"Bisogna annunciare Gesù Cristo al di là dell'orgoglio umano" (Prima parte)

Intervista con il cardinale Jorge Urosa, arcivescovo di Caracas

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di José Antonio Varela Vidal

CITTA 'DEL VATICANO, venerdì, 6 luglio 2012 (ZENIT.org) - In questi giorni si è riunito il Consiglio dei Cardinali incaricati di affrontare gli affari economici della Santa Sede, dove i porporati hanno ricevuto segnalazioni dirette sulla situazione finanziaria del Vaticano. Tra i presenti il ​​cardinale Jorge Urosa, arcivescovo di Caracas, che ha parlato con ZENIT di questo importante incontro e anche delle sfide pastorali e politiche del suo paese.

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Eminenza, che cosa La porta a Roma?

Card. Urosa: Vengo dalla riunione del Consiglio dei Cardinali per le questioni amministrative e finanziarie della Santa Sede. Abbiamo avuto un incontro molto intenso con l'assistenza dei quindici cardinali, con ottime informazioni sullo svolgimento degli affari del Vaticano. Sono molto soddisfatto di questo incontro…

Se siete soddisfatti voi, allora possiamo stare tutti tranquilli ...

Card. Urosa: I conti sono buoni, tra alti e bassi; però fortunatamente c’è un’attitudine al buon controllo, alla precisione, ad un'amministrazione esatta che tiene conto del carattere direi anche sacro dei fondi amministrati. Apprezzo molto il lavoro sia dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, sia del Governatorato Vaticano e della Prefettura. Tra l’altro, è una grande cortesia del Vaticano convocare questo incontro e chiedere la nostra opinione. Possiamo dire che le cose stanno andando bene, nel mezzo di una crisi economica globale, per merito dell'abilità e della dedizione dei responsabili di queste istituzioni.

Qual è il suo parere sulla lettera con cui il Papa ha ratificato la sua fiducia al Cardinale Bertone?

Card. Urosa: Credo sia molto importante, perché è la dimostrazione del sostegno e della fiducia del Santo Padre al Cardinale Segretario di Stato, in mezzo a tante voci che speculavano proprio su questo, cercando di danneggiare il movimento interno alla Santa Sede, e che noi consideriamo assolutamente infondate.

Sembra però che si attacchi anche il movimento esterno…

Card. Urosa: Io ho già espresso la mia solidarietà al Papa e al Vaticano. Credo che ciò che si vuole minare è la credibilità e l’immagine della Chiesa, ma grazie a Dio le cose stanno andando bene. È evidente che sono speculazioni infondate che cercano di danneggiare la reputazione della Chiesa in un mondo mosso dall’invidia e da desideri che non corrispondono a ciò che è invece la reale esperienza di comunione ecclesiale della Santa Sede.

Venendo al Venezuela, qual è oggi la preoccupazione principale del suo paese?

Card. Urosa: Siamo preoccupati per le tendenze al secolarismo, al consumismo, all'edonismo, al materialismo e al relativismo presenti soprattutto nel mondo occidentale e che stanno intaccando la vita di fede. Pensiamo, quindi, che gli sforzi del Santo Padre di proclamare l’anno della fede e della nuova evangelizzazione, diano nuovo impulso a questo compito essenziale per la Chiesa, in particolare per i vescovi e i sacerdoti.

Bisogna affrontare con molto entusiasmo la sfida di annunciare Gesù Cristo al mondo come il vero Salvatore, perchè la salvezza non viene dal denaro, dal sesso o dal potere, tantomeno dall'orgoglio dell’uomo, ma da Dio che ha inviato il Suo unico Figlio per darci le giuste risposte alle domande dell'esistenza umana: che cos'è l'uomo, dove andiamo, che cosa è la felicità?

I vescovi dell'America Latina hanno fatto qualche progresso dopo Aparecida?

Card. Urosa: Siamo impegnati fortemente nella Nuova Evangelizzazione da quando Papa Giovanni Paolo II lanciò la sfida nel 1983, e poi con l'iniziativa di Aparecida di lanciare una missione evangelizzatrice  continentale.

I Vescovi del Venezuela hanno accolto con favore queste iniziative e stanno lavorando in modo specifico in ogni diocesi. Abbiamo dedicato tre anni a Caracas ad una intensa evangelizzazione della Missione Continentale; come risultato di questa attività abbiamo preparato un nuovo piano pastorale congiunto che lanceremo entro la fine dell'anno. Stiamo lavorando duro su questa linea perché percepiamo una realtà che ci interpella sulle problematiche già citate del secolarismo e, a Caracas in modo particolare, sulla scarsità di sacerdoti, che fa sì che molte persone - anche battezzate - non conoscano Gesù Cristo o non abbiano dimestichezza con la fede. La nuova evangelizzazione è dunque una sfida continua da affrontare con decisione ed entusiasmo.

C'è una realtà in crescita in molti paesi latino-americani che è la "Santeria". Cosa bisogna fare a riguardo?

Card. Urosa: La “Santeria” è una risposta al desiderio di Dio della gente che non ha avuto alcun contatto con il Vangelo di Cristo. In questi ultimi anni, in Venezuela, si è verificata una forte crescita di tale realtà, proprio a causa della mancanza di conoscenza della fede.

La risposta a questo fenomeno dovrebbe essere presentare Gesù come nostro Salvatore, l’unico in grado di soddisfare le esigenze e le domande che gli esseri umani hanno nei propri cuori. La “Santeria” smetterà di crescere quando realizzeremo il nostro lavoro di evangelizzazione.

[La seconda ed ultima parte dell’intervista verrà pubblicata domani sabato 7 luglio]