Appello del Papa sulla Convenzione contro le mine antipersona

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CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 7 dicembre 2009 (ZENIT.org).- Dal 30 novembre al 4 dicembre si è svolta a Cartagena, in Colombia, la II Conferenza di esame della Convenzione sulla proibizione d'impiego, di stoccaggio, di produzione e di trasferimento delle mine antipersona e sulla loro distruzione.

Nell'occasione Benedetto XVI ha inviato alla presidente dell'assise un messaggio a firma del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato.

 



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All'Eccellentissima Presidente  della II Conferenza di esame  della Convenzione sulla proibizione d'impiego, di stoccaggio,  di produzione e di trasferimento  delle mine antipersona  e sulla loro distruzione

Sua Santità  Benedetto XVI saluta cordialmente gli organizzatori e i partecipanti a questa Conferenza, manifestando interesse e attenzione per i suoi lavori, che non cercano solamente di rispondere ai gravi problemi umanitari posti dalle mine antipersona e di rafforzare il diritto umanitario internazionale, ma anche di favorire la ricerca di un autentico sviluppo umano integrale.

A dieci anni da un risultato importante, che ha aperto la via a un mondo senza mine antipersona, gli Stati che fanno parte della Convenzione su tali mine s'incontrano di nuovo per valutare il cammino percorso e individuare le sfide che si devono ancora affrontare, prima di poter assicurare che i rischi di queste armi insidiose non esistano più e che tutte le loro vittime siano degnamente assistite. In questo, come in altri campi, la volontà politica e umanitaria, come pure l'impegno concreto, si devono rinnovare ogni giorno. Le cause nobili meritano uno sforzo continuo e persistente.

Nella politica, come nell'economia o nel campo del disarmo, è indispensabile porre nuovamente la persona al centro delle nostre preoccupazioni. Ogni volta che gli obiettivi si sono incentrati su altre cose, il prezzo per le persone e i popoli è stato esorbitante, e l'hanno pagato con la loro vita, il loro sviluppo e il futuro delle loro famiglie e comunità. La Convenzione sulle mine antipersona è stata pioniera in questo campo. Le vittime e le loro famiglie sono state al centro della nostra attenzione e dovrebbero continuare a esserlo, non solo affinché ricevano assistenza, ma anche considerandole interlocutori e artefici nel conseguimento congiunto degli obiettivi della  Convenzione.

Certo, l'attenzione è concentrata principalmente sulla Convenzione che si celebra questa settimana. È però indispensabile non rinunciare a una visione più ampia per non escludere campi tanto vicini che sarebbe futile cercare di separare. Come si può discriminare fra le vittime delle mine antipersona e quelle delle bombe a grappolo o delle armi leggere e di piccolo calibro? Come si può sviluppare un'azione di bonifica di una sola di queste armi senza tener conto delle altre? Come è possibile proibire le mine antipersona e continuare a contaminare impunemente ampie zone con armi disumane, come le bombe a grappolo, che in buona parte funzionano come mine antipersona? La difesa degli interessi nazionali non può mai né deve andare a detrimento delle popolazioni civili, in particolare dei più deboli.

La Santa Sede mostra la sua soddisfazione per gli innegabili  successi che si sono potuti ottenere in comune. Occorre elogiare e incoraggiare la collaborazione fra gli Stati, le Nazioni Unite, le Organizzazioni Internazionali, il Comitato Internazionale della Croce Rossa e la società civile. Questa Convenzione è anche pioniera in un modello che può essere definito come multilateralismo rinnovato, che con il tempo ha dimostrato la sua validità, in particolare e recentemente nel quadro della Convenzione sulle bombe a grappolo. La crescente presa di coscienza della propria dignità e dei propri diritti da parte delle persone e delle popolazioni più colpite, come pure la volontà di lavorare insieme a loro favore, è anche garanzia di altri successi in diversi campi del disarmo.

Sono da apprezzare gli sforzi compiuti in questo ambito per adempiere gli obblighi previsti nella Convenzione, in particolare per quel che si riferisce all'assistenza alle vittime, alla distruzione degli arsenali e alla bonifica delle mine nelle regioni colpite. In un mondo sempre più globalizzato e interdipendente, la pace e lo sviluppo sono inseparabili. Gli uni non possono trarre beneficio senza gli altri, e ancor meno a detrimento degli altri. A tale proposito, sono indispensabili la cooperazione internazionale e l'inclusione dei Paesi meno favoriti, al fine di aumentare le opportunità di pace nel mondo e di creare le condizioni necessarie per la costruzione della prosperità e dello sviluppo integrale della famiglia umana. «La cooperazione internazionale ha bisogno di persone che condividano il processo di sviluppo economico e umano, mediante la solidarietà della presenza, dell'accompagnamento, della formazione e del rispetto» (Caritas in veritate, n. 47). In questo momento di crisi, è imperativo non dimenticare il nostro dovere di essere solidali, di condividere e di agire con giustizia nei riguardi dei Paesi più colpiti e meno favoriti.

Dalla sua adozione, la Convenzione ha ottenuto il beneplacito della maggior parte degli Stati del mondo, sebbene, sfortunatamente, l'adesione non sia ancora divenuta universale. La Santa Sede fa in questa occasione un appello a tutti gli Stati affinché riconoscano le deplorevoli conseguenze umanitarie delle mine antipersona. In effetti, l'esperienza mostra che queste armi hanno causato più vittime e danni fra la popolazione civile, che bisognerebbe difendere, di quanto siano servite per difendere gli Stati. Le migliaia di vittime che continuano a provocare ci ricordano, nel caso fosse ancora necessario ripeterlo, la chimera di voler costruire la pace e la stabilità con una visione esclusivamente militare.  È opportuno ribadire in questa circostanza che la pace, la sicurezza e la stabilità non possono esistere solo in funzione della sicurezza militare, ma che dipendono soprattutto dal prodursi di tutte quelle condizioni che permettono il pieno sviluppo della persona umana, tante volte impedite dall'uso e dalla presenza di mine antipersona.

Il Santo Padre esprime in questa occasione la sua vicinanza a tutte le vittime, alle loro famiglie e ai Paesi colpiti. Tutti hanno bisogno di forza di volontà e di coraggio per iniziare un processo di riabilitazione, e hanno anche bisogno del nostro aiuto e della nostra vicinanza umana. Il Santo Padre esprime anche la sua soddisfazione per il prezioso lavoro portato a termine dalla presidenza norvegese e personalmente da Lei, signora Presidente. Allo stesso modo, ribadisce il sostegno senza riserve della Santa Sede a quanti sono impegnati nel grande compito di liberare il nostro mondo dalle mine antipersona, e al contempo invoca su tutti i partecipanti a questa Conferenza abbondanti benedizioni divine.

[Traduzione del testo originale in spagnolo a cura de “L'Osservatore Romano”]