Baciare le piaghe dei poveri e bisognosi per incontrare il Dio vivo

A Santa Marta, il Papa ricorda che per avvicinarsi a Dio non serve "un corso di aggiornamento", ma toccare, come San Tommaso, le piaghe di Cristo che si trovano in chi è debole e umiliato

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 846 hits

San Tommaso “era un testardo”, ma “il Signore ha voluto proprio un testardo” per affermare pienamente la sua divinità. Papa Francesco nella Messa di oggi a Santa Marta getta nuova luce sulla  figura dell’apostolo - di cui oggi la Chiesa celebra la Festa liturgica - passato alla storia come ‘l’incredulo’ che volle 'toccare' le piaghe di Cristo 'per credere'. Prendendo spunto proprio dal gesto dell'apostolo, il Santo Padre ha elargito oggi l’ennesima indicazione per seguire la via che porta a Dio: baciare le piaghe di Gesù nei nostri fratelli bisognosi.

Commentando il Vangelo odierno, che racconta dell’apparizione del Messia agli apostoli dopo la Resurrezione, il Papa ha posto in evidenza l’assenza di Tommaso. Un fatto non casuale, ha osservato: "Il Signore ha voluto che aspettasse una settimana”; Egli “sa perché fa le cose” e “a ciascuno di noi dà il tempo che lui crede che sia meglio per noi. A Tommaso ha concesso una settimana”.

Quando poi – ha proseguito il Pontefice - l'apostolo vede il Signore rivelarsi con il suo corpo “pulito, bellissimo, pieno di luce”, ma ancora ricoperto di piaghe, viene “invitato a mettere il suo dito nella piaga dei chiodi; mettere la mano sul fianco”. Egli, compiendo questo gesto, “non ha detto: È  vero, il Signore è risorto!”, ma “è andato più oltre” - ha sottolineato il Papa -e "ha detto: Dio!” e “ha adorato”, diventando così “il primo dei discepoli che fa la confessione della divinità di Cristo, dopo la Resurrezione”.

Ciò spiega “l’intenzione del Signore nel farlo aspettare” ha osservato Bergoglio: ovvero “prendere la sua incredulità per portarla non all’affermazione della Resurrezione, ma all’affermazione della sua divinità”. Perché, ha aggiunto, esiste un unico “cammino per l’incontro con Gesù-Dio”: le Sue piaghe, “non ce n’è un altro”.

“Nella storia della Chiesa” ha rilevato Papa Francesco, “ci sono stati alcuni sbagli nel cammino verso Dio”. Alcuni, ha detto, “hanno creduto che il Dio vivente, il Dio dei cristiani possiamo trovarlo per il cammino della meditazione, e andare più alto nella meditazione”. “Quello è pericoloso” ha avvertito il Pontefice: tanti si sono persi in quel cammino, perché saranno pure giunti alla “conoscenza di Dio”, ma non sono mai arrivati a quella “di Gesù Cristo, Figlio di Dio, seconda Persona della Trinità”. È come “il cammino degli gnostici” ha affermato il Papa, che “sono buoni, lavorano”, ma non seguono “il cammino giusto”, piuttosto uno “molto complicato” che “non porta a buon porto”.

Ci sono poi altri, ha affermato il Santo Padre, che “hanno pensato che per arrivare a Dio dobbiamo essere noi mortificati, austeri, e hanno scelto la strada della penitenza, del digiuno”. Neppure questi, però, “sono arrivati a Gesù Cristo Dio vivo”. Loro – ha spiegato il Papa - “sono i pelagiani, che credono che con il loro sforzo possono arrivare”, e che quindi sbagliano totalmente la rotta indicata da Gesù Cristo per incontrarlo, cioè “trovare le sue piaghe”.

Il problema, a tal punto, è capire come e dove si trovano queste piaghe di Cristo. Papa Francesco ha risposto anche a questo interrogativo affermando: “Le piaghe di Gesù le trovi facendo le opere di misericordia, dando al corpo e anche all’anima - ma al corpo sottolineo - del tuo fratello piagato, perché ha fame, perché ha sete, perché è nudo, perché è umiliato, perché è schiavo, perché è in carcere, perché è in ospedale”.

“Quelle sono le piaghe di Gesù oggi” ha ribadito, “e Gesù ci chiede di fare un atto di fede, a Lui, tramite queste piaghe”. Quindi, va bene creare una fondazione e aiutare i bisognosi, “ma se noi rimaniamo su questo piano – ha ammonito il Papa - saremo soltanto filantropici". Dobbiamo invece "toccare le piaghe di Gesù", "accarezzare le piaghe di Gesù", curarle "con tenerezza", baciarle. "E questo letteralmente” ha insistito Bergoglio, come San Francesco, la cui vita, dopo aver abbracciato il lebbroso, “è cambiata!”.

In sostanza, ha concluso il Papa, “per toccare il Dio vivo non serve fare un corso di aggiornamento”, ma “è sufficiente uscire per la strada” andando a cercare, trovare e accostarsi alle piaghe di Cristo di chi è povero, debole, emarginato. Una cosa non semplice, né naturale. Per questo – ha esortato il Santo Padre – “chiediamo a San Tommaso la grazia di avere il coraggio di entrare nelle piaghe di Gesù con la nostra tenerezza e sicuramente avremo la grazia di adorare il Dio vivo”.