Appello dei vescovi ai Venezuelani: “Il referendum è un diritto, non una concessione”

I prelati del Venezuela esigono dalle autorità trasparenza nella consultazione popolare

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CARACAS, martedì, 13 luglio 2004 (ZENIT.org).- Questo lunedì, i prelati del Venezuela hanno avvertito tutti gli abitanti del Paese che la partecipazione al referendum di revoca presidenziale del 15 agosto prossimo – contro il Presidente Hugo Chávez – “è un diritto, non una concessione”, e un “dovere ineludibile di coscienza e responsabilità”.



I prelati hanno anche messo in guardia contro il rischio di un “epilogo violento” nel caso di violenze o frodi nella consultazione popolare, secondo quanto si deduce dall’Esortazione Pastorale emessa al termine dell’82ª Assemblea Plenaria Ordinaria dell’Episcopato – svoltasi dal 7 al 12 luglio –, un documento che verrà letto domenica in tutte le Messe che verranno celebrate nei templi e nei luoghi di culto del Venezuela.

L’ex colonnello dei paracadutisti Hugo Chávez, autore di un tentativo di colpo di Stato nel 1992, amnistiato e successivamente eletto Capo dello Stato nel 1998, è accusato da tempo di aver fatto sprofondare il Paese nella crisi economica, politica e sociale più grave degli ultimi 50 anni.

Nel caso in cui Chávez venga revocato con il referendum del 15 agosto, la Costituzione ordina che si tengano immediatamente nuove elezioni presidenziali.

Perché questo avvenga, è necessario che votino a favore della revoca almeno 3,7 milioni di elettori, cioè quanti hanno concesso a Chávez la loro fiducia nelle elezioni del 2000.

Lungi dal trattarsi di una “guerra per eliminare l’avversario”, il referendum di revoca del potere del Presidente Chávez è – sottolinea l’episcopato venezuelano – “un’opportunità senza precedenti per valutare una gestione di Governo, creare la possibilità di regolare pacificamente la convivenza e rispettare ed integrare le differenze”.

Per raggiungere questo obiettivo, i vescovi esortano tutti i Venezuelani a partecipare al referendum di revoca “con serenità, senso civico e libertà”, “a pronunciarsi espressamente sulla gestione del Presidente della Repubblica e sul suo modello di Governo” “e ad esercitare il loro diritto secondo criteri etici di verità, giustizia, senso evangelico di libertà e amore fraterno”.

La responsabilità del prossimo appuntamento alle urne, però, riguarda anche il Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), organo al quale “spetta di facilitare il referendum, non richiedendo eccessivi requisiti burocratici che possano impedire o ritardare il suo svolgimento”.

“I risultati saranno totalmente accettati solo se l’organismo elettorale contribuirà a dissipare le ombre e i dubbi, arrivando ad un consenso ragionevole ed etico tra i suoi attori principali”, hanno sottolineato i prelati.

In questo senso indicano che “si deve rifiutare qualsiasi tentativo di coazione o di frode, che costituirebbe una violazione della dignità dei cittadini e potrebbe provocare impugnazioni, rifiuti e anche un epilogo violento”.

L’appello al dovere e alla responsabilità riguarda anche i leader politici – affinché evitino di accentuare la polarizzazione sociale e “si astengano da ogni manipolazione politica ed ideologica” – e i mezzi di comunicazione sociale, la cui missione deve essere quella di “trasmettere le informazioni con obiettività, verità ed equità”, promuovendo un clima di rispetto e di pace.

“Esortiamo gli osservatori internazionali, che in tutto il mondo prestano un eccellente servizio di accompagnamento dei procedimenti elettorali, a continuare a dare il loro sostegno – scrivono i prelati del Venezuela –. Le autorità dovranno facilitare loro il lavoro, perché costituisce un avallo di credibilità di vitale importanza”.

Ad ogni modo, ricordano che “oltre ad un risultato elettorale per la crisi attuale, è assolutamente necessario arrivare ad un accordo di governabilità tra tutti i Venezuelani, senza che nessuno rimanga escluso a causa dell’ideologia che professa o della sua opzione politica”.

Consapevoli del fatto che la preghiera “ci aiuta a portare avanti il difficile compito che ci spetta”, i vescovi e gli arcivescovi del Venezuela invitano infine tutti i sacerdoti, religiosi e laici ad unirsi in una Novena alla Vergine Maria dal 6 al 14 agosto, “chiedendo il normale svolgimento del referendum di revoca”.