Albino Luciani, uno "scricciolo" diventato papa Giovanni Paolo I

Venerdì 20 aprile a Padova la prima dell'opera teatrale di Luigi Francesco Ruffato

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PADOVA, mercoledì, 18 aprile 2012 (ZENIT.org) - Come una sorta di omaggio e di ringraziamento, la Basilica del Santo il 20 aprile prossimo alle ore 20.45 precede tutti e da inizio alle celebrazioni in memoria del centenario della nascita di Albino Luciani. Lo fa con l’opera teatrale di Luigi Francesco Ruffato, Luciani, uno scricciolo diventato Papa Giovanni Paolo I. L’elaborazione scenica e la regia sono di Filippo Crispo, con musiche inedite di Alessandro Toffolo e canti gregoriani anonimi.

A guardare bene non è del tutto casuale questa “prima”, poiché Luciani ha molto a che fare con i frati del Santo, soprattutto con quelli che curano l’uscita mensile del Messaggero di sant’Antonio. Per quattro anni, infatti, l’allora Patriarca di Venezia scrisse sulla rivista pezzi di grande originalità poi confluiti, nel gennaio 1976, nel libro Illustrissimi, tradotto in molte lingue straniere.

Papa per soli 33 giorni, Papa del sorriso, Papa umile, Papa catechista, Papa Parroco del mondo… Queste alcune delle definizioni più comuni attribuite al suo breve pontificato. Tutte dicono qualcosa di vero, ma tutte sono anche riduttive e parziali. L’autore di questa pièce, francescano conventuale Luigi Francesco Ruffato, mette in scena un vescovo che, nella lettera immaginaria indirizzata a Marc Twain, si autodefinisce «scricciolo», piccolo apparentemente di poco conto, che però nel conclave dell’agosto 1978 sale – eletto a larghissima maggioranza dai 111 cardinali in poco più di 25 ore – sulle vette della storia. Questo scherzo dello Spirito Santo proprio non se lo aspettava neppure lui, altrimenti «avrebbe studiato di più, e in particolare le lingue», dirà dopo l’elezione.

Della povera infanzia l’opera teatrale recupera il ruolo dei genitori, mamma Bortola e papà Giovanni, maestri e catechisti: suggeritori, interlocutori, custodi di memorie familiari, preoccupati fin dalla nascita di questo loro figlio che sembrava fosse destinato a morire fin dai primi minuti (sarà battezzato dalla levatrice perché non c’era tempo per chiamare un prete).

Da Forno di Canale, l’attuale Canale d’Agordo, lo “scricciolo” prenderà il volo verso traguardi insospettati da tutti: direttore del seminario di Belluno-Feltre, vescovo di Vittorio Veneto grazie a Giovanni XXIII, patriarca per volontà di Paolo VI e, infine, sul soglio petrino. In questi ruoli di alta responsabilità pastorale Luciani si troverà immerso in questioni spinose e delicate inerenti al ruolo dei preti operai, il referendum sul divorzio, il Catechismo olandese, la pressione delle banche…, su tutti questi aspetti l’opera teatrale, scritta con assoluta fedeltà a fatti accaduti, non manca di indagare facendo emergere la fermezza e il coraggio di Albino Luciani nel salvaguardare la retta dottrina della chiesa. Nel finale c’è spazio persino per un dialogo serrato e vibrante tra papa Luciani e il cardinal Marcinkus. I testi della rappresentazione sono stati visionati da un comitato scientifico composto da Marco Roncalli, Loris Serafini, Patrizio Zanella.

«Accanto al sorriso - osserva padre Ugo Sartorio, direttore del Messaggero di sant’Antonio» - altra caratteristica di Luciani fu, per tutta la vita, l’amore per la catechesi nelle sue diverse forme, non da intendere però come forma ridotta e quasi domestica evangelizzazione, ma come passione comunicativa a servizio della verità cristiana». Per lo scrittore e giornalista Ivo Prandin «il lavoro teatrale, in bilico fra terra e cielo non è soltanto la rievocazione di un’avventura singolare; non è la narrazione aneddotica di una storia del Novecento: è un piccolo vangelo di oggi, tradotto in dialoghi». Il regista Filippo Crispo, dal canto suo osserva: «La drammaturgia s’incentra esclusivamente sulla personalità di Luciani: la sua semplicità, bontà, amore per il prossimo, la sua grande fede e il suo impegno sociale, la sua vicinanza alla dura vita dei poveri e alle problematiche familiari. In particolare vede nella bellezza, ingenuità e naturalezza dei bambini il fulcro salvifico della società».

A tutti coloro che interverranno il 20 aprile in Basilica, sarà consegnato gratuitamente il libretto con il testo. Lo spettacolo si replica nella chiesa di Campodarsego venerdì 27 aprile alle ore 21.