Brasile, terra di speranza

Il Rettore della Lateranense, mons. Dal Covolo, racconta il viaggio pastorale nel Paese che ospiterà la GMG

| 878 hits

di Massimiliano Padula

ROMA, martedì, 28 agosto 2012 (ZENIT.org) - Ha una profonda tradizione cristiana, ma è anche il Paese della samba e della bossa nova. Ha dato i natali al grande Pelé: è il Brasile, il paese più grande del Sud America sul quale, durante i prossimi quattro anni, si accenderanno i riflettori di tutto il pianeta. Non solo, infatti, ospiterà le prossime Olimpiadi (2016) e i prossimi mondiali di calcio (2014), ma nel 2013 centinaia di migliaia di giovani da tutto il mondo raggiungeranno Rio de Janeiro per incontrarsi, e incontrare Benedetto XVI, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù (23-28 luglio 2013).

Dopo Madrid 2011, infatti, il Paese verde-oro ospiterà un evento che si preannuncia colorato e carico di significato religioso, ma anche, come testimoniano le passate Giornate, un’opportunità straordinaria di evangelizzazione.

«Andate e fate discepoli tutti i popoli!». Il gran finale del Vangelo di Matteo non poteva meglio rappresentare un evento atteso non solo dai giovani, ma da tutti coloro che riconoscono in Gesù Cristo il senso della vita e della storia.

Il Rettore della Pontificia Università Lateranense, il vescovo Enrico dal Covolo, ha voluto preparare a questo evento la comunità accademica lateranense, recandosi in terra brasiliana. Dal 29 luglio al 21 agosto, infatti, egli ha visitato seminari, università, istituti teologici, comunità cristiane…, da Brasilia a Porto Alegre; e ha incontrato numerosi Vescovi, per condividere con loro la missione accademica e pastorale di quella che, a titolo tutto speciale, è l’Università del Papa.

«Il gran finale di Matteo 28,19 – spiega il presule – si attaglia in modo peculiare alla missione dell’Università del Papa. Ovviamente, nello specifico della missione accademica, che è missione di insegnamento e di ricerca scientifica. Ma proprio questa missione, nel contesto socio-culturale di oggi, – aggiunge – non può realizzarsi se non “in rete”: cioè nella collaborazione intensa, condivisa, e il più possibile estesa, con altre istituzioni accademiche, a raggio mondiale. A dire il vero, non basta neppure questa rete accademica internazionale. Bisogna allargarla, nelle forme più opportune, alle varie “agenzie educative”, che operano sul territorio».

Tra le immagini rimaste più impresse nel cuore del vescovo c’è anzitutto la vivacità straordinaria della Chiesa brasiliana: «le nuove comunità, ma anche le presenze ormai collaudate da lunghi anni di evangelizzazione, – chiarisce il pastore – trasmettono una grande speranza». Quella speranza che anima anche l’organizzazione della Giornata Mondiale della Gioventù. «Nella Chiesa brasiliana – racconta – fervet opus, in maniera impressionante. Una cosa che mi ha molto impressionato è stata la visita che ho fatto nell’Arcivescovado di Rio dove sono stato ospitato in quello che, dopo le opportune ristrutturazioni, dovrà essere l’appartamento del Papa a Rio. Significativa è stata la visita del settimo piano dell’episcopio: lo spazio sarà interamente allestito, con le più sofisticate attrezzature informatiche e con una sapiente lottizzazione degli ambienti, per le esigenze organizzative e logistiche della Giornata. Nel complesso, è un’attività generosa, che porterà frutti copiosi, non solo all’America Latina, ma a tutta la Chiesa e al mondo, grazie alla promessa di Gesù: “Andate dunque… Ecco, io sono con voi fino alla fine del mondo” (Mt 28,19-20).