"Amare ancora" attraverso Dante e Manzoni

Il libro di Massimo Camisasca tra genitori e figli, tra loggi e il domani

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di Antonio D’Angiò

ROMA, giovedì, 1 dicembre 2011 (ZENIT.org).- “Amare ancora”, l'ultima opera letteraria di Massimo Camisasca è un viaggio nei tempi della vita di una famiglia, che consente al lettore di attraversarli partendo dal capitolo “Creati per la comunione” della parte iniziale sino a “Gli anziani” nelle pagine finali.

E' un libro che può essere letto in molti modi. Così, in una sola volta permettendo, comunque, di assimilarne con facilità i concetti espressi nelle circa 140 pagine. Oppure, un capitolo ogni tanto, periodicamente, come momento di supporto alla riflessione personale sul matrimonio, sulla fedeltà, sul lavoro. O anche, aiutandosi con quell'indice ben strutturato e dai caratteri grafici ben distinti, cercando un filo rosso che attraversa i vari capitoli e trovare perciò quegli elementi comuni alle varie fasi della vita di una famiglia.

Quella famiglia che Camisasca auspica comunque essere composta da più figli e posta al centro delle politiche sociali; quest’ultima appare condizione necessaria ma non certo sufficiente in quanto, come racconta una delle coppie incontrate dall’autore:”la stima tra di noi cresce quando ci concepiamo collocati in una storia più grande: lo sguardo dei nostri amici su di noi allarga il nostro orizzonte e non ci fa perdere nel piccolo inferno delle recriminazioni”.

Ma è l'interessante recensione fatta da Aldo Cazzullo qualche mese addietro sul Corriere della Sera che ci ha fatto prima scoprire questo libro edito dalle Edizioni Messaggero Padova e poi ci ha anche dato lo spunto per provare a leggerlo in altro modo. Scrive Cazzullo: “e poi è un libro attraversato di continuo dai testi e dagli autori che hanno fatto la storia della nostra letteratura occidentale: da Omero a Pirandello, da Dostoevskij a Manzoni, da Platone a Cicerone”.

Abbiamo allora voluto scoprire le riflessioni di Don Camisasca, questo sacerdote sessantacinquenne che, tra i molti incarichi ricevuti, agli inizi degli anni '90 ha ricoperto in ambito pontificio un ruolo accademico sugli studi del matrimonio e della famiglia, partendo dal basso, cioè dalle note a margine delle pagine, dove gli autori della letteratura occidentale trovano citate le loro opere.

La risalita, dall'autore alla citazione, ci ha permesso di capire come Camisasca l'abbia utilizzata per rafforzare i suoi pensieri. E, tra le tante ascese possibili tra filosofi, drammaturghi, uomini di fede, di poesia (finanche cantautori), ci piace pensare a queste righe come indirizzate ai ragazzi delle scuole superiori che più di altri possono scoprire le parole di due tra gli autori più da loro più studiati, ovvero Dante e Manzoni. Così, eventualmente apprezzarne significati altri rispetto a ciò che è insegnato o richiesto o solo da loro raccontato durante le interrogazioni.

Attraverso Dante scopriamo che l’autore ne ha fatto propri i versi per narrarci quei momenti di rottura con il passato, verso un nuovo, positivo, cambio epocale della vita. E Camisasca, parlando dell’innamoramento, della maternità / paternità, dell’adozione, ci dona lampi di versi danteschi.

Un “Incipit Vita Nova” (qui comincia una vita nuova) che è il “sussurro” del cuore di Dante incontrando Beatrice, oppure il “Come l’uom s’etterna” uno dei versi dedicati a quel Brunetto Latini che gli mostra il ruolo dei tanti padri che ognuno di noi incontra o, infine, nelle pagine dell’adozione quel “S’aperse in nuovi amor l’etterno amore” che, pur parlando di Dio, non si riferisce solo a Dio.

Anche Manzoni consente a Camisasca di trasportarci in quei momenti di passaggio ma si riferisce a quelli, invece, con un grande tormento e una lacerazione interiore, perché l’autore de I Promessi Sposi, figlio “illegittimo”, fa ritrovare il suo complesso rapporto con i genitori in alcuni passaggi. Il tratto di quelle figure paterne che lui dipinge nelle figure di Padre Cristoforo e del Cardinale Federigo o anche nell storia della monaca di Monza e della costrizione paterna per farla entrare in clausura.

Per noi, padri di ragazzi in quella terra di mezzo che è l’adolescenza, questo libro, questi autori così citati possono aiutarci ad entrare nella loro vista scolastica senza per forza mostrare l’assillo sulla loro prestazione ed a partecipargli che le storie che incontrano nelle aule s’irradieranno insieme con loro nella vita.

E in queste aule, ma anche in una parrocchia, nelle palestre o nei campi di calcio, nelle case di amici o durante una lezione di pianoforte potranno capire quanto dice Camisasca: “naturalmente non c’è solo il padre carnale. Si può dire che la vita sia un succedersi di padri. Insegnanti, amici più grandi, autori di grandi libri di grandi opere…tutti possono essere padri, in modo diverso e a diverso titolo”.

Fornendo, probabilmente, ad ognuno di noi, la possibilità di potersi continuamente emendare.


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