Angelus e campane simboleggiano il grido del popolo congolese

La chiesa locale ha avviato un programma di formazione alla non-violenza

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di Nieves San Martín

ROMA, lunedì, 16 gennaio 2012 (ZENIT.org) - Nella Repubblica Democratica del Congo, sabato 14 gennaio, le campane di tutte le parrocchie hanno chiamato i fedeli a partecipare alla recita dell’Angelus, simboleggiando anche il grido di protesta non violenta da parte del popolo congolese. Durante tutto il mese di gennaio, le campane suoneranno ogni sabato come parte di un programma di formazione per la costruzione della pace, annunciato dai vescovi al termine della loro assemblea plenaria.

Giovedì scorso è stata celebrata nella Cattedrale di Kinshasa la Messa di chiusura dell’assemblea plenaria della Conferenza Nazionale Episcopale della Repubblica Democratica del Congo (CENCO). La cattedrale era gremita di fedeli, che durante l’omelia hanno ascoltato la lettura da parte del segretario generale della CENCO, padre Santedi Léonard, della dichiarazione finale dei vescovi congolesi, intitolata “Il coraggio della verità”.

Le elezioni generali, criticate dagli osservatori internazionali e dalla Chiesa, nella persona del cardinale arcivescovo di Kinshasa, Laurent Monsengwo Pasinya, hanno creato un clima di tensione tra la Chiesa e il governo del presidente Joseph Kabila, con pesanti invettive da parte di alcuni media contro il porporato.

Confrontatisi con la delusione della maggior parte dei congolesi, per il sospetto di brogli elettorali, i vescovi hanno firmato un forte messaggio di sostegno al popolo, che è sceso nelle strade per protestare. Durante la lettura, i fedeli hanno acclamato ed applaudito la Dichiarazione, apprezzando l’unità mostrata dai vescovi contro quello che viene considerato un attacco contro la legalità democratica. Al termine della liturgia, il porporato ha annunciato in lingua lingala un programma ricco di azioni guidate dalla Chiesa e di formazione nella spiritualità della non-violenza.

Per implementare il programma, è stata organizzata una riunione con tutti gli operatori pastorali del Paese nella parrocchia di San Giuseppe, a Matonge, quartiere emblematico della capitale Kinshasa. Jacinthe, un’insegnante cattolica che ha partecipato alla riunione, ha riferito a ZENIT che gli operatori pastorali si sentono molto in sintonia con la Chiesa cattolica che “sta giocando un ruolo costruttivo in questa situazione critica. La gente ringrazia di cuore”. La prima manifestazione non violenta di questo programma è iniziata a mezzogiorno di sabato 14 gennaio: un Angelus e il suono delle campane, a simboleggiare il grido del popolo congolese.

La Dichiarazione del Popolo di Dio – spiega l’operatrice pastorale – contiene tre punti: il riconoscimento del positivo e il negativo (le irregolarità e i brogli, le intimidazioni, gli omicidi brutali) nel processo elettorale nel suo complesso. Le proposte: annullamento puro e semplice delle elezioni e le dimissioni della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI); le raccomandazioni alle forze armate, alla polizia e ai kuluna (banditi) per quanto riguarda la formazione alla non-violenza e le manifestazioni che si terranno nel tempo.

Jacinthe ha manifestato il suo entusiasmo per la Messa nella cattedrale, durante la quale i fedeli hanno percepito che la Chiesa sta dalla loro parte. “Ieri sera abbiamo partecipato all’eucaristia finale dell’Assemblea plenaria straordinaria dei Vescovi della RDC, presieduta alle ore 18 dal cardinale di Kinshasa. La cattedrale era gremita e come omelia è stata letta la Dichiarazione”.

“L’abbiamo accolta con gridi e lacrime di gioia. Una vera resurrezione”, dice Jacinthe.
Alla fine della Messa, il cardinale ha invitato ed incoraggiato i presenti a partecipare alla formazione e alle manifestazioni pacifiche e, soprattutto, cercare di vivere questa non-violenza nella quotidianità. “È un apprendimento perché non è facile”, ribadisce Jacinthe. “Ciò che è bello, molto bello, è che tutti i vescovi che sono venuti all’Assemblea hanno firmato”, continua la donna, che aggiunge: “Hanno sostenuto la dichiarazione del cardinale Monsengwo. È un momento storico, un grande passo. E noi lo salutiamo come un grande dono in mezzo a tutta questa sofferenza”.

“Non si costruisce uno Stato di diritto su una cultura dell’inganno, della menzogna e del terrore”, scrivono i vescovi nella loro dichiarazione. “Ciò che è successo nel conteggio dei risultati delle elezioni legislative è inaccettabile. È una vergogna per il nostro paese”, hanno dichiarato.

Ricordando i risultati delle elezioni presidenziali e legislative del novembre scorso e l’analisi degli osservatori della Chiesa, i vescovi chiedono al popolo congolese di “trarre insegnamenti dal processo elettorale”.

Pur riconoscendo gli aspetti positivi del processo, i vescovi denunciano “irregolarità e inquietanti debolezze” e “un clima di terrore mantenuto e sfruttato” per alterare l’esito delle urne, che “mettono in discussione la credibilità dei risultati pubblicati”.

I presuli chiedono agli organizzatori delle elezioni di avere “il coraggio e l’onestà di trarre conclusioni rilevanti" e di non correre il rischio di “continuare a governare il Paese per sfida”, per evitare che “prima o poi” le tensioni interne finiscano “in una crisi grave e difficile da risolvere”.

I vescovi hanno anche condannato la campagna diffamatoria nei confronti del cardinale Monsengwo, che in una conferenza stampa aveva detto che i risultati delle elezioni non era conformi “né alla verità né alla giustizia”.

Nelle loro raccomandazioni, i vescovi della CENCO invitano tutto il Paese a prendere la strada del dialogo e della non-violenza. Al popolo chiedono di non cedere al pessimismo, né alla disperazione, né alla violenza, né al tribalismo, né alla xenofobia. Agli attori politici, che hanno dato prova di maturità e di responsabilità, e al Parlamento chiedono con urgenza di rivedere la composizione della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI), che non gode della fiducia della popolazione.

I vescovi sollecitano poi la comunità internazionale di privilegiare l’“interesse del popolo congolese, di sostenere il popolo congolese nella sua ricerca di giustizia e di pace, e di rispettarlo nella sua autodeterminazione”.

Per accedere al testo francese della dichiarazione dei vescovi della RDC, cliccare su: http://www.cenco.cd/.