattina, con a seguire la preghiera dell'Angelus con il Santo Padre]