Bernadette: una portavoce esemplare di Maria

Nel suo ultimo saggio Vittorio Messori argomenta la credibilità delle apparizioni di Lourdes

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di Luca Marcolivio

ROMA, sabato, 24 novembre 2012 (ZENIT.org) – Con il suo ultimo libro, Vittorio Messori si conferma il vero asso dell’apologetica e della saggistica cattolica italiana. Bernadette non ci ha ingannati. Un’indagine storica sulla verità di Lourdes, (Mondadori, pp. 300, euro 18,50) è il titolo dell’opera con cui il giornalista e scrittore emiliano compendia le sue ricerche pluridecennali sul tema delle apparizioni mariane nella località pirenaica.

Il successo di vendite non si è fatto attendere: il volume è stato stampato con una prima tiratura (molto alta in rapporto al momento di crisi) di 25mila copie ma già dopo due settimane è andata in tipografia la prima ristampa. Lo scorso mese, alla Fiera del Libro di Francoforte, sono stati già firmati numerosi contratti per la traduzione.

A colloquio con ZENIT, Messori ha raccontato la genesi e le ragioni del proprio saggio, in merito ad un avvenimento che, a 154 anni di distanza, non smette di far parlare di sé.

Quali novità ed originalità apporta il suo libro al dibattito sul tema di Lourdes e di Bernadette?

Messori: In un secolo e mezzo i libri su Lourdes si sono moltiplicati. Credo però  che il mio sia il solo (almeno nelle  intenzioni) che, dopo aver vagliato tutta questa enorme produzione, cerca di porsi tutte le obiezioni possibili contro la verità delle apparizioni e propone una risposta critica e documentata ad esse.

Che metodo di ricerca ha utilizzato per quest’opera? A quali fonti ha attinto?

Messori: Il mio metodo è quello dello storico: ricercare e vagliare le fonti, rispondere alle critiche con fatti precisi. Praticare cioè la sola apologetica che mi sembra efficace: pacatezza e rigore. Ogni studioso, cattolico o no, deve essere grato a don René Laurentin che, in 20 anni di lavoro, ci ha dato una ventina di libri con la raccolta completa dei documenti. Di Laurentin sono stato anche collaboratore. Mi baso, come doveroso, soprattutto sui risultati della sua ricerca, organizzandola e completandola per il  fine propostomi.

Bernadette non ci ha ingannati: questa è la sua tesi, espressa fin dal titolo. In che cosa in particolare non ci ha mentito?

Messori: Ciascuno dei nove capitoli del libro ha un punto interrogativo. Bernadette fu lo strumento di una truffa organizzata dai genitori o dai preti? Fu una commediante? Una allucinata? Ha mai esitato nella sua testimonianza o ne ha mai dubitato? Come la giudicarono le suore tra cui visse 13 anni? Alla fine mi pare che il lettore sia costretto dalla stessa rigorosa inchiesta storica ad arrendersi al mistero della realtà delle apparizioni.

In genere i veggenti e testimoni di apparizioni mariane vengono beatificati e canonizzati. Poi, però, si fa un gran parlare dei risvolti miracolosi della vicenda, molto meno della personalità del santo o beato in questione. Nel caso specifico, quali sono le virtù di Santa Bernadette? Che cosa la rende un esempio da imitare?

Messori: Bernadette fu uno strumento straordinariamente trasparente per il messaggio che doveva riferire. C’è in lei una eccezionale corrispondenza con i piccoli, i poveri, gli umili, gli ultimi, i sofferenti che sono i privilegiati del Vangelo. Più la si conosce, più si rimane stupiti e più la si ama. Davvero una “portavoce” esemplare di Maria.

Scorrendo le pagine del libro emerge l’eterna dialettica tra la Chiesa istituzionale, estremamente prudente quando non fredda sulle apparizioni mariane, e la fede del popolo, molto più carica di passionalità e contenuti emotivi e simbolici. È un tema che rimane attuale con le apparizioni di Medjugorje ancora in corso. Alla fine però, quasi sempre, il riconoscimento avviene... Ritiene che sia giusto smettere di porre in contrapposizione questi aspetti della vita ecclesiale?

Messori: Ciascuno, nella Chiesa, svolge la sua missione: quella della folla dei fedeli è l’attenzione pronta e, spesso, l’entusiasmo per eventi in cui vede la mano del Cielo. Ma dovere della Chiesa è la prudenza, il prendere tempo, l’esaminare con oggettività e, solo alla fine, dare il suo giudizio, positivo o negativo. È necessario che ci siano il devoto subito entusiasta e il prelato che vaglia, aperto al Mistero ma al contempo attento a non ingannare il popolo di Dio.

Personalmente, Lei è devoto alla Madonna di Lourdes? Come può uno scrittore come Lei, che fa apologetica, evitare di cadere nella trappola di confondere l’aspetto devozionale con quello dello studioso che indaga fatti storici con approccio razionale?

Messori: Prima che uno scrittore su Lourdes, sono un devoto di Lourdes. Amo andarvi sia mescolato ai pellegrini, sia da solo o con mia moglie e dividere il tempo tra processioni e frequentazione della biblioteca e dell’archivio del santuario. Ma, come dico sin dal primo capitolo, il credente è il solo che possa occuparsi di Lourdes con oggettività. In effetti se (per paradosso) si scoprisse che Bernadette ci ha ingannati, la fede non sarebbe in pericolo perché essa si basa non sulle apparizioni di Lourdes ma su quelle di Gesù risorto. Se invece l’incredulo dovesse ammettere la verità delle apparizioni, crollerebbe tutto il suo schema ideologico. In ogni caso, è significativo che il libro sia apparso all’inizio dell’Anno della Fede. Perché, se Lourdes è “vera”, tutta la fede cattolica è vera: Dio c’è, si è manifestato in Gesù e la Chiesa di Roma è depositaria e garante della Verità. Quella Grotta è un appiglio al quale aggrapparsi quando il dubbio ci assedia.

Veniamo all’attualità: il più recente episodio legato a Lourdes è stato l’allagamento della grotta di Massabielle. È lecito vedere in ciò un segno divino?

Messori: Sarei prudente prima di tirare in ballo il Soprannaturale per fatti come questi. Il torrente davanti alla Grotta è capriccioso, spesso supera gli argini, anche a me è capitato di muovermi nel santuario con gli stivaloni in gomma sino al ginocchio. Direi che i “segni” di Lourdes sono ben altri da qualche giorno di pioggia sui Pirenei, noti per la loro piovosità.