Appello della Santa Sede per la Terra Santa

La lettera del cardinale Sandri ai pastori della Chiesa Universale

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) | 1292 hits

Riportiamo di seguito la Lettera che il Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, Card. Leonardo Sandri, ha inviato ai Pastori della Chiesa Universale affinché sostengano la Terra Santa.

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Eccellenza Reverendissima,

La compassione evangelica aiuta a comprendere la necessità della Colletta del Venerdì Santo a sostegno dei fratelli e delle sorelle che nei Luoghi della Redenzione, con i loro pastori, vivono il mistero di Cristo, il Crocifisso che è Risorto per la salvezza dell’umanità. È un dovere antico e sempre appagante per la sua singolare connotazione ecclesiale. Mentre si avvicina la Pasqua, esso diventa quanto mai attuale e si fa espressione della fede che la Chiesa, ora guidata da Papa Benedetto XVI, rivive intensamente nel 50° anniversario del Concilio Ecumenico Vaticano II. Quell’assise l’ha aperta al mondo radicandola ancor più nella tradizione che parte dalle origini cristiane. Di esse la Terra Santa è testimone silenziosa e custode vivente, grazie alle comunità latine della Diocesi Patriarcale di Gerusalemme e della Custodia Francescana, come a quelle Melchita, Maronita, Sira, Armena, Caldea e Copta, ivi operanti. Ma è testimone, nel contempo, di come popoli interi, affamati di dignità e di giustizia, abbiano dato ali al sogno di una primavera della quale volevamo subito vedere i frutti, quasi che la grande trasformazione auspicata fosse possibile senza un rinnovamento dei cuori e la responsabilità verso i poveri del mondo condivisa da tutti noi.

Tra i primi frutti della sensibilità conciliare vi è l’Enciclica Pacem in terris del Beato Giovanni XXIII, la quale suscita in questo Anno della Fede una pressante invocazione di pace, specialmente per la Siria, i cui destini si riversano minacciosi sul Vicino Oriente.

La situazione mediorientale sembra esigere quanto propone l’Enciclica Populorum progressio del Servo di Dio Paolo VI. A fronte della denuncia delle “carenze materiali di coloro che sono privati del minimo vitale, e le carenze morali di coloro che sono mutilati dall’egoismo…” (n. 21), egli suggeriva non soltanto “l’accresciuta considerazione della dignità degli altri, l’orientarsi verso lo spirito di povertà, la cooperazione al bene comune, la volontà di pace”, bensì “il riconoscimento da parte dell’uomo dei valori supremi e di Dio, che ne è la sorgente e il termine” (ibid.). Il Papa non esitava ad indicare a tal fine “soprattutto la fede, dono di Dio accolto dalla buona volontà dell’uomo, e l’unità nella carità di Cristo”. Con lo sguardo della fede egli compì nella Terra di Gesù il primo dei suoi grandi viaggi apostolici nel 1964. Il Beato Giovanni Paolo II si pose sulle sue orme nell’anno 2000, definendo il suo pellegrinaggio “un momento di fraternità e di pace, che mi piace raccogliere come uno dei più bei doni dell’evento giubilare” ed esprimendo “l’augurio sentito di una sollecita e giusta soluzione dei problemi ancora aperti in quei luoghi santi, congiuntamente cari agli ebrei, ai cristiani e ai musulmani” (Novo Millennio Ineunte 13).

Papa Benedetto ci offre esempi ammirevoli dello stesso sguardo compassionevole. Ne sono prova incoraggiante la Visita pastorale del settembre scorso in Libano per la pubblicazione dell’Esortazione apostolica Ecclesia in Medio Oriente; il ricordo costante all’Angelus, nelle Udienze, nei Discorsi con Personalità e Istituzioni; l’intenzione di preghiera indicata a tutta la Chiesa nel gennaio 2013 “affinché le comunità cristiane del Medio Oriente, spesso discriminate, ricevano dallo Spirito Santo la forza della fedeltà e della perseveranza”; l’invito a due giovani libanesi maroniti perché scrivano i testi della Via Crucis del prossimo Venerdì Santo.

I cristiani che vivono in Israele e Palestina, Cipro, Libano, Giordania, Siria, Egitto a formare nel senso più ampio la Terra di Gesù, devono trovare in noi lo stesso sguardo di fede.

Con grata meraviglia riconosciamo quanto la generosa sollecitudine dei cattolici ha finora compiuto. Ciò consente di mantenere i Luoghi Santi, e le comunità che vi si raccolgono. Insieme agli istituti religiosi maschili e femminili, esse offrono i primi soccorsi nelle catastrofiche conseguenze procurate dalla guerra e in ogni altra emergenza. Sono esse, con una qualificata rete pastorale, scolastica e sanitaria, a distinguersi nell’assistenza alle famiglie, specie per salvare la vita rifiutata, venendo incontro ad anziani, malati, disabili, a chi è senza lavoro, ai giovani in cerca di futuro, sempre operando in difesa dei diritti umani, compresa la libertà religiosa. Se a ciò si aggiunge l’encomiabile sforzo ecumenico ed interreligioso, come quello per contenere l’incessante esodo dei fedeli dalla madrepatria orientale e la vicinanza ai profughi e rifugiati, si compone lo “specifico cristiano” che fa di quella regione, al di là di ogni sua sofferenza, un Luogo ove Dio è senza sosta glorificato perché benedica l’umanità.

La Congregazione per le Chiese Orientali rivolge, pertanto, il più convinto appello a confermare la carità ecclesiale a favore della Terra Santa. Insieme al Papa, ringrazia pastori e fedeli per l’abbraccio orante e solidale che accanto alla Croce del Signore vorranno riservarle, condividendo il grazie del Supremo Pastore alla Chiesa che in quell’area dà prova di tanto sofferta testimonianza e la cui fedeltà ricorda a tutti la consolante promessa del Risorto: “Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (Gv 15,11).

Col più fraterno augurio pasquale.

Suo dev.mo

Leonardo Card. Sandri

Prefetto

a Cyril Vasil’, S.I.

Arcivescovo Segretario

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Leggi Rapporto Sommario della Custodia di Terra Santa su Progetti e Opere realizzati con la Colletta 2011/2012.