Aperto l'anno pastorale nella diocesi di Catanzaro-Squillace

Si è concluso il processo diocesano della causa di beatificazione di Padre Francesco Caruso

Catanzaro, (Zenit.org) Anna Rotundo | 659 hits

Ha ripetuto con gioia queste parole del salmo, l’Arcivescovo di Catanzaro-Squillace mons. Bertolone, mentre, dentro la Cattedrale colma di fedeli, dava inizio all’anno pastorale. Ciò è provvidenzialmente coinciso con la celebrazione della conclusione del processo diocesano della causa di beatificazione di Padre Francesco Caruso, sacerdote nato nel 1879 a Gasperina. Si è trattato quindi di un bellissimo momento di festa diocesana, alla presenza del sindaco e del parroco di Gasperina, oltre a numerosi fedeli della cittadina accorsi lieti ad onorare Padre Francesco Caruso, la cui figura è stata ricordata sia dal postulatore, don Roberto Corapi, che da Padre Pasquale Pitari, che ha esposto l’attività annuale del Tribunale Ecclesiastico Diocesano per le Cause dei Santi. Ordinato sacerdote nel 1908, Padre Francesco Caruso ricoprì diversi incarichi tra i quali quello di rettore e padre spirituale del seminario arcivescovile e canonico penitenziere della Cattedrale. Fondò inoltre la Casa dei Sacri Cuori di Gesù e Maria per ragazzi orfani. Morì a Gasperina nel 1951. Luminoso esempio, l’ha definito Bertolone, così come, ha sottolineato l’ Arcivescovo, lo fu don Puglisi, il sacerdote di Brancaccio ucciso dalla mafia per la sua attività evangelizzatrice dei bambini e dei ragazzi, che toglieva i giovani dal tunnel dell’ignoranza e del male.

Si apre l’anno della Fede, allora, per riscoprire il Signore, il Fedele per eccellenza e nel contempo Colui che fa nuove tutte le cose. La fedeltà di Dio a se stesso e all’uomo è espressa al massimo livello nel volto di Gesù, nella Buona Notizia che supera ogni limite di spazio e di tempo. Nel cuore di Dio c’è l’uomo, anche quando nel cuore dell’uomo non c’è Dio: mons. Bertolone ha menzionato una bella novella di Giovanni Verga, “Fantasticheria”, in cui si fa riferimento alle ostriche che hanno bisogno della roccia a cui aggrapparsi: come l’ostrica vive sicura finché resta avvinghiata allo scoglio dov’è nata, così noi abbiamo bisogno della “Roccia” che è il Signore. Dio non è infatti lontano, ma ha posto la sua dimora in mezzo a noie ha reso sacro anche l’orizzonte umano . Egli aspetta che ci lasciamo condurre, in questo nuovo anno pastorale, e trasformare da Lui per percorrere con nuovo entusiasmo il pellegrinaggio della fede.