Alcune riflessioni sul pensiero di Benedetto XVI

Intervista a Giovanni Patriarca in occasione della consegna del Novak Award dell'Acton Institute

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di Stefanie De Angelo

ROMA, martedì, 20 novembre 2012 (ZENIT.org) - L’Acton Institute ha consegnato il Premio Novak del 2012 a Giovanni Patriarca. Il Premio prende il nome dal teologo e sociologo americano Michael Novak. Esso è destinato a nuove ricerche accademiche svolte da studenti all'inizio della loro carriera accademica che dimostrano eccellenti meriti intellettuali nel promuovere la comprensione del legame tra teologia e dignità umana, l'importanza del governo limitato, la libertà religiosa e la libertà economica.

I candidati del Premio Novak presentano pubblicamente una relazione formale su tali questioni in occasione di una conferenza chiamata la Calihan Lecture. Al vincitore spettano 10.000 US$.

Il Premio Novak fa parte di una serie di borse di studio, borse di viaggio e premi messi a disposizione dall'Acton Institute che supportano i futuri leader religiosi e intellettuali che desiderano studiare il legame essenziale che intercorre tra teologia, libero mercato, libertà economica e l'importanza dello stato di diritto. I dettagli di queste borse di studio possono essere trovati su: www.acton.org/programs/students.

Per il 2012 premiato è stato il Prof. Giovanni Patriarca che insegna presso le istituzioni  e progetti culturali italiani a Norimberga in Germania. Ha conseguito un Master in Management Scolastico presso l’Università di Macerata (Italia), un Diploma in Studi Islamici presso il Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica (PISAI) e un dottorato di ricerca in filosofia presso la Pontificia Università Regina Apostolorum di Roma. Si è dedicato ampiamente al pensiero economico pre-classico, e la sua tesi di dottorato si basava sulle teorie sociali e monetarie di Nicolas Oresme, filosofo e matematico del XIV secolo.

Il Prof. Patriarca ha lavorato come ricercatore esterno presso la Humboldt Universität di Berlino e ha intrapreso ricerche e studi in una serie di diverse istituzioni accademiche in Francia, Ungheria, Slovacchia, Polonia, Repubblica Ceca e Stati Uniti. Ha scritto articoli sulle sue ricerche in diverse lingue, gli argomenti spaziano dalla storia delle dottrine politiche ed economiche agli studi islamici alla filosofia della scienza. ZENIT lo ha intervistato.

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Recentemente Le è stato assegnato il premio Novak. Quali contributi del filosofo e teologo americano vorrebbe presentare brevemente?

Giovanni Patriarca: L’opera del Prof. Michael Novak è tanto ricca che non è affatto semplice racchiuderla in qualche pensiero. Oltre alle celeberrime opere di natura economica, sarebbe opportuna una maggiore conoscenza di alcuni articoli, pubblicati negli ultimi anni, specialmente nella rivista First Things in cui, con una prosa articolata ma molto fruibile, indaga alla radice le contraddizioni della modernità caratterizzata dalla crisi della responsabilità individuale e sociale nonché da un appannamento dei valori tradizionali condivisi dalle generazioni precedenti. La perdita di una prospettiva metafisica, come anche Tocqueville già ammoniva, ci condanna alla materia e al mondo imprigionandoci nell’assurdità del nichilismo.

Quali aspetti, in un contesto di crisi non solo economica, sembrano allarmanti specialmente per le giovani generazioni?

Giovanni Patriarca: La crisi dell’individuo è, senza dubbio, una crisi morale collettiva. I giovani, già nel vortice delle difficoltà economiche e lavorative, sono stati, forse fin troppo, attratti da falsi miti e promesse vane. Sembra che una sorta di “narcosi materialista”, frutto anche della società dell’informazione, abbia modificato il naturale procedere del tempo posponendo continuamente le “domande fondamentali” e immobilizzando la naturale predisposizione alla progettualità e agli impegni duraturi con un’auto-riduzione della libertà, apparentemente delegata al mondo.

Ci sono segni di speranza?

Giovanni Patriarca: Certamente! Nel momento in cui l’individuo cerca di analizzare, nel secreto del proprio silenzio, il suo percorso umano non di rado sperimenta, in forme diverse, un intimo senso di disorientamento e inquietudine a cui, a volte, si lega una certa aggressività o rabbia. In un recente articolo a firma del P. Giovanni Cucci s.j., apparso sulla Civiltà Cattolica, si parla della relazione tra “rabbia positiva” e speranza.

Se l’inquietudine viene metabolizzata in modo giusto può essere lo sprone per la costruzione di un cammino nuovo. In quella volontà di rinascita alberga un profondo sentimento di speranza, che nutre una serie di altre virtù in un passaggio graduale verso la condivisione dei doveri, il perdono e il rispetto reciproco.

Il magistero di Benedetto XVI ci offre tanti spunti dal profondo afflato filosofico. Cosa può colpire profondamente l’uomo contemporaneo spaesato e, a volte, indifferente?

Giovanni Patriarca: Senza entrare in ambiti prettamente teologici, mi preme presentare un paio di aspetti tanto facilmente comprensibili quanto forieri di future riflessioni individuali. La secolarizzazione ha profondamente mutato le relazioni umane ed interpersonali. L’indifferenza e l’edonismo si sono sostituiti alla naturale ricerca di soluzioni propositive sotto la buona stella della mutua responsabilità.

Questo si nota, in special modo, nelle piccole comunità che sono il fondamento della convivenza civile. Benedetto XVI ci invita a non lasciarci fagocitare dalle sabbie mobili del Nulla ma ad essere creativi, attivi, pronti ad intraprendere - a testa alta - nuove sfide anche in un contesto di “minoranza”.

La cortina dell’indifferenza può essere stracciata nel momento in cui la persona, fermandosi un momento di fronte alla bellezza del creato o ad un’opera d’arte, riconsidera, con gli occhi contemplanti e aperti alla meraviglia, il suo ruolo nel mondo interrogandosi sul suo destino e guardando verso l’Alto. La ripresa, in più occasioni, della Via Pulchritudinis è un aspetto essenziale del magistero di Benedetto XVI.