Arrivederci in Cielo!

Una riflessione sull'opera di Giuseppe Cesari dedicata all'Ascensione di Cristo

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di suor Agnese Scavetta,
Missionarie della Divina Rivelazione

ROMA, mercoledì, 16 maggio 2012 (ZENIT.org) - Giuseppe Cesari, detto Cavalier d’Arpino, giunse a Roma con la sua famiglia a quattordici anni nel 1582, in cerca di fortuna. Egli era figlio di un modesto pittore di Arpino, piccolo paese nella provincia di Frosinone. Giuseppe pur non avendo una formazione professionale, mostrò ben presto di avere un grande talento naturale.

A Roma trova impiego come macinatore di colori nei lavori al terzo piano della
 Loggia del Palazzo Vaticano, sotto la direzione di Nicolò Circignani. 
La sua carriera è rapida e a soli ventisette anni diventa membro della 
prestigiosa Accademia di San Luca che raccoglie tra i suoi membri i
maggiori artisti del tempo. Presso la bottega del Cavalier d’Arpino
 trova lavoro anche il giovane Caravaggio tra il 1597-98.

Nel 1592, l’elezione a Pontefice di Clemente VIII e la sua protezione
determinarono per il Cavalier d’Arpino il momento più fecondo e
rilevante della sua vita artistica, tra i diversi incarichi il
 Pontefice affida all’artista la direzione dei lavori di decorazione
della nave Clementina, ossia il nuovo transetto che il Papa aveva
fatto ricostruire nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Il 
Cavalier d’Arpino dirige una squadra di valenti artisti, basti
ricordare i nomi di Cesare Nebbia, Paris Nogari e il Pomarancio, che 
già avevano lavorato per Papa Sisto V (1585-1590).

Negli affreschi del transetto è illustrata in forma semplice e
 comprensibile la storia della Basilica lateranense, essa è legata alle
 vicende dell’Imperatore romano Costantino che con l’editto di Milano
nel 313 concesse la libertà di culto ai cristiani. Ogni affresco è
 inserito in un elegante cornice di finto arazzo rosso, con cornice
 decorata in oro.

Il Cavalier d’Arpino riserva per sé la realizzazione
dell’Ascensione di Cristo sul monumentale altare che custodisce la
preziosa reliquia della tavola proveniente dal Cenacolo di 
Gerusalemme. L’affresco dell’Ascensione è inserito in una splendida 
cornice dorata, dove si alternano teste di serafini con la stella ad
otto punte, emblema di Clemente VIII Aldobrandini.

Nell’affresco, Gesù
 viene elevato al cielo in una luce splendente contornata da nubi,
 sotto troviamo gli Apostoli che con occhi attoniti e sgomenti
contemplano la gloria divina del loro Maestro. Il Corpo di Gesù è
 splendente e le sue vesti sono candide e luminose, l’artista mette in
 evidenza i segni della crocifissione sulle mani e sui piedi e la 
ferita sul costato, segni tangibili che ormai la nostra umanità è
stata portata in Cielo attraverso Gesù Cristo.

Due angeli in bianche vesti richiamano gli Apostoli con queste parole: 
"Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che
 è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo 
stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo” (Atti 1,11).


Riconosciamo la figura di Pietro con la tunica azzurra e le due chiavi
 in mano. Gesù, ormai, si è mostrato ai suoi nella gloria della Sua
 Divinità e li invita ad avere fiducia in Lui: "Mi è stato dato ogni
 potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le 
nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito
 Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato…”
 (Mt 28,18-20).

Mentre il ciclo delle storie di Costantino pone in
evidenza il potere umano, l’affresco dell’Ascensione sottolinea che il 
potere del Figlio di Dio è superiore ad ogni potere. Gesù fonda la sua 
Chiesa, il cui primato spirituale ed autorità morale sono riconosciuti
 anche dai potenti della terra, simboleggiati da Costantino.

Il Gesù del
 Cavalier d’Arpino, se guardato dal basso, più che ascendere al cielo,
sembra venire incontro allo spettatore dal timpano del monumentale 
tabernacolo; tale visione riporta al cuore le parole di Gesù: “Ecco, 
io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20). 
Come si realizza questa promessa? E’ l’Eucaristia, custodita nel
Tabernacolo che assicura la presenza di Gesù nella sua Chiesa, fino 
alla fine dei tempi.