Alla Fiera di Trieste dei media scientifici, i lettori hanno votato un libro su scienza e fede

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TRIESTE, lunedì, 28 maggio 2007 (ZENIT.org).- Si è svolta a Trieste, dal 17 al 20 maggio, la Fiera dei media scientifici. In una grande libreria multimediale, distribuita su due sedi, gli espositori italiani e stranieri hanno messo a disposizione dei visitatori tutti i mezzi di comunicazione che si occupano di scienza: dai libri alle riviste, dalle radio alle tv, dai blog ai prodotti multimediali di nuova generazione.



I visitatori hanno anche votato la “Biblioteca scientifica ideale” e, a sorpresa, tra i 570 titoli segnalati, nella classifica dei titoli italiani, è risultato primo il testo di Marco Bersanelli e Mario Gargantini: “Solo lo stupore conosce. L’avventura della ricerca scientifica”, (Rizzoli 2003).

Nella motivazione i lettori hanno scritto che il volume in questione “evidenzia come l’esperienza umana della conoscenza abbia origine sempre da una attrattiva”.

Secondo nella stessa classifica è risultato Roberto Germano, “Fusione fredda. Moderna storia d’inquisizione e alchimia” (Bibliopolis 2003), terzo il volume di Piero Angela, “Viaggio nella scienza. Dal big bang alle biotecnologie” (Mondadori 2002).

Singolare e inaspettato il primo posto per il libro di Bersanelli e Gargantini, perché si tratta di uno di quei volumi che affrontano la conoscenza scientifica coerentemente con le suggestioni ed i misteri della Fede.

Intervistato da ZENIT, Gargantini ha detto: “Non so se questo risultato è segno di una popolarità tra i giovani. Mi aspettavo e mi aspetto che anche i giovani, messi a diretto contatto con il cuore dell’esperienza scientifica, così come l’hanno vissuta i grandi ricercatori raccontati nel libro, possano restare affascinati e scoprire un interesse non superficiale”.

Ingegnere e già docente di Fisica, nonché Direttore della rivista “Emmeciquadro”, il professor Mario Gargantini è vincitore dell’VIII Premio Glaxo e del Premio Federchimica per la divulgazione scientifica.

Nel sintetizzare il contenuto del volume, Gargantini ha spiegato che “il libro è un’antologia guidata che descrive le dimensioni fondamentali dell’impresa scientifica utilizzando la viva voce di scienziati noti e meno noti, del passato e del presente (un centinaio, da Galileo, a Faraday, a Mendel, a Einstein, a Fermi, a Severi, a Feynman, a Rubbia), discretamente introdotta o seguita da nostre riflessioni e sottolineature”.

“L’intento è di riconsegnare alla ricerca scientifica tutto il suo spessore umano e tutta la drammaticità di un’indagine tesa a far emergere frammenti di verità. E devo dire che questa riscoperta è stata anzitutto una sorpresa e un’avventura per noi”, ha aggiunto.

“Ciò che muove lo stupore, nella scienza come nella vita di ogni giorno, è l’impatto con la realtà, se vissuto con semplicità, con apertura e senza schemi prefissati”, ha spiegato.

“Lo stupore nasce dall’incontro con la bellezza, con la varietà e con la specificità della natura (nel caso della scienza); come pure dall’accorgersi che ogni fenomeno, ogni evento, eccede sempre qualunque nostra idea, supera ogni nostra previsione”, ha continuato.

“Ma lo stupore è anche per la capacità dell’uomo di sondare le profondità della materia, del tempo e dello spazio, di rintracciare ordine e regolarità laddove sembra esserci solo caos e casualità”.

“In tutto questo è difficile sottrarsi agli interrogativi circa il senso e lo scopo dell’universo che si sta studiando: la scienza non può rispondere a tali interrogativi ma li rende più acuti e rende insopportabile, come osservava Giovanni Paolo II, 'che la risposta venga rinviata all’infinito'”, ha detto.

Successivamente l'ingegnere ha detto che i vari contrasti tra fede e ragione, scienza e vita, ordine e libertà, “sono conseguenze di una prevalenza ideologica a scapito delle evidenze elementari. L’esperienza viva degli scienziati fa capire che è difficile ragionare senza credere e che non si può credere senza ragionare”.

“Ciò è inscritto nella logica stessa del rapporto conoscitivo: dipende da come è fatto l’uomo e da come è fatta la realtà. Il loro incontro mette in moto la ragione e questa, se è coerente, si apre alla dimensione di fede”, ha osservato in seguito.

“ La scienza, così come la conosciamo, è nata nell’humus dell’umanesimo cristiano e da questo ha tratto motivazioni, criteri, regole di comportamento”, ha affermato.

“Oggi ciò non solo è ancora possibile ma può essere incrementato sulla spinta impressa dal magistero, soprattutto di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI: nel loro pensiero ci sono tutte le indicazioni per alimentare una scienza lontana dalle pretese neo-scientiste e dalle insidie della tecnoscienza”, ha poi concluso.