Ascoltiamo il sussurro di Dio: "Tu sei come un vermiciattolo per me, ma ti amo tanto"

Nell'omelia a Santa Marta, Papa Francesco invita a fare silenzio in questo tempo 'rumoroso' del Natale per sentire non solo quello che dice il Signore, ma anche la tenerezza con cui lo dice

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 515 hits

Avete presente la vocina stridula e un po’ buffa che solitamente le mamme e i papà usano quando parlano ai loro bambini? Quel tono ridicolo e affettuoso che viene naturale fare di fronte ad un esserino piccolo e innocente? Ecco, Dio ci parla a noi proprio con quella voce, come un genitore pieno di tenerezza per la sua progenie. Sembra un po’ strano, ma se lo dice Papa Francesco bisogna crederci. Anzi, nella Messa di oggi a Santa Marta, suggerisce pure di fare silenzio in questo tempo di preparazione al Natale, per ascoltare non solo “quello che dice il Signore”, ma “come lo dice”.

“Quando guardiamo un papà o una mamma che parlano al loro figliolo – osserva il Santo Padre - noi vediamo che loro diventano piccoli e parlano con la voce di un bambino e fanno gesti di bambini. Uno che guarda dal di fuori può pensare: ma questi sono ridicoli! Si rimpiccioliscono, proprio lì, no?”. Il motivo, spiega il Papa, è che “l’amore del papà e della mamma ha necessità di avvicinarsi, di abbassarsi proprio al mondo del bambino. Se papà e mamma gli parlano normalmente, il bambino capirà lo stesso; ma loro vogliono prendere il modo di parlare del bambino. Si avvicinano, si fanno bambini”.

“Così è il Signore”, sottolinea Francesco. “Quando il bambino fa un brutto sogno – prosegue - si sveglia, piange… il papà va e dice: non temere, non temere, ci sono io qui. Così ci parla il Signore. Ha questo modo di parlarci: si avvicina…”. Lo dimostra anche la lettura di oggi tratta dal Libro del profeta Isaia, in cui Dio dice: “Non temere, vermiciattolo di Giacobbe, larva di Israele”.

Questo atteggiamento del Padre Eterno i teologi greci lo spiegavano con “una parola ben difficile: la synkatábasi”, ricorda il Pontefice, ovvero “la condiscendenza di Dio che discende a farsi come uno di noi”. Quindi, come madri e padri che “dicono cose un po’ ridicole al bambino”, del tipo ‘Amore mio, giocattolino mio’ e via dicendo, anche il Signore viene al nostro orecchio e sussurra: “Tu sei come un vermiciattolo per me, una cosina piccolina, ma ti amo tanto”.

“Questo è il linguaggio del Signore, il linguaggio d’amore di padre, di madre”, ribadisce Bergoglio. Per questo non dobbiamo fermarci solo ad ascoltare “quello che ci dice”, ma anche “come lo dice”. Di modo che possiamo fare poi “quello che fa il Signore” e “farlo come lo dice: con amore, con tenerezza, con quella condiscendenza verso i fratelli”. 

Inoltre, spiega il Santo Padre, il Signore non dà spettacolo, ma “si avvicina con quella sonorità del silenzio propria dell’amore”. Come ha fatto con Elia sull’Oreb, presentandosi come “la brezza soave”, o - secondo il testo originale – come “filo sonoro di silenzio”. “Questa è la musica del linguaggio del Signore” soggiunge il Papa, che conviene captare perché Dio, con quella condiscendenza, “si fa piccolo per farmi potente”; “va alla morte, perché io possa vivere”. 

“Ci farà tanto bene”, pertanto, ascoltare questa musica del linguaggio del Signore, rimarca Bergoglio. Soprattutto in vista del Natale, una festa – osserva – normalmente “di molto rumore”. Bisogna perciò “fare un po’ di silenzio e sentire queste parole di amore, queste parole di tanta vicinanza, queste parole di tenerezza”, in un tempo in cui – conclude il Papa – “come dice il prefazio, noi siamo vigilanti in attesa”.