Anche nel lavoro va rispettata la centralità della persona

Monsignor Arrigo Miglio interviene ad un dibattito all'Augustinianum sulla Caritas in Veritate

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ROMA, mercoledì, 25 luglio 2012 (ZENIT.org) - La profezia del lavoro: occupazione e sviluppo nel pensiero di Benedetto XVI questo il titolo dell'incontro organizzato ieri presso l'Auditorium dell'Augustinianum di Roma, da Eventi Elea, con l'intervento del ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Elsa Fornero, e dell'arcivescovo di Cagliari, monsignor Arrigo Miglio, organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici italiani.

A Zenit il vescovo di Cagliari ha indicato due punti importanti riguardo all'incontro: “Primo, che si sia trovato il tempo da parte del ministro, ma anche dei partecipanti di fermarsi a riflettere sul tema del lavoro, in un discorso generale di fondo, un segnale culturale e sociale. Secondo, ci siamo trovati insieme anche con delle convergenze che conoscevamo prima e che esprimono di più la volontà di cercare insieme, lavorare insieme e parlarci schiettamente. E la volontà di collaborare da parte della Chiesa italiana sempre c'è stata”.

Sulle difficoltà di coniugare i principi dell'enciclica di Benedetto XVI Caritas in Veritate con una politica economica concreta, il presule ha aggiunto: “I principi vanno declinati nelle situazioni concrete, che a volte sono provvisorie, poiché si evolvono”. L'arcivescovo ha considerato positivo il principio sottolineato dalla Fornero, ovvero che “va difesa la centralità della persona umana”.

Nella sua presentazione mons. Miglio ha rivolto un pensiero ai giovani: “A chi è in difficoltà va data la risposta della solidarietà, la società civile deve stringersi intorno ai giovani”. E ha esortato: “Tutta la comunità si faccia carico di questi problemi, ognuno con le sue competenze”.

Il ministro del Lavoro ha centrato il suo discorso sul fatto che nel mondo globalizzato attuale le situazioni lavorative non sono quasi mai immobili come nel passato, così come non esiste più le possibilità di fare carriera all'interno di una stessa azienda.

Questo conduce, ha aggiunto la Fornero, a una nuova cultura del lavoro “che metta al centro la persona, la sua professionalità, e non un posto fisso specifico e unico che, purtroppo, di questi tempi, è diventata merce assai rara”.

La concezione del lavoro di Benedetto XVI, ha osservato il ministro “vede l'attività umana prima che professionale”, quindi “bisogna mettere al centro del mercato del lavoro non il posto, ma la persona, il suo capitale umano e il suo sapere”.

“È l'occupabilità che va valorizzata - ha detto - e non l'attaccamento, a volte esasperato, tra quel lavoratore e il suo posto di lavoro”. Perché esiste un mercato del lavoro che è vero, e deve essere '”dinamico e inclusivo, che non lasci ai margini donne e giovani”.

Il ministro ha spiegato come la dinamicità del lavoro è la possibilità di iniziare a lavorare non appena si finiscono gli studi, e non dopo mesi o anni come succede adesso. Ma anche la necessità di riabilitare mestieri che i giovani di oggi considerano svilenti.