Benedetto XVI: l'ecumenismo, “opzione irreversibile della Chiesa”

Riceve in udienza i Vescovi della Regione Nordeste III del Brasile

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CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 10 settembre 2010 (ZENIT.org).- “Il dialogo fra i cristiani è un imperativo del tempo presente e un'opzione irreversibile della Chiesa”.

Benedetto XVI lo ha ricordato questo venerdì mattina ricevendo in udienza i Vescovi della Regione Nordeste III della Conferenza Episcopale del Brasile, a Roma per la loro visita quinquennale “ad Limina Apostolorum”.

Il Pontefice ha sottolineato l'importanza del dialogo ecumenico dopo aver constatato che, anche se i valori della fede cattolica hanno “modellato il cuore e lo spirito brasiliani”, attualmente si constatano “un consistente abbandono della vita ecclesiale o persino della Chiesa da parte di molti cattolici” e la “rapida espansione di comunità evangeliche e neopentecostali”.

Di fronte alla crescita di nuovi gruppi “che si dicono seguaci di Cristo, anche se suddivisi in diverse comunità e confessioni”, diventa sempre più urgente da parte dei pastori cattolici “l'impegno di creare ponti per stabilire contatti attraverso un sano dialogo ecumenico nella verità”, ha spiegato il Papa.

Questo sforzo, ha commentato, “è necessario prima di ogni altra cosa perché la divisione fra i cristiani è in contrasto con la volontà del Signore che 'tutti siano una cosa sola' (Gv 17,21)”.

Oltre a questo, “la mancanza di unità è causa di scandalo e finisce per minare la credibilità del messaggio cristiano proclamato nella società” in un momento in cui questa proclamazione “è forse ancor più necessaria che nei decenni passati”, perché – come dimostrano i resoconti che i presuli hanno consegnato al Pontefice – “persino nelle piccole città dell'interno del Brasile si osserva una crescente influenza negativa del relativismo intellettuale e morale nella vita delle persone”.

Gli ostacoli sul cammino

Gli ostacoli che deve affrontare la ricerca dell'unità dei cristiani “non sono pochi”, ha constatato Benedetto XVI, citando in primo luogo la necessità di “rifiutare una visione erronea dell'ecumenismo, che comporta un certo indifferentismo dottrinale che cerca di livellare, in un irenismo acritico, tutte le 'opinioni' in una sorta di relativismo ecclesiologico”.

Una sfida parallela è quella dell'“incessante moltiplicazione di nuovi gruppi cristiani, alcuni dei quali fanno uso di un proselitismo aggressivo”, dimostrando come il panorama dell'ecumenismo sia “ancora molto variegato e confuso”.

Ricordando le parole che ha pronunciato nell'incontro con i Vescovi brasiliani nella Cattedrale di San Paolo l'11 maggio 2007, il Papa ha osservato che è “indispensabile una buona formazione storica e dottrinale, che abiliti al necessario discernimento ed aiuti a capire l’identità specifica di ognuna delle comunità, gli elementi che dividono e quelli che aiutano nel cammino verso la costruzione dell’unità”.

“Il grande campo comune di collaborazione dovrebbe essere la difesa dei valori morali fondamentali, trasmessi dalla tradizione biblica, contro la loro distruzione in una cultura relativistica e consumistica; e ancora, la fede in Dio Creatore ed in Gesù Cristo, suo Figlio incarnato”.

“È il Signore a dare l'unità, che non è una creazione degli uomini”, ha aggiunto. In questo contesto, “ai pastori corrisponde l'obbedienza alla volontà del Signore, promuovendo iniziative concrete, libere da qualsiasi riduzionismo conformista, ma realizzate con sincerità e realismo, con pazienza e perseveranza, che nascono dalla fede nell'azione provvidenziale dello Spirito Santo”.

Nuova evangelizzazione

Il grande successo riscosso dalle nuove confessioni in Brasile, ha segnalato il Papa, ha una delle sue ragioni nella “diffusa sete di Dio” del popolo brasiliano, che 500 anni fa ha visto la prima Messa celebrata proprio nella regione da cui provengono i Vescovi ricevuti in udienza.

Allo stesso modo, si tratta di “un indizio di un'evangelizzazione, a livello personale, a volte superficiale”.

I battezzati “non sufficientemente evangelizzati”, infatti, sono “facilmente influenzabili”, perché la loro è “una fede fragile e molto spesso basata su un devozionismo ingenuo”, pur conservando “una religiosità innata”.

In questo panorama, per Benedetto XVI emerge “la chiara necessità che la Chiesa cattolica in Brasile s'impegni in una nuova evangelizzazione che non lesini sforzi nella ricerca dei cattolici che si sono allontanati e anche di quelle persone che poco o nulla conoscono del messaggio evangelico”, per condurli “a un incontro personale con Gesù Cristo, vivo e operante nella sua Chiesa”.