Animali: una definizione in tre punti

Per il Glossario di Bioetica, sono individui capaci di movimento autonomo e di socialità e affetto tra cui si differenziano gli esseri umani detti «persone»

Roma, (Zenit.org) Carlo Bellieni | 613 hits

Animali: Individui capaci di movimento autonomo, e in certi casi di socialità e affetto tra cui si differenziano gli esseri umani detti «persone», indipendentemente da età e stato di salute,  per la loro capacità - in atto o solo potenziale - di interrogarsi sul significato delle cose.  

Realismo

Animale: ciò che è animato, che si muove per propria natura. E’ evidente che l’ambito degli esseri viventi ha qualcosa in comune con l’essere umano, tanto più nel caso degli animali e dei mammiferi in particolare...Tuttavia, l’essere umano ha un ruolo particolare in quanto tra tutti, l’unico in possesso di senso dell'infinito. Purtroppo il maltrattamento degli animali è un fatto all’ordine del giorno, e l’uomo oscilla tra la tentazione al maltrattamento ad un affetto spesso sostitutivo di affetti umani.

Ragione

Certo che anche noi apparteniamo al genere animale e non si devono negare le somiglianze genetiche o fisiche che riscontriamo; ma bisogna considerare anche le differenze. Si tende a giustificare una certa perdita di confini tra essere umano ed essere animale in ragione di una somiglianza genetica, in particolare con certe grandi scimmie; il paradosso è che la «somiglianza» del DNA umano a quello di ogni altra specie animale è maggiore della «differenza» di ciò che l'umano riesce a immaginare e desiderare rispetto agli altri animali. Questo rende ancora più evidente che il salto di qualità tra uomo e scimmia legato all’autocoscienza e alla ricerca del significato delle cose non è dato da qualche elemento di DNA: il salto è sostanziale, la differenza di DNA non lo è. Questo però non giustifica nessuna forma di maltrattamento degli animali, anzi richiede un sempre maggiore rispetto e amore per essi, dal momento che l’uomo scopre anche nel resto del mondo animale un significato buono e una bellezza che lo induce a trattarlo con rispetto.

Quale amore per gli animali? Oggi si parla di «adottare le balene», mentre l’idea di adottare un bambino è passata a «opzione di serie B» rispetto alla fecondazione in vitro tanto pubblicizzata. Le pubblicità di cibi per animali sono diventate incombenti e addirittura raffinate, mentre tanti bambini muoiono di fame. Addirittura esistono cliniche estetiche per gatti e cani, mentre un tempo il veterinario era esclusivamente (ed etimologicamente) quello che si prendeva cura degli animali vecchi («vetus», in latino), per non lasciarli in preda alle malattie. Ma il problema grave è che mentre i bambini non nascono più, proliferano i cagnolini da compagnia. E le bambine sono addestrate dalla TV a prendersi cura di cani e gatti, oggi anche nella versione-bambolotto (così non sporcano) o virtuali (così i genitori stanno in pace). E contemporaneamente sono scomparsi i bambolotti-bambino, tanto che ormai le bambine e i maschietti sono rassegnati a scordarsi l’idea di avere un fratellino e quella orripilante di diventare mamma un giorno («ma siamo matti!»), mentre invece si vedono bene come ammaestratrici di gatti o come dog-sitters.

Empatia: quanto la cosa ci interessa

L'amore per gli animali è in tante persone innato e piacevole; in altri è meno scontato; ma è un bene che nasce dal rispetto della creazione che ci circonda. Certo, l'amore per gli animali può essere o diventare un ripiego: l’amore per gli uomini/donne non è scontato, può essere spesso a rischio, (si può essere traditi, bisogna sacrificarsi per esso, non è detentivo) con conseguente ricaduta del nostro bisogno di amare sui quadrupedi che invece tante pretese in apparenza non ne hanno, non possono scappare se non a loro scapito, e possono essere tenuti loro malgrado chiusi in casa mentre sarebbero ben lieti di correre lontano mille miglia, ma non sanno lamentarsi o perlomeno non si fanno capire (o noi spesso non lo vogliamo capire). L'animale necessita di un suo habitat, e spesso gliene diamo uno artificiale, pensando che il suo bisogno sia il nostro… e non gli facciamo un buon servizio.