Bilancio, audience e diffusione dei programmi di “Radio Vaticana” nei Paesi islamici

Parla il Direttore Generale dell’emittente pontificia, Padre Federico Lombardi S.I.

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CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 21 febbraio 2006 (ZENIT.org).- Nel corso della conferenza stampa svoltasi questo martedì in Vaticano su “La Radio Vaticana al traguardo dei 75 anni. Nuove vie per il servizio della chiesa e prospettive”, il Direttore Generale, Padre Federico Lombardi S.I., ha fornito alcune informazioni sul bilancio dell’emittente, l’audience e la sua diffusione nei Paesi a maggioranza islamica.



In merito al budget della Radio, che ammonterebbe tra i 20 ed i 25 milioni di euro, ed è tra le maggiori spese sostenute dalla Santa Sede, padre Lombardi ha spiegato che “il Bilancio della Radio Vaticana è tanto per la Santa Sede, ma è poco rispetto ai servizi forniti per vastità e qualità”.

“Noi siamo molto attenti alla politica di risparmio però senza sacrificare la qualità e stiamo lavorando molto sulle innovazioni tecnologiche”, ha continuato il padre gesuita.

In merito alle entrate, il Direttore Generale ha raccontato che “negli anni passati ci si era rivolti alle Conferenze Episcopali, che però già contribuiscono al Bilancio della Santa Sede”.“E’ quindi difficile trovare forme di finanziamento della Radio distinte da quelle della Santa Sede”, ha commentato.

Circa una eventuale raccolta di inserzioni pubblicitari, padre Lombardi ha invece spiegato che per la “Radio Vaticana” “è un problema, una via molto difficile da praticare, perché i programmi variano da Paese a Paese, e conoscendo il nostro palinsesto diventa difficile promuovere prodotti commerciali”.

Secondo il Direttore dell’emittente pontificia, “la pubblicità ha senso nel contesto di una radio che trasmette 24 ore su 24 con una sola lingua e per un pubblico di una determinata area”.

Questa condizione – ha rilevato – “Radio Vaticana” ce l’ha solo per Roma dove trasmette in FM, ma quando si è provato a raccogliere inserzioni pubblicitarie “ci siamo resi conti che era maggiore la perdita in termini di caratterizzazione dei nostri programmi che il guadagno da un punto di vista economico”.

Alla domanda posta da un giornalista di ZENIT su quali sono i Paesi a maggioranza islamica dove la “Radio Vaticana” riesce a giungere con il proprio segnale, padre Lombardi ha sottolineato che “i Paesi islamici sono Paesi dove è chiara l’importanza delle onde corte o delle onde medie, perché non ci sogniamo di trovare in loco stazioni che ci possano ritrasmettere”.

Ed ha riportato alcuni esempi come la messa in onda delle Funzioni liturgiche in lingua inglese per il Medio Oriente e per l’Arabia Saudita, “pensando soprattutto ai Filippini che sono in quei Paesi centinaia di migliaia e sono cattolici”.

Il padre gesuita ha quindi parlato del discreto bacino di utenza che si ha nei Paesi del Nordafrica, come Algeria, Marocco, Tunisia e Libia.

“Sono Paesi dove abbiamo ascoltatori musulmani che ogni tanto si fanno vivi – ha affermato Lombardi –, apprezzando il nostro lavoro per la difesa dei diritti umani e per il rispetto della pace che proponiamo”.

“Anche in India sappiamo di avere moltissimi ascoltatori tra gli Indù ed anche tra i musulmani. In certe regioni dove i cattolici sono pochi, la ‘Radio Vaticana’ è più ascoltata dai non cristiani, ed abbiamo una considerevole corrispondenza che ci arriva da lì”, ha continuato.

Alla domanda su come quantificare l’audience internazionale di ‘Radio Vaticana’, padre Lombardi ha risposto che: “Purtroppo non c’è una risposta univoca, perché molto differenziata”.

“Per esempio il programma del radiogiornale polacco che è ritrasmesso sul primo programma della radio nazionale, ha milioni di radioascoltatori, ed è uno tra i più ascoltati del Paese. I programmi della Radio Vaticana in lingua francese vengono ritrasmessi in Francia da tutte le radio cattoliche e cristiane, ed hanno un’audience che supera le centinaia di migliaia ogni giorno”.

Padre Lombardi ha concluso affermando che “Radio Vaticana” non è condizionata dagli indici di ascolto: “A dire il vero abbiamo una certa libertà da questo punto di vista perché lavoriamo più per portare il servizio anche alle minoranze piuttosto che cercare il successo della grande audience”.