Arte e Morale

La profonda attualità del Decreto Conciliare "Inter Mirifica"

Roma, (Zenit.org) Rodolfo Papa | 1076 hits

Spesso accade di ascoltare o di leggere affermazioni che descrivono le arti come attività svincolate da ogni regola e soprattutto come indipendenti da ogni principio morale, e talvolta queste visioni vengono abbracciate anche da artisti (pittori, scultori, musicisti, architetti…) che si dichiarano cattolici. Invece in vario modo può essere argomentato e compreso che il fare dell’arte è sempre legato all’agire morale.

Basterebbero buone nozioni di filosofia per risolvere facilmente la questione2, ma è anche molto interessante ed arricchente ricorrere alla lettura di parti dei documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II, per fugare la perniciosa convinzione che i “diritti dell’arte” non abbiano alcuna relazione con le “norme della legge morale”.

Leggiamo, dunque, attentamente l’articolo n.6 del Decreto sugli strumenti di comunicazione sociale Inter Mirifica promulgato il 4 dicembre 1963, che testualmente recita: «La seconda questione riguarda le relazioni tra i diritti dell'arte -come si suol dire- e le norme della legge morale. Poiché il moltiplicarsi di controversie su questo argomento non di rado trae origine da dottrine erronee in materia di etica e di estetica, il Concilio proclama che il primato dell'ordine morale oggettivo deve essere rispettato assolutamente da tutti. Questo ordine è il solo a superare e armonizzare tutte le diverse forme dell'attività umana, per quanto nobili esse siano, non eccettuata quella dell'arte. Solo l'ordine morale, infatti, investe l'uomo nella totalità del suo essere creatura di Dio dotata di intelligenza e chiamata ad un fine soprannaturale; e lo stesso ordine morale, se integralmente e fedelmente osservato, porta l'uomo a raggiungere la perfezione e la pienezza della felicità» (IM, 6).

Dunque, il Decreto Conciliare afferma che occorre guardarsi da dottrine erronee in materia di etica e di estetica, poiché il primato dell’ordine morale oggettivo deve essere rispettato assolutamente da tutti. È molto facile comprendere come la questione sia interconnessa ai mezzi di comunicazione sociale, poiché molto spesso dottrine erronee in materia di etica vengono veicolate attraverso fiction, film, talkshow, tanto che l’attenzione critica nei confronti dei messaggi televisivi e telematici è ormai condivisa e diffusa. Il fatto, invece, che entro il medesimo orizzonte morale si collochino anche questioni in materia di estetica è un aspetto ancora per certi versi non compreso ed è anche ciò che rende il Decreto Inter Mirifica un testo assolutamente straordinario, capace ancora di dire cose nuove. Infatti, il vero centro del paragrafo 6 sta nel collocare il problema estetico nel contesto dei mezzi di comunicazione sociale, ed analizzare i diritti dell’arte nelle questioni morali. Il Concilio decisamente non afferma che la Chiesa si debba sottomettere alle imposizioni del mondo contemporaneo in campo morale e neanche in quello estetico, anzi afferma con fermezza il contrario, che cioè occorre guardarsi dalle dottrine erronee in tutti e due i campi, scrutandole con attenzione e prendendone le distanze qualora queste risultassero false, erronee, pericolose.

Esiste un immenso patrimonio di ricerca, di studio e di riflessione sulle problematiche etiche nel mondo contemporaneo: basti a pensare alle questioni riguardanti la morale sessuale, o le applicazioni tecnologiche, o le problematiche bioetiche o quelle connesse ai diritti giuridici della persona dal concepimento alla morte. Forse, ancora molto è invece da compiere nell’ambito dello studio e della riflessione sulle questioni estetiche ed artistiche, per comprendere quali siano nella contemporaneità le dottrine erronee in materia di estetica. Anzi, come alludevamo all’inizio, molti addirittura escludono che possano esistere dottrine erronee in materia di estetica.

Le virtù praticate e coltivate sono strumento efficace nell’edificazione dell’uomo e l’arte è tra le attività umane che, nella pratica delle medesime virtù, ha il compito di mostrare lo splendore della verità mediante la bellezza. Spesso si confonde il piano dei diritti dell’arte con la libertà di uscire dal piano dei principi morali; invece l’arte, proprio perché ha per suo specifico compito ed interesse la bellezza, di conseguenza non può non interessarsi alle connessioni con la verità e con il bene. In questa prospettiva il Decreto Inter Mirifica afferma che l'ordine morale oggettivo è il solo a superare e armonizzare tutte le diverse forme dell'attività umana, per quanto nobili esse siano, non eccettuata quella dell'arte. È l’ordine del bene ad unificare ogni attività umana, e l’arte non può costituire una eccezione, anzi per certi versi ne è la massima esemplificazione.

Su questo punto anche il Catechismo della Chiesa Cattolica, nella parte terza, sezione seconda, capitolo secondo, quando affronta i comandamenti, analizzando l’ottavo “Non pronunciare falsa testimonianza”, offre una profonda riflessione ponendo in relazione questo comandamento morale con la verità affermata e la bellezza, mostrando il legame tra la verità e il bene, e tra l’arte e la verità affermata. Recita infatti: «La pratica del bene si accompagna ad un piacere spirituale gratuito e alla bellezza morale. Allo stesso modo, la verità è congiunta alla gioia e allo splendore della bellezza spirituale. La verità è bella per se stessa. All'uomo, dotato d'intelligenza, è necessaria la verità della parola, espressione razionale della conoscenza della realtà creata ed increata; ma la verità può anche trovare altre forme di espressione umana, complementari, soprattutto quando si tratta di evocare ciò che essa comporta di indicibile, le profondità del cuore umano, le elevazioni dell'anima, il mistero di Dio»3.

E poi ancora: «l'uomo esprime la verità del suo rapporto con Dio Creatore anche mediante la bellezza delle proprie opere artistiche […] Come ogni altra attività umana, l'arte non ha in sé il proprio fine assoluto, ma è ordinata al fine ultimo dell'uomo e da esso nobilitata»4.

Da qui discende che non può esistere un diritto assoluto dell’arte, che possa permettere qualsiasi cosa in nome delle necessità artistiche, e quindi ancora ne deriva, come afferma il Decreto Inter Mirifica, che esistano teorie estetiche erronee e che ad esse non bisogna soggiacere in alcun modo. È peraltro evidente come questo discorso abbia una particolare validità nell’applicazione all’ambito dell’arte sacra.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica approfondisce il discorso sulla questione artistica, giungendo a dare delle indicazioni precise su cosa sia l’arte sacra. Infatti in esso leggiamo « L'arte sacra è vera e bella quando, nella sua forma, corrisponde alla vocazione che le è propria: evocare e glorificare, nella fede e nella adorazione, il mistero trascendente di Dio, bellezza eccelsa di verità e di amore, apparsa in Cristo “irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza” (Eb 1,3), nel quale “abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col 2,9), bellezza spirituale riflessa nella Santissima Vergine Maria, negli angeli e nei santi. L'autentica arte sacra conduce l'uomo all'adorazione, alla preghiera e all'amore di Dio Creatore e Salvatore, Santo e Santificatore»5.

E molto opportunamente dispone che « i Vescovi, personalmente o per mezzo di delegati, devono prendersi cura di promuovere l'arte sacra, antica e moderna, in tutte le sue forme, e di tenere lontano, con il medesimo zelo, dalla liturgia e dagli edifici del culto, tutto ciò che non è conforme alla verità della fede e all'autentica bellezza dell'arte sacra»6.

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NOTE

1 Esperto del Sinodo, docente di Storia delle teorie estetiche, Pontificia Università Urbaniana, Artista, Accademico Pontificio. Website: www.rodolfopapa.it Blog: http://rodolfopapa.blogspot.com e.mail:rodolfo_papa@infinito.it .

2 Cfr. R. Papa, Discorsi sull’arte sacra, Cantagalli, Siena 2012, pp. 167-184.

3 C.C.C. 2500

4 C.C.C. 2501

5 C.C.C. 2502

6 C.C.C. 2503