"Avere un cuore come quello di Cristo"

Spunti per l'omelia a cura della Congregazione per il Clero per la Festa del S. Cuore di Gesù - Anno C

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) | 296 hits

CITAZIONI: 

Ez 34,11-16: www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9arcaobb.htm
Rm 5,5b-11: www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9abtnke.htm
Lc 15,3-7: www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9aeveto.htm 

E’ interessante vedere come oggi, che si celebra la festa del Cuore sacratissimo di Gesù, le letture proposte dalla Liturgia ci indichino fondamentalmente il buon Pastore. Non senza motivo il Signore dice: “venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi .” (Mt 11,28); “porta gli agnellini sul petto e conduce pian piano le pecore madri ..” (Is 40,11). 

La prima lettura ci dice come, al tempo del profeta Ezechiele, il popolo di Dio fosse disperso perchémal governato da cattivi pastori e come Egli volesse porre rimedio a tale stato di cose. Ma dichiara di suscitare un pastore: Davide; non senza che questo sia un’allusione a Cristo Figlio di Davide, che sarà Salvatore e Redentore. Nessuna forza disgregatrice avrà il sopravvento di fronte alla presenza attiva del Signore in mezzo al Suo Popolo, la Chiesa. Ci sono certo cattivi pastori che si comportano da mercenari facilitando l’opera diabolica (Diavolo significa disgregatore), erodendo il tessuto connettivo della Chiesa cioè la vera Fede, ma il Signore è il buon pastore, che ha dato la vita per le pecore, e nessuno potràstrapparle dalle sue mani (cfr. Gv 10:28).

Avranno rigogliosi pascoli sui monti di Israele: Siamo nel mondo ma non siamo del mondo, non si tratta per noi di fuggire il mondo ed il nostro tempo, ma dobbiamo approfittare dei monti di Israele, spazi e tempi in cui il Signore ci porta in un luogo in disparte per riposare (cfr. Mc 6, 31). La S. Messa domenicale, la Confessione frequente, la preghiera profonda e continua, l’incontro con le persone care ed i fratelli nella Fede, le amicizie edificanti…. Sono per noi oasi e dei monti. 

Nella seconda lettura, san Paolo ci presenta Gesù (il Salvatore) come Redentore. Per noi è difficile comprendere il concetto di redenzione, liberazione sotto compenso, ma ora non si tratta di puro riscatto. Il Signore ha condiviso in tutto eccetto il peccato la nostra condizione umana (Eb 4,15), nella sua Persona restaura l’orientamento al bene dell’uomo caduto, chiamandolo alla comunione con Lui. L’uomo non è tanto irrecuperabile, quanto piuttosto disorientato, e tuttavia alla ricerca del paradiso perduto. Ma non potrà raggiungere la meta del bene con le sue sole forze; chi si unisce al Signore, che compendia in sé la debolezza umana e la Grazia, si lascerà anche stringere al cuore e portare sulle spalle dal Buon Pastore. Dio si è fatto come noi per farci come Lui; è il mistero dell’Admirabile commercium: ha assunto la nostra umanità per donarci la sua divinità. Ci permette di entrare nella vita divina con tutto il nostro essere. La prova del suo amore è che Lui ci ha amati per primo, quando eravamo nemici, e non si limita a toglierci dal male, ma ci fa entrare nel movimento di eterno amore che unisce le Persone della beata Trinità, saremo salvati mediante la sua vita (Rm 5:10). 

Nella parabola evangelica della pecorella smarrita riecheggia la pagina del profeta Ezechiele della prima lettura.Forse questa parabola doveva essere rivolta ai farisei che dividevano l’umanità in due categorie: chi osserva la legge e chi non lo fa. La parabola ci fa capire come questa visione non corrisponda al cuore di Dio. Il Signore vuole che nessuno si perda, ma che si converta e viva (cfr. Ez 33,11). Certamente Egli non ammette che si trasgredisca neppure una virgola della legge, ma la perfezione è dono di Dio, da coltivare pazientemente vivere nell’umiltà. Inoltre i confronti con altri, oltre alla superbia spirituale, ci espongono alla severità ed ai giudizi temerari. Il Signore non giudica nessuno prima della sua ora, e senza avergli dedicato ogni amorosa sollecitudine (cfr. Lc 13, 1-9).

In ogni modo l’esigenza di Gesù è molto più radicale di quella dei farisei che si accontentano dell’osservanza materiale della legge. Per Gesù l’uomo vale davanti a Dio per ciò che è nel profondo di se stesso, non solo per le opere ma anche per i pensieri; così, per esempio, nel caso di un uomo che guarda una donna (cfr Mt 5,27-32) pur senza violare fisicamente il sesto comandamento. 

Quando Gesù incontra un peccatore non tollera che i discepoli lo allontanino, perché questa volta non è venuto per giudicare ma per salvare ciò che sembrava perduto per sempre.

Gesù infinitamente esigente è anche infinitamente buono, siede a mensa con i pubblicani e i peccatori. Proprio perché infinitamente puro prova infinita compassione per i corrotti dal peccato. Oggi la S. Liturgia chiede ai pastori di avere un cuore come quello di Cristo: abbiate in voi i medesimi sentimenti che furono di Cristo Gesù (Fil 2,5); imparate da me che sono mite e umile di cuore (Mt 11,29). Ma pare che alla solennità odierna si addica particolarmente il Salmo 130: soprattutto per chiunque è irretito dal peccato, al seguito di ambizioni troppo alte, infelicitando se stesso.