Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura (11-13 marzo 2004): Comunicato finale

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CITTA’ DEL VATICANO, 19 marzo 2004 (ZENIT.org).- Riportiamo di seguito per intero il testo delle conclusioni finali pubblicate al termine dell’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura.





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ASSEMBLEA PLENARIA


11-13 marzo 2004



"La fede cristiana all’alba del nuovo millennio
e la sfida della non credenza e dell'indifferenza religiosa"




S. Em. il Cardinale Paul POUPARD
Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura

Conclusioni


Signori Cardinali,
Eccellenze,
Cari Amici,

1. Al termine dei lavori della nostra Assemblea Plenaria su La fede cristiana all’alba del nuovo millennio e la sfida della non credenza e dell’indifferenza religiosa, sono chiari gli orientamenti principali:

- La non credenza non è in aumento nel mondo. Questo fenomeno si osserva anzitutto nel mondo occidentale. Il modello culturale che esso suscita si diffonde attraverso la globalizzazione e influisce più o meno su tutte le culture. Ma la non credenza non può essere considerata un fenomeno asiatico, latino-americano o africano, né del mondo musulmano.

- L'ateismo militante è in regresso e non esercita più un grande influsso sulla vita pubblica, tranne sotto i regimi dove è ancora in vigore un sistema politico ateo.

- Al contrario, l’indifferenza religiosa è in crescita, come pure l¹ateismo pratico. Agnostici e credenti non praticanti formano una parte importante della società e vivono di fatto come se Dio non esistesse, senza riferimento ai valori : "Forse Dio non esiste, ma ciò non importa, comunque non ne sentiamo la mancanza".

- L'ateismo e la non credenza, che si presentavano come fenomeni piuttosto maschili, urbani, e soprattutto tra persone di livello culturale al di sopra della media, hanno mutato volto e il fenomeno sembra legato più ad uno stile di vita. Così, tra le donne che lavorano fuori casa, la non credenza aumenta.

- Ovunque si nota una diminuzione del numero delle persone che frequentano regolarmente la Chiesa. Tale constatazione non significa tuttavia un aumento della non credenza, ma indica piuttosto una trasformazione della pratica religiosa e del modo di credere: credere senza appartenere. Si tratta di un fenomeno di "sconfessionalizzazione" dell’homo religiosus che rifiuta ogni forma di struttura istituzionale.

- Ovunque è in crescita una nuova ricerca più spirituale che religiosa, senza essere però un ritorno alla fede tradizionale. La scienza e la tecnologia moderna non hanno soppresso il senso religioso e non sono in grado di soddisfarlo.

- Non esiste una globalizzazione della non credenza, ma un disamore per le religioni tradizionali, sia per quanto riguarda la pratica religiosa, sia per quanto concerne l’adesione ai contenuti dottrinali e morali.

- Al tempo stesso, la crisi della fede presso i giovani è controbilanciata dalla testimonianza di altri giovani la cui forza evangelizzatrice è stata come liberata dalla iniziativa feconda del Papa Giovanni Paolo II.

Le Giornate Mondiali della Gioventù, portando alla Chiesa un nuovo vigore di giovinezza, le hanno dato un nuovo volto che risplende in una cultura secolarizzata.

Come è stato detto: "Bisogna insegnare ai giovani a nuotare controcorrente".

Nella nostra cultura antropocentrica generatrice di un indebolimento culturale della fede, solo un'affermazione chiara e pubblica del messaggio evangelico, vissuto senza compromessi nelle comunità cristiane e accolto con gioia, può dare la risposta giusta agli appelli spesso non formulati, ma sempre latenti nel profondo delle coscienze.

Una testimonianza venuta dal Vietnam ci interpella:"Solo quando la nostra fede è forte noi possiamo condividerla con gli altri".

2. Ci siamo riuniti nella gioia della comunione fraterna e nel desiderio condiviso di rispondere, attraverso vie nuove o rinnovate, alle sfide del nostro tempo.Si tratta di aiutare tutta la Chiesa, mediante proposte concrete, a portare la buona novella nel cuore delle culture del vasto mondo, all’alba del nuovo millennio. La celebrazione della liturgia delle ore, il pane eucaristico spezzato alla stessa mensa e la condivisione delle preoccupazioni pastorali ci hanno invitato a volgere i nostri cuori verso il Cristo, Redentore dell’uomo, e a chiedergli, con rinnovato fervore, di affrettare il tempo della sua venuta. In questa speranza comune noi ci accingiamo a manifestare la nostra comunione al Santo Padre, ribadendogli la nostra fedele devozione nella missione affidata al Pontificio Consiglio della Cultura.

3. Spetta a me adesso chiudere questi tre giorni di riflessione. Non si tratta per me di sintetizzare la concisione delle analisi e l’effervescenza delle idee scaturite nel mosaico delle culture dei cinque continenti. Abbiamo messo in rilievo alcune costanti sulle quali si innestano delle varianti. Non tornerò su tale argomento.

Vorrei, tuttavia, ricordare sette proposte presentate durante i dibattiti:


- Importanza di testimoniare la gioia di essere una persona amata da Dio.

- Necessità riaffermata dell’apologetica: render conto con dolcezza e rispetto della speranza che ci anima.

- Raggiungere l’homo urbanus con una presenza pubblica nei dibattiti di società

- Mettere il Vangelo in contatto con le forze che modellano la cultura.

- Dalla scuola all'università, imparare a pensare.

- Di fronte alla mediatizzazione secolarizzante, allo scetticismo dissolvente, al liberalismo intollerante, al pluralismo che appiattisce, reagire contro la tacita accettazione della cultura dominante con una nuova e gioiosa proposta di cultura cristiana.

- Ai non credenti indifferenti alla questione di Dio, ma credenti nei valori umani, mostrare con la vita dei credenti e delle comunità di fede, che essere vuol dire essere religiosi e che l’uomo trova la sua pienezza di umanità seguendo il messaggio del Vangelo di Cristo, Figlio di Dio e della Vergine Maria, crocifisso e resuscitato, fonte infinita ed inesauribile di bellezza, verità e amore.

4. Vorrei riprendere la visione dell'Apostolo Giovanni nel Prologo del suo Vangelo:"La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta" (Gv 1,5).

E’, questa, la nostra convinzione: la luce del Vangelo di Cristo non può essere imprigionata e le tenebre, che talvolta possono apparire all’orizzonte di una cultura laicista e secolarizzata, non hanno la forza di catturare tale luce.

E’, questa, l’opera di evangelizzazione: dare a tutti gli uomini la possibilità di contemplare lo splendore del volto di Cristo. Orbene, ed è questa la grande sfida che ci preoccupa, un numero considerevole di uomini e donne del nostro tempo non riesce a vedere questa luce.

Le ragioni sono molteplici, complesse, ed è nostro compito discernerle per porvi rimedio.

Abbiamo così sottolineato una diversità di tipologie di non credenti: coloro che lo sono per indifferenza, quelli che rifiutano esplicitamente la religione, e in particolare il cristianesimo, ma anche coloro che sono alla ricerca della luce e non riescono a credere malgrado la consapevolezza di un appello interiore alla trascendenza.

In questo mondo di non credenza, l’influenza di una certa "élite" più o meno organizzata dove si ritrovano non credenti, agnostici e anticristiani, non dev’essere trascurata e richiede una risposta pastorale adeguata ad ogni situazione.

Le ragioni della mancanza di percezione e talvolta del rifiuto della luce sono diverse, mai semplici, e tuttavia raramente originali. Il contesto culturale con i cambiamenti della modernità, la post-modernità e il fenomeno complesso della globalizzazione, pesa enormemente su persone rese fragili da una cultura autocentrata sul soggetto e sui suoi bisogni.

La disgregazione della società produce un fenomeno di atomizzazione che controbilancia una individualizzazione portata agli estremi. Il vincolo sociale che, una volta, si fondava sulla religione, in molte società che si allontanano dalla loro cultura tradizionale, perde la sua solidità e così l’uomo si ritrova disorientato su un terreno incerto e mobile come le sabbie della baia del Mont-Saint-Michel.

5. L'abbiamo detto e sottolineato: l’annuncio del Vangelo si avvale della triplice via della verità, del bene e del bello, che sono altrettanti luoghi in cui diversi fattori possono produrre un profondo oscuramento degli spiriti e renderli incapaci di cogliere lo splendore della Luce.

Il relativismo filosofico e morale che genera il pragmatismo e l’edonismo cinico offuscano e deformano lo sguardo dell’uomo contemporaneo e lo collocano in una eclisse di cui non è sempre consapevole.

La stessa percezione della bellezza diventa talvolta un’arte difficile che richiede una formazione appropriata sia dei chierici che dei laici.

Per consentire alla luce di scacciare le tenebre, è importante ristabilire l'intelligenza nel suo fondamentale orientamento verso la verità per far sì che non si accontenti soltanto dell’orizzonte intramondano che, se può soddisfare la curiosità naturale, non può appagare la sete di verità e il desiderio di contemplazione insito nell’intimo dell’intelligenza umana.

La razionalità limitata rinchiude l’uomo e la società che pretende di liberare in un'atmosfera soffocante. Noi riconosciamo gli immensi benefici della scienza, e incoraggiamo gli scienziati a proseguire le loro ricerche per il bene dell’uomo e mai contro di lui.

Siamo coscienti dello sforzo necessario nella Chiesa per aiutare gli studiosi, in un dialogo che ispira fiducia, a mettere la loro ricerca sotto il segno della Sapienza, vale a dire a riconoscere la necessità di lasciarsi guidare da un’etica capace di distinguere, con la legge naturale, ciò che è suo bene da ciò che non lo è.

6. Si tratta al tempo stesso di aprire i cuori nella loro ricerca del bene per aiutarli a discernere ciò che è in grado di nobilitare la vita degli uomini e ciò che può essere fonte radiosa di felicità, per sé e per gli altri.

Come abbiamo sottolineato: nel contesto della globalizzazione, assistiamo a una crisi del collettivo più che a una crisi dell’individuale, e, nello stesso tempo, ed è questo un paradosso, sono i riti "sociali" della Chiesa ad essere sempre oggetto di una forte domanda delle società secolarizzate, mentre la pratica dei sacramenti della vita quotidiana conosce una caduta preoccupante.

Questo rivela l'importanza che riveste oggi la tradizionale via mistagogica dell'iniziazione cristiana, che accompagna la trasmissione della fede con la sua celebrazione liturgica sacramentale.

La via dell'amore è la via del Vangelo, è la via della santità dove la testimonianza di una vita illuminata dallo splendore della grazia permette di capire quanto sia bello essere cristiani.

Come ben sappiamo, questa via d’amore ha scelto il cammino del Calvario, e l'umile accettazione della sofferenza come via della Redenzione è all'opposto dei miraggi della cultura mediatica.

La prima iniziazione a questa via avviene all'interno della famiglia. Al centro della sfida della non credenza, la pastorale della famiglia rappresenta una priorità. Con essa la testimonianza di una Chiesa-famiglia di Dio, per riprendere l'espressione del Sinodo dei Vescovi per l'Africa, è di capitale importanza.

7. Si tratta, infine, e abbiamo avuto tante occasioni per dirlo, di risvegliare il senso della bellezza, della sua capacità di riflettere nel cuore della società lo splendore della verità, verità sull’uomo e verità su Dio. Per illustrare i vostri discorsi, vorrei citarvi un agnostico che mi scriveva il mese scorso:"Sebbene io abbia smesso di credere in Dio, non ho mai voltato le spalle alla Chiesa. Il motivo di tale attaccamento risiede nell'Arte Sacra, e forse nell'Arte pura e semplice.

Tanti splendori che manifestano una Verità, di cui credo che la Chiesa debba rimanere portatrice, mi impediscono di cedere al fascino del materialismo e di ascoltare i canti funesti delle sirene della moda". Questa confessione ci ricorda quella di Sant'Agostino:"Non possiamo che amare il bello". Il linguaggio della bellezza apre i cuori alla verità, e nella sua forma più perfetta, supera le peculiarità delle culture e le divisioni della storia.

8. La Chiesa ha ricevuto dal Signore la luce del Vangelo, per trasmetterla agli uomini e alle donne di tutte le culture. Da due millenni, essa non cessa di costruire ponti per permettere agli abitanti della città terrena di incontrare Cristo vivo nelle sue membra. Il dialogo personale in cui scopro l'altro in ciò che egli è e in ciò che porta in sé, nella dignità della sua ricerca singolare, e il rinnovamento dell’apologetica che tiene conto degli interrogativi dei nostri contemporanei, sono come le ringhiere di questi ponti che consentono di accogliere i nostri fratelli, di ascoltarli e di suscitare tutta una problematica, specialmente per risvegliare gli indifferenti.

La verità del Vangelo è inesauribile e basta a soddisfare tutte le attese degli uomini e delle donne nel corso dei millenni. Bisogna ancora fare in modo da raggiungere le intelligenze e toccare i cuori che sono lontani da ciò.

9. La luce del Vangelo ci viene data per trasformare le nostre vite di cristiani e di pastori della Chiesa. La santità di vita è il miglior vettore della luce.

Ecco allora l'urgenza di un profondo rinnovamento nella Chiesa con la ricerca di una vera cultura della santità all’interno delle nostre Chiese particolari.

E’ una questione di autenticità della testimonianza: il santo sa di non essere fonte della luce. Egli l'ama con tutta l'anima e, con pazienza evangelica, ne dà testimonianza come povero, attraverso una vita conforme a quello che annuncia.

Lo scandalo della divisione e il suo rapporto con la sfida della non credenza e dello scetticismo rispetto al Vangelo delle Beatitudini, ci spingono ad impegnarci decisamente nel dialogo ecumenico. Il desiderio di unità è frutto di una carità vissuta, essa stessa via di diffusione della verità.

Su questo cammino di Santità, la preghiera è il respiro del cristiano. Noi abbiamo il dovere di ricordare i non credenti nella nostra preghiera quotidiana, di invocare la grazia di Dio perché ci consenta di testimoniare in modo credibile la bellezza del Vangelo e perché tale testimonianza tocchi il cuore dei non credenti e degli indifferenti mediante la grazia dello Spirito Santo.

La nostra Assemblea plenaria si è svolta sotto lo sguardo della Trinità di Rublev: il dialogo senza parole delle tre Persone divine, dove l’uno tutto intero è presente all'altro in un vortice d’amore tenero, accogliente ed unificante. L'icona è irrorata di luce divina, di cui l’artista si è lasciato irradiare sul Tabor della contemplazione.

Forse la lettura e la meditazione di quest’opera incomparabile ci svelano il segreto della nostra Plenaria: è il mistero della Chiesa-sposa che trae la sua gioia dalla contemplazione del suo beneamato per trasmetterla ai suoi figli e dar loro modo di illuminare le culture sotto lo sguardo tenero e misericordioso della Santissima Trinità.