"Andiamo a messa perché peccatori e bisognosi della misericordia di Cristo"

Durante l'Udienza Generale, papa Francesco esorta i fedeli a vivere l'Eucaristia come un momento di condivisione e di amore con i fratelli

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 694 hits

Dopo aver parlato mercoledì scorso della natura dell’Eucaristia, durante l’Udienza Generale di stamattina, papa Francesco si è soffermato sul “rapporto tra l’Eucaristia che celebriamo e la nostra vita, come Chiesa e come singoli cristiani”.

Proseguendo il ciclo di catechesi sui sacramenti, il Santo Padre ha domandato ai fedeli come vivano il loro rapporto con l’Eucaristia: “È solo un momento di festa, una tradizione consolidata, un’occasione per ritrovarsi o per sentirsi a posto, oppure è qualcosa di più?”.

È possibile darsi una risposta a tale interrogativo, se si presta attenzione a vari segnali. “Il primo indizio – ha spiegato il Papa - è il nostro modo di guardare e considerare gli altri”.

L’Eucaristia è infatti il massimo dono che Cristo fa di sé, è una condivisione della propria vita con i propri discepoli, dei quali, a sua volta condivide i “desideri”, i “problemi”, “quello che agitava la loro anima e la loro vita”.

È qualcosa di non diverso dalla nostra partecipazione alla Santa Messa, momento in cui “ci ritroviamo con uomini e donne di ogni genere” e in cui la celebrazione dell’Eucaristia dovrebbe spingerci a “sentirli tutti davvero come fratelli e sorelle”, ad essere capaci “di gioire con chi gioisce e di piangere con chi piange”, di andare “verso i poveri, i malati, gli emarginati”.

In sintesi, abbiamo un rapporto autentico con l’Eucaristia, quando impariamo a riconoscere nei fratelli “il volto di Gesù”.

Il Santo Padre ha esemplificato concretamente una forma di amore eucaristico nell’attenzione verso chi è più disagiato o bisognoso. Citando i danni causati a molte abitazioni e quartieri di Roma per le abbondanti piogge di questi giorni, ha detto: “io che vado a Messa come vivo questo? Mi preoccupo di aiutare, di avvicinarmi, di pregare per loro, che hanno questo problema? O sono un po’ indifferente?”.

Parlando delle vittime del maltempo e della mancanza di lavoro, papa Francesco ha esortato: “chiediamo a Gesù, a questo Gesù che noi riceviamo nell’Eucaristia, che ci aiuti ad aiutarli”.

Un secondo importante indizio è “la grazia di sentirsi perdonati e pronti a perdonare”. C’è chi domanda: “Perché si dovrebbe andare in chiesa, visto che chi partecipa abitualmente alla Santa Messa è peccatore come gli altri?”.

Celebrare l’Eucaristia, però, non significa affatto ritenersi o voler apparire “migliore degli altri” ma, piuttosto riconoscersi “sempre bisognoso di essere accolto e rigenerato dalla misericordia di Dio, fatta carne in Gesù Cristo”, ha sottolineato il Pontefice.

Chiunque non si senta “bisognoso della misericordia di Dio” e “peccatore” è quasi “meglio che non vada a messa”, ha aggiunto con provocatoria ironia. Andiamo a messa, infatti, “perché siamo peccatori e vogliamo ricevere il perdono di Gesù, partecipare alla sua redenzione, al suo perdono”.

C’è poi, all’inizio della messa, la formula “confesso…” che non è un “pro forma” ma “un vero atto di penitenza”: l’Ultima Cena di Gesù, infatti, avveniva “nella notte in cui veniva tradito” (1Cor 11,23) e ciò “riassume al meglio il senso più profondo del sacrificio del Signore Gesù, e allarga a sua volta il nostro cuore al perdono dei fratelli e alla riconciliazione”.

L’ultimo indizio suggerito dal Papa è rintracciabile nel “rapporto tra la celebrazione eucaristica e la vita delle nostre comunità cristiane”. L’Eucaristia non è “qualcosa che facciamo noi”, né una “commemorazione di quello che Gesù ha detto e fatto” ma una vera e propria “azione di Cristo” ed un suo “dono”. Quindi “la missione e l’identità stessa della Chiesa sgorgano da lì, dall’Eucaristia, e lì sempre prendono forma”.

Una celebrazione eucaristica, ha aggiunto Francesco, potrà anche essere “impeccabile dal punto di vista esteriore, ma se non ci conduce all’incontro con Gesù, rischia di non portare alcun nutrimento al nostro cuore e alla nostra vita”.

Cristo, infatti, attraverso l’Eucaristia, “vuole entrare nella nostra esistenza e permearla della sua grazia, così che in ogni comunità cristiana ci sia coerenza tra liturgia e vita”.

In conclusione della catechesi, papa Francesco ha esortato: “Viviamo l’Eucaristia con spirito di fede e di preghiera, di perdono, di penitenza, di gioia comunitaria, di preoccupazione per i bisognosi e per i bisogni di tanti fratelli e sorelle,nella certezza che il Signore compirà quello che ci ha promesso: la vita eterna”.