Arcivescovo nigeriano: la strage è una rappresaglia per gli scontri di gennaio

Il Governo accusato di aver ignorato i segnali che presagivano i massacri

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ROMA, mercoledì, 10 marzo 2010 (ZENIT.org).- Secondo l'Arcivescovo di Jos, monsignor Ignatius Kaigama, gli scontri sanguinosi che hanno provocato tra le 200 e le 500 vittime negli ultimi giorni nello Stato nigeriano di Plateau sono una rappresaglia per la violenza scoppiata a gennaio.

Il presule, riferisce l'associazione caritativa internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), sostiene che gli attacchi ai villaggi sono una conseguenza dei disordini che due mesi fa hanno causato la morte di 250 persone, aggiungendo che secondo molti gli assalitori di questi giorni sono musulmani di etnia fulani provenienti dal confinante Stato di Bauchi.

"Gli abitanti del gruppo etnico berom (a prevalenza cristiana) hanno dichiarato che gli assalitori erano pastori musulmani fulani che sono piombati su di loro mentre dormivano", ha affermato l'Arcivescovo.

"L'attacco, durato più di due ore, è iniziato alle 2.30 del mattino" di domenica 7 marzo, "e le vittime erano del tutto impreparate alla furia degli assalitori. L'uso di fucili, asce e armi simili ha lasciato poche possibilità alle vittime, soprattutto donne e bambini, che sono stati massacrati e bruciati mentre cercavano di fuggire alla carneficina".

Un abitante del villaggio di Dogon Nahawa, Peter Jang, ha dichiarato che gli assalitori hanno sparato in aria per far uscire la gente dalle case. Quando le persone erano fuori hanno iniziato a fare fuoco contro di loro, attaccandole con machete e altre armi e dando alle fiamme le loro abitazioni.

Gli assalitori sono scappati così velocemente che né gli abitanti né la polizia sono riusciti a organizzarsi per fermare la loro fuga.

Una Conferenza di Pace organizzata dall'Istituto di Governance e Ricerca Sociale di Jos, la capitale dello Stato di Plateau, in collaborazione con il Dipartimento Britannico per lo Sviluppo Internazionale (DFIF) e con il Governo dello Stato di Plateau si è riunita il giorno dopo gli attacchi.

L'Arcivescovo Kaigama, che ha assistito come co-presidente del Consiglio Interreligioso per la Pace e l'Armonia, ha sottolineato le cause sociali, etniche, economiche e politiche della violenza.

Il presule partecipa anche al Comitato di Consulenza Presidenziale sulla crisi di Jos avviato dal presidente incaricato, Goodluck Jonathan, che sta studiando come prevenire la violenza in futuro.

Secondo Caritas Nigeria, il Governo ha ignorato i segnali che lasciavano presagire un epilogo tragico come quello di domenica scorsa, e ora c'è sfiducia nella capacità delle forze di sicurezza di porre fine ai massacri.

"La gente vive costantemente nella paura", ha confessato padre Anthony Fom, presidente di Caritas Jos. "Molti si nascondono sulle montagne".

"Ci sono continuamente voci relative a nuovi attacchi, ma non si sa mai quanto siano realistiche", ha aggiunto, sottolineando come questo provochi una permanente sensazione di insicurezza.

Padre Peter Audu, segretario generale di Caritas Nigeria, ha dichiarato che "gli uomini berom si sono riuniti in posti strategici per intercettare i potenziali assalitori. Negli ultimi mesi hanno migliorato le proprie misure di sicurezza, perchè sentivano che il Governo non faceva abbastanza per difenderli".

In seguito agli attacchi, circa 500 famiglie sono state sfollate, e molte di loro hanno perso tutti i propri beni. La Caritas farà fronte a questa situazione, distribuendo cibo, vestiti, coperte e medicinali.

Caritas Nigeria è in stretto contatto con gli altri membri Caritas per aiutare a promuovere programmi di sviluppo umanitario e peacebuilding.



Il presidente di Caritas Internationalis, il Cardinale Óscar Rodríguez Maradiaga, ha affermato: "Veniamo continuamente aggiornati dallo staff della Caritas a Jos su questi terribili omicidi. I membri Caritas di tutto il mondo si uniscono nel condannare questi atti. Non si deve permettere che crimini tremendi come questo si ripetano".

"Siamo solidali con quanti hanno perso i propri cari e con lo staff di Caritas Nigeria - ha aggiunto il porporato -. La nostra confederazione mondiale è pronta ad aiutare a sostenere gli sforzi di peacebuilding ".

Dopo gli attacchi di gennaio, la Caritas ha aiutato 15.000 persone, ma la violenza ricorrente ha profondamente segnato la popolazione: i bambini rimasti orfani a causa degli attacchi avranno bisogno di un sostegno duraturo e le comunità hanno perso la speranza.

"Il Governo ha avviato un'indagine sugli attacchi, ma non ho molta fiducia nel fatto che si verifichi un cambiamento deciso - ha ammesso padre Audu -. Alla fine, non ci sarà giustizia".

"La gente non si fida delle forze di sicurezza e ha perso fiducia nel Governo", ha indicato padre Fom.

"Con i nostri progetti, vogliamo unire le persone alla base. Le tensioni tra i gruppi esistono, dobbiamo riconoscerle, ma non possono mai giustificare la violenza. La gente deve capire che i problemi possono essere affrontati in modo pacifico".