Benedetto XVI: “La marginalizzazione del cristianesimo mina le basi stesse della convivenza umana”

Nell’udienza ai partecipanti al 56° Convegno Nazionale promosso dall’Unione Giuristi Cattolici Italiani

| 1010 hits

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 10 dicembre 2006 (ZENIT.org).- “Senza Dio l'uomo è perduto” e “l'esclusione della religione dalla vita sociale, in particolare la marginalizzazione del cristianesimo, mina le basi stesse della convivenza umana”, sostiene Benedetto XVI.



E’ questo il forte messaggio lanciato dal Papa nel ricevere in udienza il 9 dicembre i partecipanti al 56° Convegno Nazionale promosso dall’Unione Giuristi Cattolici Italiani sul tema: “La laicità e le laicità” e svoltosi a Roma dall'8 al 10 dicembre, presso l'Aula magna della Libera Università degli Studi Maria SS. Assunta.

Durante l’incontro tenutosi nell’Aula delle Benedizioni, il Papa ha spiegato all’inizio che “non c’è una sola laicità, ma diverse, o, meglio, ci sono molteplici maniere di intendere e di vivere la laicità, maniere talora opposte e persino contraddittorie tra loro”.

“Oggi – ha continuato il Pontefice – la laicità viene comunemente intesa come esclusione della religione dai vari ambiti della società e come suo confino nell’ambito della coscienza individuale”.

Quindi, “la laicità si esprimerebbe nella totale separazione tra lo Stato e la Chiesa, non avendo quest’ultima titolo alcuno ad intervenire su tematiche relative alla vita e al comportamento dei cittadini”, e anzi “comporterebbe addirittura l’esclusione dei simboli religiosi dai luoghi pubblici”.

“Alla base di tale concezione – ha osservato il Vescovo di Roma – c'è una visione a-religiosa della vita, del pensiero e della morale: una visione, cioè, in cui non c'è posto per Dio, per un Mistero che trascenda la pura ragione, per una legge morale di valore assoluto, vigente in ogni tempo e in ogni situazione”.

“È compito, allora, di tutti i credenti, in particolare dei credenti in Cristo, contribuire ad elaborare un concetto di laicità che, da una parte, riconosca a Dio e alla sua legge morale, a Cristo e alla sua Chiesa il posto che ad essi spetta nella vita umana, individuale e sociale, e, dall'altra, affermi e rispetti la ‘legittima autonomia delle realtà terrene’”, ha indicato.

“La ‘sana laicità’ comporta che lo Stato non consideri la religione come un semplice sentimento individuale, che si potrebbe confinare al solo ambito privato. Al contrario, la religione, essendo anche organizzata in strutture visibili, come avviene per la Chiesa, va riconosciuta come presenza comunitaria pubblica”, ha detto poi Benedetto XVI.

“Non è certo espressione di laicità, ma sua degenerazione in laicismo, l'ostilità a ogni forma di rilevanza politica e culturale della religione; alla presenza, in particolare, di ogni simbolo religioso nelle istituzioni pubbliche”, ha tenuto quindi a precisare.

Allo stesso modo, ha continuato, “non è segno di sana laicità il rifiuto alla comunità cristiana, e a coloro che legittimamente la rappresentano, del diritto di pronunziarsi sui problemi morali che oggi interpellano la coscienza di tutti gli esseri umani, in particolare dei legislatori e dei giuristi”.

“Non si tratta, infatti, di indebita ingerenza della Chiesa nell'attività legislativa, propria ed esclusiva dello Stato, ma dell'affermazione e della difesa dei grandi valori che danno senso alla vita della persona e ne salvaguardano la dignità”, ha detto in seguito.

“Questi valori, prima di essere cristiani, sono umani, tali perciò da non lasciare indifferente e silenziosa la Chiesa, la quale ha il dovere di proclamare con fermezza la verità sull'uomo e sul suo destino”, ha sottolineato infine.

Nata nell'immediato secondo dopoguerra (1948), su impulso di personalità quali Giuseppe Capograssi e Francesco Carnelutti, l'Unione Giuristi Cattolici Italiani ha sede in Roma e conta attualmente 1.500 soci. Il suo Presidente è il professor Francesco D’Agostino.

L'Unione, secondo il suo Statuto, “ha lo scopo di contribuire all'attuazione dei principi dell'etica cristiana nell'esperienza giuridica”, nell'attività legislativa, giudiziaria e amministrativa, in tutta la vita pubblica e professionale.