Arte e Carità (Quarta parte)

L'aspetto giuridico dell'arte sacra

Roma, (Zenit.org) Rodolfo Papa | 967 hits

Nella Lettera Enciclica di Benedetto XVI Deus Caritas est del 25 dicembre 2005, è scritto: «l’intima natura della  Chiesa si esprime in un triplice compito: annuncio della Parola di Dio (kerygma-martyria), celebrazione dei Sacramenti (leiturgia), servizio della carità (diakonia)» (n. 25).

Per riflettere su questo punto, e coglierne il legame con le immagini, è interessante rileggere alcuni passaggi del Discorso intorno alle immagini sacre e profane scritto dal cardinal Gabriele Paleotti nel 1582: «è evidente che fra tutte le azioni virtuose, quelle che possono unitamente servire alla gloria di Dio, a disciplinare il nostro comportamento e a edificare il prossimo, devono essere stimate ed elevate proprio in quanto comprendono questi tre doveri, nei quali è riassunta la somma di tutta la giustizia cristiana.

Dal momento che possiamo ragionevolmente annoverare in questo ordine le immagini sacre, da ciò risulta ancora più evidente la grandezza del loro valore e il motivo per cui esse vadano comprese nel numero delle virtù più nobili» [1]. Paleotti mette dunque in evidenza il legame tra le immagini sacre e la giustizia cristiana, che si esplicita nel servizio alla gloria di Dio e nel dovere di disciplinare il proprio comportamento ed edificare il prossimo.

Giovanni Damasceno, tra il VII e l’VIII secolo, nel difendere il valore delle immagini sacre dagli attacchi degli iconoclasti, sottolinea il valore educativo e formativo dell’opera d’arte sacra affermando che «il pittore con la figura insegna in misura maggiore»[2]. Allora come oggi, l’arte sacra implica la dimensione della testimonianza credibile nell’annuncio del Vangelo al mondo. Infatti, nella storia, il sistema d’arte compiutamente cristiano si  sviluppato come un valido strumento di evangelizzazione, che difficilmente può essere superato dai nuovi mezzi di comunicazione sociale. Infatti i nuovi mezzi di comunicazione sociale per certi versi evidenziano e confermano l’insostituibilità e la peculiarità delle immagini artistiche.

Un dipinto molto famoso, opera matura di Caravaggio, ovvero la Deposizione conservata nella Pinacoteca Vaticana, offre una importante riflessione sul ruolo dell’artista come testimone. Infatti, il personaggio di Nicodemo, il discepolo nascosto di Gesù, che la tradizione individua come primo scultore di un crocifisso, ha il volto di Michelangelo Buonarroti: in questo modo viene evidenziato che l’artista cristiano deve essere testimone di quanto ha visto, di ciò in cui crede, e dunque deve produrre immagini capaci di essere esse stesse, attraverso la bellezza, annunciatrici del Vangelo[3].

Le arti, infatti, se ordinate al bene, possono svolgere una efficace azione di sostegno ai compiti  propri della Chiesa, nella dimensione dell’annuncio, della liturgia e della carità. Nella Esortazione Apostolica postsinodale di Benedetto XVI Verbum Domini del 30 settembre 2010, è scritto: « la Chiesa tutta esprime apprezzamento, stima e ammirazione per gli artisti innamorati della bellezza, che si sono lasciati ispirare dai testi sacri; essi hanno contribuito alla decorazione delle nostre chiese, alla celebrazione della nostra fede, all’arricchimento della nostra liturgia e, allo stesso tempo, molti di loro hanno aiutato a rendere in qualche modo percepibile nel tempo e nello spazio le realtà invisibili ed eterne» (n. 112).

Dunque, le arti ordinate al bene e al bello ed ispirate dai testi sacri possono rendere servizio alla Chiesa. Come abbiamo più volte sottolineato, riflettendo sul Catechismo della Chiesa Cattolica e sui documenti del Concilio Vaticano II Sacrosanctum Concilium e Inter Mirifica,  è necessario operare delle distinzioni in ordine alle teorie artistiche ed estetiche.

Nella Lettera Enciclica di Benedetto XVI Spe salvi del 30 novembre 2007, vengono rintracciati i presupposti teoretici del concetto di progresso, con una modalità argomentativa importante anche per la riflessione sull’arte: «Francesco Bacone e gli aderenti alla corrente di pensiero dell’età moderna a lui ispirata, nel ritenere che l’uomo sarebbe stato redento mediante la scienza, sbagliavano» (n. 25). Anche in ambito estetico, è diffusa l’erronea convinzione che l’arte sia capace di redimere l’uomo, che essa possieda in sé un ruolo salvifico; è chiaro come un’arte prodotta da tale convinzione sia incapace di annunciare Cristo, l’unico Salvatore e Redentore.

Ancora nella Spe salvi leggiamo: «ogni generazione, tuttavia, deve anche recare il proprio contributo per stabilire convincenti ordinamenti di libertà e di bene, che aiutino la generazione successiva come orientamento per l’uso retto della libertà umana e diano così, sempre nei limiti umani, una certa garanzia anche per il futuro. In altre parole: le buone strutture aiutano, ma da sole non bastano» (n. 25). C’è bisogno sempre di fondare nella libertà ordinata al bene le strutture organizzative e legislative della società, per educare al bene e perché questo possa essere trasmesso alla generazione successiva [4].

Questo compito è anche delle belle arti figurative, oltre che di quelle tecniche e scientifiche, perché interessandosi per loro natura al bello hanno una predisposizione naturale a rappresentare il vero e il buono. Tuttavia, l’arte –come la scienza e ogni attività o sapere umano- non salva l’uomo: «non è la scienza che redime l’uomo. L’uomo viene redento mediante l’amore» (n. 26) e « in questo senso è vero che chi non conosce Dio, pur potendo avere molteplici speranze, in fondo è senza speranza, senza la grande speranza che sorregge tutta la vita» (n. 27).

Da questo  punto di vista, possiamo provare a portare a compimento e sintetizzare tutto il ragionamento sui fondamenti giuridici dell’arte sacra. L’arte sacra ha la capacità di svolgere il ministero dell’annuncio e quello liturgico e, ancor più, può e deve svolgere anche il ministero della carità e della diaconia. Le arti sacre svolgono da sempre il compito di educare, ammonire, formare, rappresentare le verità di fede, rappresentare le realtà invisibili del creato e della Chiesa, esortare, correggere e, sopra a tutto, educare alla bellezza, via maestra per ri-conoscere lo splendore del creato e la gloria del Creatore.

In questa prospettiva, l’arte si dispiega come un vero e proprio atto di amore. Non sono la scienza, l’economia o la finanza che possono redimere l’uomo, e di per sé neanche l’arte, ma solo l’amore di Dio salva. E se non si conosce l’amore di Dio si è disperati. L’arte bella che annuncia la buona novella è, dunque, un vero e proprio atto di carità. Di contro, un’arte incapace di parlare di Dio è un’arte disperata.

Una corretta teoria dell’arte, fondata sul bene, sul vero e sul bello [5], è adeguata non solo a svolgere i suoi propri compiti in ambito artistico ed estetico, ma ha anche la capacità sociale ed ecclesiale di svolgere l’alto servizio al bene dell’uomo, attraverso la sua formazione, educazione e coltivazione ai fini superiori, illuminandolo di speranza e offrendogli la possibilità di cogliere in qualche modo, attraverso il dono gratuito della bellezza, la Bellezza della salvezza eterna che è il volto pieno d’amore di Cristo.

Rodolfo Papa, nominato da S.S. Benedetto XVI Esperto del XIII Sinodo dei Vescovi, docente di Storia delle teorie estetiche, Pontificia Università Urbaniana, Artista, Accademico Ordinario Pontificia Insigne Accademia di Belle arti e Lettere.

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NOTE

[1] Gabriele Paleotti, Discorso intorno alle immagini sacre e profane, a cura di G.F. Freguglia, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2002, cap. XX, p..68.

[2] San Giovanni Damasceno, Difesa delle immagini sacre. Discorsi apologetici contro coloro che calunniano le sante immagini, a cura di V. Fazzo, Città Nuova, Roma 1997, p. 178.

[3] Cfr. Rodolfo Papa, Nicodemo: l’artista come testimone. La Deposizione di Caravaggio, “Artedossier”, 164 (2001), pp.34-30.

[4] Per una riflessione sulla cultura e la società in prospettiva etica, cfr. Aldo Vendemiati, In comunità. Fondamenti di etica sociale, Urbaniana University Press, Città del Vaticano 2013, pp. 250-255.

[5] Cfr. Rodolfo Papa, Discorsi sull’arte sacra,  intr. del card. Antonio Cañizares Llovera, Cantagalli, Siena 2012.