Alla riunione dell’OSCE la Santa Sede denuncia intolleranza e discriminazioni contro i cristiani

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BRUXELLES, giovedì, 15 settembre 2005 (ZENIT.org).- Intolleranza, discriminazioni, spettacoli musicali, libri, e film improntati ad una cultura dell’odio, contro i cristiani e le altre religioni. Un clima che degenera spesso in azioni violente che offendono i credenti, le comunità, i luoghi di culto ed i cimiteri.



Questo il quadro della situazione attuale delineato durante il secondo Incontro di Esperti di Polizia organizzato dall’ OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) e tenutosi dal 12 al 13 settembre a Vienna.

Nel corso dell’Incontro, cui hanno preso parte le delegazioni dei 55 Stati membri, sono stati analizzati i fenomeni di antisemitismo, islamofobia, cristianofobia, intolleranza e violenza nei confronti di etnie Sinti, Rom, e nei confronti delle fasce della popolazione più vulnerabile come disabili, malati, poveri.

Diversi specialisti dell’ ODHIR (Office for Democratic Institutions and Human Rights), un organismo che lavora a stretto contatto dell’OSCE, hanno cercato di precisare quali sono i crimini che possono essere indicati come “improntati all’odio”, e soprattutto come fare perché i vari dipartimenti di polizia sviluppino una cooperazione con le diverse comunità al fine di prevenire e contrastare le azioni di intolleranza e discriminazione.

In questo contesto Antonio Gaspari, delegato della Santa Sede, ha plaudito alla “tutela e promozione che l’OSCE assicura alla libertà religiosa”, come pure all’attenzione che questa Organizzazione riserva, in modo particolare, “all’intolleranza e alle discriminazioni contro i cristiani e contro i membri delle altre religioni”.

Dopo aver ricordato che la Santa Sede “non si stanca di levare la propria voce contro ogni forma di discriminazione e di violenza commessa per ragioni razziali, etniche, linguistiche o religiose”, il delegato vaticano ha constatato che “nonostante gli impegni adottati dagli Stati membri dell’OSCE nel campo dei diritti umani, in taluni Paesi sopravvivono normative, decisioni o comportamenti, che impediscono - o almeno limitano - alcuni aspetti dell’esercizio di tali diritti, danneggiando Chiese e comunità cristiane, altre comunità religiose ed i rispettivi fedeli”.

Per la Santa Sede “è dunque essenziale verificare che la legislazione e la giurisprudenza degli Stati partecipanti siano in linea con gli standard internazionali a cui essi stessi hanno aderito. Ma è anche necessario prendere misure concrete per contrastare le violazioni di tale normativa”.

Il delegato vaticano ha lamentato la persistenza di “restrizioni indebite alla registrazione delle Chiese e delle comunità cristiane o di altre religioni”. Il verificarsi di “ritardi ingiustificati, se non addirittura rifiuti, a restituire le proprietà che erano state loro confiscate o destinate a soggetti diversi dai regolari proprietari”. “L’ingerenza illegittima nella loro autonomia organizzativa, ostacolandone la coerenza con le proprie convinzioni morali”.

In presenza di una religione maggioritaria, la Santa Sede ha denunciato “il non riconoscimento da parte delle autorità civili della personalità giuridica delle Chiese o comunità minoritarie, e soprattutto la limitazione delle attività e l’imposizione di ingiustizie. A ciò si aggiungono vari episodi di violenze, fisiche o psichiche, ai danni di alcuni cristiani o membri di altre religioni, o di alcuni luoghi di culto”.

Il delegato della Santa Sede ha lamentato “atteggiamenti intolleranti e non raramente anche denigratori nei confronti dei cristiani e dei membri delle altre religioni” da parte di alcuni mezzi di comunicazione di massa.

E’ parere della Santa Sede che l’effettivo pluralismo nei media richieda, “una corretta informazione sui fatti religiosi, la garanzia che anche le comunità religiose abbiano accesso ai media e che in essi siano banditi i discorsi improntati all’odio nei confronti dei cristiani e dei membri delle altre religioni”.

Nel pieno rispetto della libertà di espressione, la Santa Sede ha chiesto che siano disposte “misure efficaci e coerenti con gli standard internazionali, per prevenire e combattere la manipolazione dei messaggi delle comunità religiose e l’irrispettosa presentazione dei loro membri”.

Per approfondire il tema di come certe manifestazioni musicali favoriscano e inducano all’odio e alla violenza, Paul Goldenberg, invece, investigatore dell’ufficio legale dell’ODIHR, ha raccontato la storia di gruppi rock che producono e diffondono “hate music”, cioè trasmettono messaggi di odio attraverso composizioni musicali. Si tratta di gruppi che fanno riferimento alle ideologie neonazista, antisemita e razzista.

Nell’indicare la diffusione di questi gruppi nei vari Paesi, Goldenberg ha spiegato qual è il numero reale degli adolescenti che ne vengono influenzati e dei crimini che ne derivano. A questo proposito Nicholas Senseley del Dipartimento della Polizia di santa Rosa in California (USA) ha rilevato che i giovani sotto i 18 anni rappresentano la percentuale maggiore di vittime e di esecutori dei crimini improntati all’odio.

Su questo tema il delegato della Santa Sede ha mostrato come la quasi totalità dei gruppi musicali indicati manifesti un odio profondo contro la Chiesa cattolica, e come parte integrante della cultura da essi promossa miri a deridere e profanare i simboli religiosi, o a disprezzare clero e religiosi.

L’influenza nefasta che questa cultura ha sulla cultura giovanile è tragicamente mostrata in casi come quello di Suor Maria Laura Mainetti, uccisa a Chiavenna, in provincia di Sondrio (Lombardia), nel giugno del 2000 da due ragazze cultrici della “hate music”.

Omur Orhun, Rappresentante Personale del Presidente in Carica dell’OSCE nella Lotta contro Intolleranza e Discriminazione contro i Musulmani, ha concluso i lavori, augurandosi una sempre più stretta collaborazione tra i Paesi e le comunità religiose dei Paesi facenti parte dell’OSCE, al fine di sconfiggere la cultura dell’odio.

L’ OSCE , la cui sede principale si trova a Vienna, in Austria, è stata fondata nel 1975 ad Helsinki come Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Attualmente è la più grande organizzazione per la sicurezza regionale al mondo con 55 Stati membri dell’Europa, dell’Asia centrale e del Nord America.

Le sue attività riguardano tre ambiti specifici: quello politico-militare, nel controllo delle armi e nelle questioni legate ai problemi di sicurezza nei paesi dell'OSCE; quello umanitario, nella difesa dei diritti umani, nel processo di democratizzazione, nelle questioni religiose, nel monitoraggio delle elezioni, nel traffico di essere umani, nel sostegno a favore di media liberi etc.; e quello economico-ambientale, nella crescita economica sostenibile delle zone più povere dell'area di sua competenza.