Altro sangue cristiano in Africa

Più di 20 cristiani uccisi una serie di attacchi in Nigeria e in Kenia

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ROMA, lunedì, 30 aprile 2012 (ZENIT.org) - In una serie di attacchi – due in Nigeria e un terzo in Kenia – sono stati uccisi ieri più di venti cristiani in Africa.

La violenza più grave è stata perpetrata nella seconda città della Nigeria, Kano, dove uomini armati hanno attaccato un gruppo di cristiani che celebravano la Messa in una delle aule della Bayero University.

Secondo quanto riferito da un testimone, gli aggressori hanno lanciato alcuni esplosivi e sparato numerosi colpi di arme da fuoco, creando un vero e proprio “pandemonio” (BBC, 30 aprile). Il raid ha provocato almeno 16 vittime ed una ventina di feriti, dei quali vari sono in gravi condizioni.

In un secondo attacco, effettuato sempre nel nord della Nigeria, un commando ha aperto il fuoco contro un gruppo di fedeli radunati per la liturgia nella cappella Church of Christ in Nigeria di Maiduguri. Secondo le fonti, almeno cinque persone hanno perso la vita nell'attacco nella città, una roccaforte del gruppo estremista islamico Boko Haram.

Il gruppo, che nel gennaio scorso aveva ucciso in un altro attacco almeno 160 persone a Kano, viene ritenuto responsabile degli attacchi di ieri, che portano infatti entrambi il "marchio" della sètta.

“Questi attacchi sono una continuazione dello stato di insicurezza sul quale da tempo abbiamo espresso la nostra preoccupazione di vescovi”, ha detto all'Agenzia Fides (30 aprile) il presidente della Conferenza Episcopale della Nigeria, mons. Ignatius Ayau Kaigama.

“Avevano sperato che gli attentati cessassero invece stanno diventando sempre più mortali, provocando la morte di fedeli innocenti, di studenti innocenti e di giornalisti innocenti”, ha dichiarato l'arcivescovo di Jos, il quale osserva con preoccupazione che il gruppo ha ampliato il ventaglio degli obiettivi da colpire.

“La Chiesa, specie quella cattolica, è un obiettivo perché, agli occhi dei fanatici di Boko Haram, rappresenta quella cultura e quei valori occidentali che essi affermano di combattere, in particolare l’istruzione occidentale”, ha detto il presule, che ha chiesto al presidente Goodluck Jonathan e ai servizi di sicurezza di rivedere la loro strategia e di agire “in maniera maggiormente pro-attiva”.

“A mio avviso penso che il governo debba riconsiderare la strategia di contrasto al terrorismo”, ha detto mons. Kaigama. “Dove sarà il prossimo attacco? In un aeroporto? In un mercato all’aperto o in un altro luogo affollato?”, si è chiesto con preoccupazione.

Dall'altro lato del continente, nella capitale del Kenia, Nairobi, un uomo ha lanciato ieri una granata all’interno della God's House of Miracle Church, uccidendo il celebrante. Anche se l'attacco non è stato rivendicato, secondo il direttore dell’agenzia cattolica CISA di Nairobi, Mike Muasya, potrebbe essere legato ad una lite sulla proprietà del terreno sul quale è stato costruito il luogo di culto o invece essere una nuova rappresaglia da parte dei combattenti islamici di Shabaab per l’intervento dell’esercito keniano in Somalia.

“Si sa che esiste un litigio sulla proprietà del terreno dove è stata costruita la chiesa, ma si sa pure che qualche giorno fa l’ambasciata statunitense di Nairobi aveva lanciato un allarme su un possibile attentato in Kenya degli Shabaab somali”, ha raccontato sempre a Fides (30 aprile).

Da Rimini, dove ha partecipato alla 35ª Convocazione Nazionale dei Gruppi e delle Comunità del Rinnovamento nello Spirito Santo, il cardinale di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, ha espresso la forte preoccupazione della Santa Sede per gli ultimi sviluppi in Africa. “C’è preoccupazione perché, pur riaffermando e cercando di dare impulso al diritto di libertà religiosa, anche nei testi costituzionali di ogni stato e di ogni organizzazione internazionale, non si vede applicato il diritto fondamentale della libertà religiosa”, ha detto il porporato in una dichiarazione raccolta ieri da ZENIT.

“Si è visto in questi giorni: siamo preoccupati anche perché i cristiani, nelle trincee del mondo, nei paesi africani, in medio oriente, sono un fattore di equilibrio e di riconciliazione, non di conflittualità. E quindi appare strano che ci sia un’ intolleranza, un’aggressività così forte contro coloro che danno un contributo di riconciliazione, di pace, di giustizia e di solidarietà”, ha proseguito Bertone, che ha parlato di “un’intolleranza crescente, a volte anche crudele”.

Anche il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, S.I., si è espresso. “I nuovi attacchi terroristici avvenuti in Nigeria - e oggi anche in Kenya - in occasione di celebrazioni religiose cristiane sono fatti orribili ed esecrabili, da condannare con la massima decisione”, così ha detto il portavoce vaticana in una breve dichiarazione ripresa dalla Radio Vaticana (30 aprile).

“Bisogna essere vicini alle vittime e alle comunità che soffrono per questa odiosa violenza, che si abbatte su di loro proprio mentre celebrano pacificamente una fede che annuncia amore e pace per tutti”, ha detto Lombardi. “Bisogna continuare ad incoraggiare l’intera popolazione, aldilà delle differenze religiose, a non cedere alla tentazione di cadere nel circolo senza uscita dell’odio omicida”, ha concluso.

A manifestare il suo dolore per l'ennesima strage di cristiani è stato anche il cardinale arcivescovo di Milano, Angelo Scola. “Si ripetono gli assassinii di massa, il martirio di fedeli che pacificamente celebrano il centro della propria fede: l’Eucaristia domenicale. Simili gravissimi atti di violenza e di morte si stanno ripetendo da tempo non solo in Africa ma anche in Asia, dal Pakistan all’India”, si legge in un comunicato pubblicato oggi dall'arcidiocesi di Milano.

“La persecuzione ai danni dei cristiani e ogni persecuzione religiosa sono intollerabili non solo da un punto di vista confessionale, ma soprattutto in ragione della garanzia e della tutela della giustizia e della libertà”, continua il comunicato. “Simili fatti di violenza costituiscono un’emergenza e come tale devono essere affrontati”, ribadisce il testo: “confidiamo nella presa di posizione ferma delle autorità civili nazionali e internazionali”.

Nel comunicato, l'arcivescovo di Milano e tutta la diocesi affermano la loro volontà di essere vicini a queste sorelle e fratelli. “Questi cristiani non siano oltraggiati, oltre che dalla barbara uccisione, anche con il silenzio e l’indifferenza”, auspica la nota.

Da parte sua, il ministro italiano per la Cooperazione internazionale, Andrea Riccardi, ha paragonato gli ultimi sviluppi in Nigeria con l'Iraq, dove si assiste ad una “epurazione dei cristiani, una pulizia etnica” la quale mira attraverso assassinii sistematici a costringere i cristiani ad abbandonare le loro terre e dove convivono con i musulmani da oltre mille anni.

Per il fondatore dellla Comunità di Sant'Egidio, i fatti fondamentali sono due. “Il primo è che i cristiani, purtroppo non da oggi, sono il bersaglio della violenza: a cominciare dalla violenza radicale islamista che vuole inverarsi attraverso il sacrificio umano del cristiano”, così ha detto in un'intervista con Il Corriere della Sera (30 aprile).

Il secondo è quello che Riccardi ha chiamato la “reviviscenza del terrorismo islamista in certe aree calde”. “Nell'Africa Occidentale c'è un nuovo attivismo islamista che ha i suoi punti di forza in organizzazioni come Boko Haram, in Nigeria, e AQMI, ovvero Al Qaeda nel Maghreb Islamico, soprattutto nel Mali. Lì si rischia veramente di trovarsi di fronte qualcosa che ricorda l'Afghanistan”, ha avvertito il ministro del governo Monti.