Avanza l'educazione cattolica nel mondo

Il dato è però relativo soltanto all'Africa, all'Asia e all'Oceania. Secondo l'Annuarium statisticum Ecclesiae si registra un calo in Europa e nelle Americhe

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 302 hits

Scuole cattoliche e relativi studenti in aumento ma non nei paesi avanzati. Sono i dati che emergono dall’ultimo Annuarium statisticum Ecclesiae, citati stamattina in Sala Stampa Vaticana, durante la presentazione del documento Educare al dialogo interculturale nella scuola cattolica. Vivere insieme per una civiltà dell’amore, a cura della Congregazione per l’Educazione Cattolica.

Il nulla osta al documento da parte di papa Francesco porta la data del 28 ottobre 2013, 48° anniversario della promulgazione della dichiarazione conciliare Gravissimum educationis.

Come ha spiegato stamattina in conferenza stampa, citando i dati dell’Annuarium statisticum Ecclesiae, il cardinale Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica, dal 2008 al 2011, il numero delle scuole cattoliche, a livello mondiale, è aumentato di 6273, unità, per un totale di 209.670, mentre il numero degli allievi è salito di quasi tre milioni, per un totale di 57.612.936.

Al tempo stesso, il cambiamento di questi numeri è distribuito in modo estremamente diseguale: nel medesimo quadriennio, infatti, gli studenti delle scuole cattoliche sono diminuiti di oltre 2 milioni in Europa e nelle Americhe, mentre in Africa, Asia e Oceania, l’incremento degli stessi è di quasi 5 milioni.

Il numero di bambini che non frequentano la scuola, ha aggiunto il porporato, è ancora molto alto – oltre 70 milioni in tutto il mondo – concentrati per lo più nei cosiddetti CAFS (Conflict Affected Fragile States). Secondo dati dell’Unesco, ad esempio, in sette paesi africani, c’è un solo insegnante ogni 100 giovani in età scolare.

Una testimonianza che può trasmettere speranza, ha affermato Grocholewski, è quella di Malala, la sedicenne pakistana vincitrice del Premio Sakharov 2013, ferita dai Talebani, solo perché andava a scuola. “Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo. L’istruzione è l’unica soluzione”, aveva dichiarato la ragazza lo scorso luglio, davanti all’assemblea dell’ONU.

Sullo sfondo di una società sempre più multiculturale e multireligiosa, è stato dunque realizzato il documento Educare al dialogo interculturale nella scuola cattolica. Vivere insieme per una civiltà dell’amore, che ha come principali destinatari «i genitori, responsabili primi e naturali dell’educazione dei figli, nonché gli organismi che rappresentano la famiglia nella scuola; i dirigenti, i docenti ed il personale delle scuole cattoliche che con gli studenti compongono la comunità educativa; le Commissioni episcopali nazionali e diocesane; gli Istituti religiosi, i Vescovi, i Movimenti, le Associazioni di fedeli ed altri organismi che hanno la sollecitudine pastorale dell’educazione».

Come ha spiegato il cardinale Grocholewski, un intento ulteriore è quello di conciliare dialogo e “rispetto della libertà personale”, con l’identità della scuola cattolica, che non va certo indebolita ma, al contrario, rafforzata e la sua missione non “disgiunta dall’evangelizzazione”.

È di seguito intervenuto il segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, monsignor Angelo Vincenzo Zani, illustrando l’iter del documento.

La pubblicazione odierna, ha spiegato il presule, è da considerare “anche come una tappa di un percorso che la Congregazione per l’Educazione Cattolica ha iniziato da qualche tempo verso il 2015”, anno in cui vi saranno due ricorrenze: il 50° della Gravissimum educationis e il 25° della Costituzione apostolica Ex corde Ecclesiae, testo di riferimento per le università cattoliche.

Il prossimo febbraio sarà diffuso uno Instrumentum laboris per orientare i fedeli in preparazione di entrambe le ricorrenze.

Da parte sua, il professor Italo Fiorin, docente alla LUMSA di Roma, ha riconosciuto come la multiculturalità non possa più essere considerata una “emergenza” ma come un “dato ormai stabilizzato” che, comunque, rimane un “problema rilevante” e una “grande sfida” per l’educazione.

In un contesto di globalizzazione, spesso molto confuso, si sovrappongono tendenze contrastanti e spesso deteriori, come  il laicismo, il materialismo o il fondamentalismo, tuttavia è il dialogo “l’unica strada praticabile”.

La scuola cattolica, ha aggiunto il docente, deve sollecitare ad “andare oltre quella che viene chiamata la ‘società della conoscenza’ nella direzione della ‘società della sapienza’”, dare “testimonianze autorevoli” e “creare ponti con la realtà sociale e culturale di appartenenza”.

I docenti, ha osservato il professor Fiorin, dovrebbero “superare una concezione burocratica o tecnica del ruolo” ed essere “una comunità autentica capace di sperimentare rapporti personali e professionali non superficiali, fondati sulla condivisione della comune preoccupazione educativa”.