Benedetto XVI chiede la liberazione di Asia Bibi

La donna cristiana condannata a morte in Pakistan per blasfemia

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CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 17 novembre 2010 (ZENIT.org).- Questo mercoledì, al termine dell'Udienza Generale, Papa Benedetto XVI ha rivolto un appello a favore delle popolazioni cristiane del Pakistan, e in particolare di Asia Bibi, la donna condannata a morte per blasfemia.



Raccogliendo la richiesta dei Vescovi cattolici pakistani, il Pontefice ha fatto propria la difesa di questa donna cristiana, che il 7 novembre è stata condannata all'impiccagione da un tribunale del Punjab perché accusata di essersi espressa contro il profeta Maometto.

Rivolgendosi ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro, Benedetto XVI ha chiesto a tutti di pregare per “la difficile situazione dei cristiani in Pakistan, che spesso sono vittime di violenze o di discriminazione”.

Ha voluto anche manifestare la propria “vicinanza spirituale alla Sig.ra Asia Bibi e ai suoi familiari”, chiedendo “che, al più presto, le sia restituita la piena libertà”.

“Prego per quanti si trovano in situazioni analoghe, affinché anche la loro dignità umana ed i loro diritti fondamentali siano pienamente rispettati”, ha aggiunto il Papa.

I Vescovi del Pakistan hanno espresso la propria riconoscenza per l'attenzione del Pontefice nei confronti dei cristiani sofferenti del loro Paese.

“Siamo molto grati al Santo Padre per le sue parole in favore di Asia Bibi, per l’attenzione alle sofferenze dei cristiani in Pakistan e ai nostri diritti”, ha riferito all'agenzia Fides monsignor Andrew Francis, Vescovo di Multan, in Punjab.

“A nome dei Vescovi, e dell’intera comunità dei credenti in Cristo, gli esprimiamo il nostro sincero grazie per il suo grande coraggio, per la protezione dei senza-voce, di quanti sono vittime innocenti di violenze e sopraffazioni”, ha aggiunto.

Monsignor Francis ha annunciato a Fides “una grande campagna di preghiera, che si tiene in tutte le chiese per la vita di Asia Bibi: i fedeli si riuniscono in Adorazione davanti al Santissimo Sacramento per pregare per la sua liberazione, affidando al Signore le sue sofferenze”.

Il caso della donna, ha sottolineato, “è molto triste”. “Siamo davvero indignati e sconcertati per l’abuso continuo di questa legge sulla blasfemia”.

Dal canto suo Nasir Saeed, cristiano pakistano coordinatore del Centro per l’Assistenza e l’Aiuto Legale (CLAAS), che fornisce assistenza legale gratuita e supporto concreto ai cristiani perseguitati in Pakistan, ha dichiarato a Fides che “negli ultimi tempi si registra un preoccupante intensificarsi della discriminazione e della persecuzione sui cristiani nel Paese, specialmente sulle donne e sulle ragazze cristiane”.

“Molti episodi di violenza non vengono nemmeno alla luce, per le pressioni, che vanno a buon fine, di influenti personaggi musulmani o perché le parti lese – spesso povera gente che vive in aree remote – non ha denaro per intraprendere un’azione legale o non sanno come reagire ai soprusi”.

La polizia, ha ricordato, “raramente compie indagini serie, finché una ONG, una Chiesa o qualche persona influente interviene a sollevare un caso. Questo immobilismo è molto grave”.

“E’ tempo che il Governo del Pakistan prenda in seria considerazione la questione dei diritti umani e dei diritti delle minoranze”, ha denunciato Saeed, chiedendo anche che “ONU e Unione Europea facciano pressioni”.
 
“Messaggi di speranza, di incoraggiamento, di solidarietà, e preghiere dai fedeli in tutto il mondo sono molto importanti”, ha aggiunto.