Al "legalismo" dei farisei, Gesù contrappone la "trasparenza evangelica"

Durante l'omelia a Santa Marta, dalle Letture del giorno, papa Francesco individua quattro modelli di credenti

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 592 hits

Gesù Cristo e il suo Vangelo non si lasciano ingannare e le letture di oggi permettono facilmente di smascherare i cristiani ipocriti o “legalisti”. Lo ha detto papa Francesco durante l’omelia di stamattina presso la Casa Santa Marta.

Come ha sottolineato il Santo Padre, dalle letture odierne si possono dedurre quattro modelli di credenti: Gesù, gli scribi, il sacerdote Eli e i suoi due figli. Mentre Gesù (Mc 1,21-28), “insegnava come uno che ha autorità”, gli scribi, al contrario, “insegnavano, predicavano ma legavano la gente con tante cose pesanti sulle spalle, e la povera gente non poteva andare avanti”.

L’atteggiamento degli scribi e dei farisei è quello di chi non sposta le cose “nemmeno con un dito”, in compenso “è come se bastonassero la gente”. E Gesù li ammonisce: “così voi chiudete […] la porta del Regno dei Cieli. Non lasciate entrare e neppure voi entrate!”. Un atteggiamento, quest’ultimo, piuttosto ricorrente anche tra i cristiani di oggi, ha osservato il Papa.

Nella Prima Lettura (cfr. Sam 1,9-20), invece, incontriamo la figura di Eli, un sacerdote “debole” e “tiepido” che “lasciava fare tante cose brutte ai suoi figli”. Quando vede nel tempio Anna, una donna umile, che “semplicemente, ma dal suo cuore, con angoscia”, prega Dio perché faccia il miracolo di donargli un figlio, Eli, con l’atteggiamento del “dirigente della fede”, la disprezza fino a ritenerla “ubriaca”.

“Quante volte il popolo di Dio si sente non benvoluto da quelli che devono dare testimonianza: dai cristiani, dai laici cristiani, dai preti, dai vescovi”, ha commentato il Pontefice.

Eppure, parlando di Eli, papa Francesco ha detto di avere “simpatia per quest’uomo”, poiché “nel cuore aveva ancora l’unzione”, seppure “nascosta dentro” e quando la donna gli spiega la sua situazione, lui le risponde: “Vai in pace, e il Dio di Israele ti conceda quello che gli hai chiesto”.

I figli di Eli – di cui però la Prima Lettura non parla – “erano sacerdoti ma briganti” che “andavano dietro al potere” e “ai soldi”, sfruttando la gente e persino approfittando delle elemosine; alla fine “il Signore li punisce forte”. Costoro sono come tanti cristiani di oggi dal “cuore corrotto” e predisposti al tradimento, né più né meno come Giuda.

Il quarto modello di credente, l’unico che dovremmo realmente seguire, è Gesù che, “con autorità”, porta un “insegnamento nuovo”, la cui chiave è il “potere della santità”.

Cristo, ha affermato il Pontefice, “avvicina Dio alla gente e per farlo si avvicina Lui: è vicino ai peccatori”; perdona l’adultera, “parla di teologia con la Samaritana, che non era un angiolino”, si avvicina al “cuore ferito delle persone”, fa in modo che la gente “lo cerchi e si sente commosso quando la vede come pecora senza pastore”.

In realtà, ha precisato Francesco, “non è nuovo l’insegnamento: è il modo di farlo, nuovo. È la trasparenza evangelica”.

Il Santo Padre ha quindi rivolto la preghiera finale: “Chiediamo al Signore che queste due Letture ci aiutino nella nostra vita di cristiani: tutti. Ognuno nel suo posto. A non essere legalisti puri, ipocriti come gli scribi e i farisei. A non essere corrotti come i figli di Eli. A non essere tiepidi come Eli, ma a essere come Gesù, con quello zelo di cercare la gente, di guarire la gente, di amare la gente”.