Benedetto XVI: il trono di Cristo è la Croce e il suo trionfo è la vittoria dell’Amore

Per la vigilia della celebrazione della Solennità di Cristo Re

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CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 27 novembre 2006 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito la lettera che Benedetto XVI ha inviato all’Arciprete della Basilica di San Paolo fuori le Mura, il Cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, in occasione della vigilia della celebrazione della Solennità di Cristo Re avvenuta sabato scorso in Basilica.



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Al Venerato Fratello
il Signor Cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo
Arciprete della Basilica di San Paolo fuori le Mura

Questa sera, in occasione della solennità di Cristo Re, viene aperto il Gran Portone di codesta Basilica nel corso di una speciale processione, durante la quale sono proposti alla meditazione dei fedeli elementi di musica sacra e d'arte basilicale, che richiamano la "Basilica domus", la casa del Re. Tale suggestiva celebrazione della regalità divina, animata dalla Comunità dei monaci benedettini, invita i presenti a tornare con il pensiero alle origini del Cristianesimo nell’Impero Romano, quando antiche basiliche, destinate a funzioni amministrative, commerciali e giudiziarie, ispirarono e dettero forma ai primi edifici del culto cristiano. E’ anche un’utile occasione per lasciare che il linguaggio della storia, dell'arte e della musica accompagni la nostra preghiera, e ci aiuti a rendere lode al Re dell’universo, che in modo speciale contempliamo in questa fine dell’anno liturgico.

Con affetto mi unisco a Lei, Signor Cardinale, ai venerati Fratelli nell’Episcopato, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, in particolar modo alla benemerita Comunità dei monaci benedettini che con dedizione accudiscono alle necessità pastorali dei fedeli, ed a quanti prendono parte a così significativa manifestazione spirituale e culturale. A tutti giunga il mio cordiale saluto.

Ripercorrendo con il pensiero gli elementi delle antiche basiliche romane, che hanno trovato nuova espressione in quelle cristiane, come appunto nella Basilica Ostiense dedicata all’Apostolo delle genti, non possiamo non far memoria con devota ammirazione dei martiri dei primi secoli del Cristianesimo. Questi nostri antenati nella fede hanno reso gloria con la loro esistenza e specialmente con il martirio alla divina regalità di Cristo, che si è dichiarato Re, ma non di questo mondo. La sua logica non si ispira, infatti, ai criteri di efficienza e di potenza umana, il suo dominio non s’impone con la forza. Al contrario, Egli vince il male con il bene, l’odio e la violenza con il perdono e l’amore. Il trono di questo Re, che noi oggi adoriamo, è la Croce ed il suo trionfo è la vittoria dell’Amore, di un amore onnipotente che effonde dalla Croce i suoi doni sull’umanità di tutti i tempi e di tutti i luoghi.

Si elevi, pertanto, con gioia il nostro inno di lode e di ringraziamento a Colui che in questa solennità onoriamo come Re, Onnipresente nella sua Chiesa, Trionfatore sulla morte, Giudice giusto e misericordioso, Pietra scartata dai costruttori, ma divenuta testata d'angolo. Possa ogni creatura, libera dalla schiavitù del peccato, servirlo e lodarlo senza fine.

A tutti la mia benedizione.

Dal Vaticano, 25 Novembre 2006
BENEDICTUS PP. XVI

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