Benedetto XVI spiega come fare della globalizzazione un’alleata contro la povertà

Tessere una rete di solidarietà e comprensione tra i popoli

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CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 3 luglio 2006 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ritiene che la solidarietà sia la chiave affinché la globalizzazione diventi un’alleata (e non un nemico) della lotta alla povertà.



Lo ha spiegato al nuovo ambasciatore dell’Uruguay presso la Santa Sede, Mario Juan Bosco Cayota Zappettini, autore di numerosi studi sulla dottrina sociale e oratore di fama internazionale sull’argomento.

“Al giorno d’oggi, il vasto problema della povertà e dell’emarginazione è una sfida pressante per i governanti e i responsabili delle istituzioni pubbliche”, ha constatato il Papa nel discorso che ha rivolto nella cerimonia di consegna delle lettere credenziali del nuovo rappresentante di Montevideo a Roma.

Dall’altro lato, ha aggiunto dopo aver inviato il suo saluto al Presidente della Repubblica, Tabaré Vázquez Rosas, “il cosiddetto processo di globalizzazione ha creato nuove possibilità e anche nuovi rischi, che è necessario affrontare nel concerto più ampio delle Nazioni”.

“E’ un’opportunità per tessere una rete di comprensione e solidarietà tra i popoli, senza ridurre tutto a scambi meramente commerciali o pragmatici, e in cui trovino spazio anche i problemi umani di ogni luogo e, in particolare, degli emigranti costretti ad abbandonare la loro terra in cerca di migliori condizioni di vita, il che a volte comporta gravi conseguenze nell’ambito personale, familiare e sociale”, ha osservato.

In questo contesto, ha spiegato, “la Chiesa, considerando l’esercizio della carità una dimensione essenziale del suo essere e della sua missione, sviluppa con abnegazione una preziosa attenzione nei confronti dei bisognosi di qualsiasi condizione o provenienza, e collabora in questo compito con le varie entità e istituzioni pubbliche affinché a nessuno in cerca di sostegno manchi una mano amica che lo aiuti a superare le difficoltà”.

“Per questo offre le sue risorse personali e materiali, ma soprattutto la vicinanza umana che cerca di soccorrere la povertà più triste, la solitudine e l’abbandono, sapendo che l’amore, nella sua purezza e nella sua gratuità, è la migliore testimonianza del Dio in cui crediamo e che ci spinge ad amare”, ha affermato.