Alcune donne raccontano la loro esperienza dolorosa dell’aborto

Una portavoce dei vescovi statunitensi loda un’iniziativa voluta dal Senato americano

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WASHINGTON, D.C., 8 marzo 2004 (ZENIT.org).- Una portavoce dei vescovi degli Stati Uniti ha lodato l’iniziativa di un’udienza senatoriale in cui alcune donne, precedentemente a favore dell’aborto, hanno raccontato come siano stati proprio gli aborti da loro commessi a spingerle a cambiare idea.



Il 3 marzo scorso, la Sottocommissione Commercio sulla Scienza, la Tecnologia e lo Spazio, presieduta dal senatore Sam Brownback, un repubblicano del Kansas, ha ascoltato la testimonianza di alcune donne che hanno sofferto sia a livello fisico che psicologico a causa dell’aborto.

“Dopo trentun anni, l’aborto continua ad essere un esperimento compiuto sulle donne che viene controllato e studiato poco”, ha detto Cathy Cleaver Ruse, una portavoce del Segretariato vescovile per le Attività Pro-Vita. “Siamo grati al senatore Brownback per aver gettato una luce sull’esperienza delle donne che hanno abortito”.
Michaelene Jenkins, che si definisce difensore dei diritti delle donne, ha testimoniato come l’aborto a cui si sottopose quando aveva 18 anni abbia “violato e tradito” la sua sensibilità.

L’aborto non è stato la fine del suo incubo, ha raccontato, ma soltanto l’inizio: “Ero totalmente impreparata al conflitto interiore che è seguito all’aborto”, ha dichiarato.

Georgette Forney ha abortito all’età di sedici anni e ha confessato di averne aspettati altri diciannove prima di chiedere aiuto. Dopo il suo recupero ha iniziato ad aiutare altre persone via rete, ricevendo e-mail da migliaia di donne che “hanno condiviso il dolore causato dal loro aborto e la confusione che regna nella loro vita”.

“Hanno sempre mostrato di essere molto sollevate sapendo che c’era la possibilità di essere aiutate e che non erano sole nel loro dolore”, ha aggiunto.

Secondo la Ruse “molti, nella nostra cultura, sostengono ciecamente che l’aborto sia un bene per le donne. E’ una grande ingiustizia nei confronti delle donne, che sono spesso portate ad abortire dalla mancanza di possibilità economiche e di sostegno, e che poi soffrono in silenzio”.