Buon Natale Beirut, la città sorridente

La voce del Libano in Europa dovrebbe essere quella di un paese variegato, importante per il futuro dell'umanità. Invece sono solo conflitti e attentati a monopolizzare l'attenzione pubblica

Beirut, (Zenit.org) Lorenzo Pisoni | 333 hits

Beirut, questa città così bella per la posizione in cui si trova torna in auge nei nostri angusti spazi europei solo in caso di attentati. Il perenne scontro tra musulmani sunniti e sciiti (Hezbollah) sembra non terminare mai ed ecco che le notizie su questo conflitto monopolizzano l’attenzione europea. Ma il Libano non è solo questo, il Libano è anche cristianesimo e tradizioni cristiane. E la ricchezza delle persone benestanti travalica i confini della religione per sconfinare nell’opulenza che anche qui è diffusa.

Il problema della sicurezza non è tanto visibile in ogni angolo di strada. In centro e nei quartieri cristiani la situazione è tranquilla. Nei quartieri abitati da musulmani è un po’ più rischioso avventurarsi. Anche se qui la polizia libanese esercita un controllo ferrato: schedano persino le macchine che si trovano sotto i palazzi. Il rischio attentati c’è ed è serio. La situazione può esplodere in un attimo e allora la soave tranquillità lascia il passo alle armi.

La voce del Libano che dovrebbe arrivare in Europa dovrebbe essere quella di un popolo variegato, culla della civiltà fenicia, un popolo che in realtà è molto avanzato e che potrebbe essere autosufficiente per quanto riguarda le sue risorse economiche. Una nazione importante per il futuro dell’umanità.

All’aeroporto internazionale intitolato al premier assassinato Hariri - ritenuto un personaggio importante da tutte le varie fazioni religiose - ci sono una serie di fotografie tridimensionali che ritraggono alcune parti della città prima della guerra, durante e dopo. In queste foto si nota l’evoluzione di un paese e della sua gente che nonostante i mille problemi ha saputo risalire la china. Al suk centrale, alcune foto illustrano la ricchezza della città anche nel periodo ottomano.

Anche in Libano, poi, si celebra il Natale. Nei quartieri cristiani è possibile vedere alberi e presepi, nei quartieri musulmani solo alberi. Anche qui c’è umanità e il colore che campeggia negli addobbi natalizi è il bianco che richiama la neve delle montagne attorno a Beirut. E anche durante le feste prosegue la ricostruzione di quei palazzi ancora distrutti, rimasti pochissimi.

La capitale del Paese dei Cedri diventa sempre di più una città di aspetto moderno che decolla verso un futuro ancora incerto. E questa città continua a farsi amare forse per quella commistione tra vecchio e nuovo che la rende unica ma che porta purtroppo in alcuni casi allo scontro di tutti contro tutti. Domani forse un giorno Beirut si tranquillizzerà. Nel frattempo buon Natale...