Benedetto XVI: un papa che conquista con la semplicità

Tre volumi della Lindau per celebrare l'85° compleanno di Joseph Ratzinger

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di Luca Marcolivio

ROMA, martedì, 17 aprile 2012 (ZENIT.org) – In occasione dell’85° compleanno di papa Benedetto XVI, la Lindau ha presentato tre libri, tutti dedicati alla figura del pontefice tedesco.
In un incontro tenutosi ieri sera presso il Centro Internazionale di Comunione e Liberazione, a due passi da Porta Pia, e moderato dal giornalista Roberto Fontolan, sono intervenuti gli autori delle tre pubblicazioni.

Il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ha illustrato il suo saggio Il mistero del granello di senape. Fondamenti del pensiero teologico di Benedetto XVI (Lindau, 2012, pp. 393, euro 32).

Il giornalista vaticanista Aldo Maria Valli ha invece presentato il volume La verità del Papa. Perché lo attaccano, perché va ascoltato (Lindau, 2010, pp. 179, euro 12), pubblicato quasi due anni fa ma estremamente attuale.

Il terzo libro presentato presso il Centro Internazionale di CL è stato Benedetta umiltà. Le virtù semplici di Joseph Ratzinger (Lindau, 2012, pp. 144, euro 14), a cura di Andrea Monda, docente di religione nei licei, giornalista, scrittore ed esperto di letteratura anglosassone.

L’intervento del cardinale Koch, partendo da una base teologica, ha messo in relazione la formazione accademica di Joseph Ratzinger con la virtù della semplicità e della chiarezza espositiva che caratterizza il pontefice tedesco.

Ribadendo l’interdipendenza tra teologia, Chiesa e Verità, il porporato svizzero ha sottolineato vari aspetti del magistero ratzingeriano, tra cui l’esigenza di una teologia cristiana che ritorni “alle basi elementari della fede”.

La scelta del titolo Il mistero del granello di senape è tutt’altro che casuale: si tratta infatti di una parabola su cui il Papa medita “di continuo” e che ben rappresenta il fulcro del suo pensiero.

In un suo saggio di dieci anni fa - citato dal cardinale Koch - Ratzinger, infatti, scrive: “Dio non guarda ai grandi numeri e ai successi esteriori ma riporta le sue vittorie nell’umile segno del granello di senape”. Quest’ultimo, ha osservato Koch, è “il più piccolo di tutti i semi ma diventa più grande di altre piante”: esso è quindi “una bella metafora della speranza cristiana”.

Il profilo del “papa scomodo”, inviso ai poteri forti e tenace avversario delle degenerazioni della modernità, è stato preso in esame da Aldo Maria Valli che ha ricordato come, alla base del pensiero ratzingeriano, vi sia l’ambizione di “allargare lo spazio della ragione, di darle maggiore respiro”.

Benedetto XVI, avversando il mito della “libertà sciolta da ogni legame”, ci mette in guardia dal pericolo di un’umanità poco interessata alla verità e al senso profondo dell’esistenza, quindi “più facilmente manipolabile” dai poteri forti.

Valli si è soffermato anche sull’aspetto più genuinamente umano della personalità di un Pontefice che, per il suo pensiero controcorrente, ha suscitato spesso ostilità e pregiudizi, specie da parte delle élite e degli intellettuali.

Eppure Joseph Ratzinger, con la sua disarmante semplicità, ha sempre saputo “conquistare tutti”, cattolici e non, e - come testimonia il successo della maggior parte dei suoi viaggi pastorali - molti di coloro che prima lo avversavano, ne sono diventati dei sinceri ammiratori.

Sulle virtù dell’umiltà, della semplicità e del buonumore di Benedetto XVI, si è soffermato in particolare Andrea Monda. “Conobbi il cardinale Ratzinger molti anni fa quando ero un giovane giornalista – ha raccontato Monda -. Conversando con lui mi accorsi che era un grande conoscitore dell’opera di Gilbert K. Chesterton e che non faceva affatto pesare a nessuno la sua immensa cultura”.

Il giornalista e scrittore romano ha poi sottolineato la notevole sensibilità artistica, letteraria e musicale di Ratzinger che, oltre a suonare il piano, è solito commentare i concerti che gli vengono dedicati “con parole sublimi”.

In molti scritti e discorsi ratzingeriani emerge una forma mentis vicina a quella di molti scrittori cattolici anglosassoni: oltre che con Chesterton, Monda ha individuato un parallelo con Oscar Wilde che affermava: “Le cose vere della vita non si studiano, né si imparano, ma si incontrano”. Un’affermazione, quest’ultima, molto in linea con la mistica del reale della Deus caritas est.

“La parola umorismo – ha osservato ancora Monda – ha la stessa radice etimologica di umiltà e in papa Ratzinger quest’ultima dote si esprime anche nella capacità di rinuncia. Quando è stato eletto papa ha dovuto, ad esempio, sacrificare l’aspirazione ad una vecchiaia tranquilla ed esclusivamente dedita agli studi”.

La piega che ha preso la vita di Joseph Ratzinger, al momento di diventare Benedetto XVI, può quindi richiamare la frase di un altro grande letterato anglosassone, Cormac McCarthy, che ha affermato: “Ho avuto quello che mi serviva, invece di quello che volevo”.

Tutti e tre gli autori intervenuti hanno evidenziato aspetti differenti della vita e della personalità di Joseph Raztinger, giungendo, tuttavia, a conclusioni molto simili.

Il filo rosso delle considerazioni di chi ha la fortuna di conoscere da vicino il Santo Padre risiede nella “semplicità che conquista”, nella consapevolezza di avere di fronte un vero gigante tanto dell’intelletto, quanto della fede, altrettanto grande nell’umiltà.

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