Alla ricerca di una "sintesi" di una cultura teologica europea

Il pensiero del cardinale Tomas Spidlik a confronto con la teologia di Giovanni Paolo II e del Concilio Vaticano II (Prima parte)

Roma, (Zenit.org) Don Franco Nardin | 363 hits

Il punto di partenza della teologia ecumenica del Card Tomas Spidlik, si sintetizza con una affermazione: è necessario giungere ad una “sintesi” della cultura teologica europea. Il “problema dell'Europa” è piuttosto recente. Per lungo tempo la storia dell'umanità quasi coincideva con la storia dei popoli europei. Questa situazione, nel nostro secolo, e' rapidamente cambiata. Allora sorge la questione sul posto del nostro piccolo continente nel grande mondo, sull'identità e sul ruolo della sua cultura.

E come dopo il primo periodo della Chiesa era necessario presentare una “sintesi patristica”, ci si aspetta anche oggi  una simile sintesi dall’eredità cristiana della storia di salvezza, che l’Europa ha custodito  per più di mille anni. Siamo capaci di indicarne i tratti principali comuni? La situazione presente ci spinge a lavorare il questo senso.

Spidlik, a tal proposito, rintraccia i fondamenti principali comuni del cristianesimo europeo, e rileva il fondamentale contributo che la teologia slava può fornire alla costituzione di tale patrimonio spirituale comune.

Nella storia della salvezza non solo ogni uomo, ma anche ogni popolo ha la sua vocazione provvidenziale irripetibile. Conosciamo la funzione del popolo ebraico. Il mondo greco diede al cristianesimo il suo contributo ideologico, per la formazione dei dogmi. I Romani diedero alla Chiesa le loro strutture giuridiche. Gli Spagnoli con la loro inquisizione svegliarono nel mondo barbarico del medio evo il senso per la purezza della fede, la Riforma predicò l’inseparabilità della fede dalla moralità, la Rivoluzione francese l’obbligo di inserire il cristianesimo nelle strutture sociali. Il contributo degli Slavi  deve ancora venire. Ma si sta già rivelando. Di ciò sono convinti i grandi pensatori russi cristiani.

Alle formule razionali, giuridiche, morali manca un supplemento personalistico. L’atteggiamento personalistico in Russia va dagli startsi spirituali a Dostoevskij, a Berdjaev, Florenskij ecc. Con questo elemento il ritmo della civiltà europea sarà “compiuto”, o al contrario, senza di esso, degenererà nella tecnologia arida ed  esasperata.

L’uomo di cultura è orgoglioso per le sue conoscenze e disprezza ogni tipo di ignoranza. Sappiamo che il  termine "conoscere" non ha sempre lo stesso significato, per esempio nella Bibbia il "conoscere" è inseparabile dall’esperienza vitale e dall’atteggiamento morale, "conoscere il bene e il male". Il progresso intellettuale dell’Europa occidentale è intimamente legato alle conoscenze astratte, "oggettive", che superano il relativismo delle esperienze soggettive. Ma ci rendiamo conto, che una tale conoscenza oggettiva produce teorie astratte lontane dalla vita e quando cerchiamo di metterle in pratica non raramente arrivano grossi problemi.

Certo è che l’uomo di oggi non può rigettare il modo di pensare « scientifico », negherebbe la propria cultura. Ma forse si offre una soluzione diversa : trovare al di là della conoscenza scientifica un’altra strada vitale religiosa.

Fu il sogno della vita di Solov’ev elaborare per l’uomo di oggi una “nuova sintesi” delle tre conoscenze che, nella civiltà europea, si sono separate: empirica, metafisica e mistica. In tutti questi tre rami l’Europa diede un notabile contributo, purtroppo separatamente. Gli scienziati della natura, i pensatori filosofici, i mistici religiosi non comunicano. Eppure sono alla ricerca della stessa verità !

È interessante ricordare, in questo contesto, la sintonia di queste considerazioni di Spidlik, con quelle di Solov’ev. Per il pensatore russo infatti l’unità delle conoscenze fu il suo grande "sogno". Notiamo che egli stesso cominciò  a farne un abbozzo, stabilire la prima base dell’edificio. E’ interessante che lo fece per mezzo del suo trattato Sulla “bellezza”.

Il bello, nella tradizione greca e russa, viene identificato con l’uno. Ma l’unità si può concepire secondo diversi modi. Le scienze empiriche assegnano agli esseri il loro posto nello spazio e nel tempo. La metafisica unisce i concetti precisi secondo il loro nesso causale. L’estetica vede l’uno nell’altro, crea simboli e immagini. Il tempo moderno vive in una strana contraddizione. Da una parte tutto il nostro ambiente viene creato dalle immagini e d’altra parte l’immagine, nella nostra cultura, ha perduto il significato sia intelligibile che spirituale. Siamo divenuti iconoclasti a causa del disprezzo dell’immagine. Per questo l’uomo di oggi si sente tanto attratto dalle icone orientali-russe, perché vi sente una cultura nuova.

Ma la ragione di questa situazione è più profonda. La civiltà tecnica nella quale viviamo si è abituata a chiedere in ogni evento la causa. Scoprendo la causa possiamo rimediare l’effetto. Il nostro grande progresso tecnico è possibile grazie a queste domande « causali ». Purtroppo abbiamo dimenticato l’atteggiamento orientale che è concentrato sulla « causa esemplare »., e cioè chiedersi, appena succede qualche cosa, che significato essa ha per la nostra vita. 

Per Ivanov, come per il suo maestro Solov’ev, l’atto della conoscenza personale coincide con l’atto d’amore. Conoscere significa vivere, perché significa amare, e amare a sua volta significa credere, nell’altro. «La conoscenza senza amore non serve a niente se non a gonfiarci di vanità»: d’accordo con il pensatore russo P. Florenskij, Ivanov arriva ad affermare la fede nella Verità che è l’Amore. Per Ivanov  questa autotrasportazione nell’altro è così importante per la conoscenza  perché «la comprensione dell’essenza, è caratteristica dall’amore soltanto. Solo l’amore può dire "Tu sei"», e allo stesso tempo confermare l’essere dell’amato. Solo l’amore unisce realmente chi conosce con il conosciuto .

[La seconda parte verrà pubblicata domani, martedì 2 luglio 2013]