"Basta con i cristiani tristi: un cristiano senza gioia o non è cristiano o è ammalato!"

A Santa Marta, il Papa ribadisce che non è possibile avere credenti con la faccia "da peperoncino in aceto" e sottolinea che è lo Spirito Santo che ci insegna ad amare, ci dà la pace e ci riempie di gioia

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 528 hits

Ad un cristiano non c’è bisogno di chiedere: “Come stai?”. La sua “salute” gli si legge in volto e negli occhi grazie a quella gioia che ne è “segno” e “sigillo” anche nei momenti di dolore, tribolazione e pura persecuzione.

Nell’omelia della Messa di oggi a Santa Marta, Francesco torna a parlare di uno suoi temi preferiti insieme a quello della misericordia: la gioia. “Un cristiano senza gioia o non è cristiano o è ammalato”, afferma il Pontefice, lanciando una ironica frecciata a tutti quei credenti che hanno “sempre la faccia così…”, un po’ “da peperoncino in aceto” come l’aveva bollata alcuni mesi fa…

Il problema non è l’espressione del volto, ma il fatto che il viso in salamoia rispecchia quello che risiede nell’anima. E “questo - sottolinea il Santo Padre – è molto brutto!”, perché vuol dire che “la salute non va bene lì”.

“La salute cristiana” è infatti strettamente connessa alla gioia. Chi ne è privo - ribadisce il Papa - allora “non è cristiano”. Lo hanno mostrato i primi martiri con la loro stessa vita, andando “al martirio come se andassero a nozze”, in virtù proprio di questa gioia cristiana che, dice Bergoglio, “custodisce la pace e custodisce l’amore”.

Appunto “gioia, pace e amore” sono le “tre parole chiave” indicate da Gesù Cristo. Egli, osserva Francesco, “prima di andare in Cielo, ha parlato di tante cose, ma si soffermava sempre” su queste tre. Sulla pace Cristo “ci diceva che non ci dà una pace, come la dà il mondo”, ma ci dà una “pace per sempre”. Mentre sull’amore - ricorda il Papa - Gesù insisteva sul fatto “che il comandamento era amare Dio e amare il prossimo”, tanto da redigere quasi un “protocollo” al capitolo 25 di Matteo.

Anche nel Vangelo della liturgia di oggi - sottolinea il Santo Padre - Gesù parla di amore e “dice una cosa nuova: ‘Non solo amate, ma rimanete nel mio amore’”. “La vocazione cristiana è questo: rimanere nell’amore di Dio, cioè, respirare, vivere di quell’ossigeno, vivere di quell’aria”, commenta il Papa. Ma com’è questo amore di Dio? A rispondere è sempre Gesù: “Come il Padre ha amato me, anche Io ho amato voi”. “È un amore che viene dal Padre – spiega Bergoglio -. Il rapporto d’amore fra Lui e il Padre è anche un rapporto d’amore fra Lui e noi. E a noi chiede di rimanere in questo amore, che viene dal Padre”. E dal Padre celeste viene anche la “pace”, certamente non la stessa pace che propone il mondo.

Papa Francesco insiste poi sull’esortazione di Gesù: “Rimanete nel mio amore”, e spiega che il segno di questo rimanere nel Suo amore “è custodire i Comandamenti”. Attenzione: “custodire”, non solo seguirli. “Quando noi rimaniamo nell’amore sono i Comandamenti che vengono da soli, dall’amore – afferma il Pontefice - l’amore ci porta a compiere i Comandamenti, così, naturalmente. La radice dell’amore fiorisce nei Comandamenti”.

È tutto, dunque, “come il filo” che lega una “catena”: “il Padre, Gesù, noi”. A tenere ben saldo ogni anello è poi lo Spirito Santo: è Lui che ci dà la gioia, ci dà la pace, ci dà l’amore. Tuttavia risulta essere sempre “il grande dimenticato della nostra vita”. Dice infatti il Papa: “Io avrei voglia di domandarvi - ma non lo farò, eh! -: quanti di voi pregate lo Spirito Santo? Non alzate la mano… È il grande dimenticato! E Lui è il dono, il dono che ci dà la pace, che ci insegna ad amare e che ci riempie di gioia”.

Allora, conclude Bergoglio, bisogna chiedere una grazia oggi al Signore: “Custodire sempre lo Spirito Santo in noi, quello Spirito che ci insegna ad amare, ci riempie di gioia e ci dà la pace”.