Buona Pasqua e che sia resurrezione per tutti!

Cristo è morto e risorto una volta per sempre e per tutti

Catanzaro, (Zenit.org) Egidio Chiarella | 650 hits

C’è urgenza di vivere una Pasqua vera, meno possibile mescolata ad ingredienti relativistici e alto sonanti, non recintata solo dal puntuale adempimento di una pur oculata tradizione. L’arcivescovo di Catanzaro Squillace, S.E. Vincenzo Bertolone, in questi giorni, teatro di molteplici celebrazioni pasquali, si è augurato che il popolo dei fedeli, in ogni cerimonia santa, non si faccia attrarre “…dalla logica dell’apparire”,  oggi molto forte e in continuo radicamento,  ma si affidi “…a quella ben più importante dell’essere”. Il pastore calabrese ha infatti manifestato la necessità di andare al di là dei vari comitati organizzatori, puntando sulla spontaneità della gente, così come quando Gesù entrò in Gerusalemme, acclamato da una folla casuale. Dobbiamo i credenti, nonostante un edonismo massiccio, avere la responsabilità di seguire nel quotidiano gli inviti costanti che provengono da Papa Francesco, che non si stanca mai di  ricordare ad ogni uomo, quale deve essere il suo vero compito su questa terra, legandolo interamente ad una applicazione storica del vangelo. Nella sua prima Pasqua da pontefice, questo uomo di Dio, appena arrivato “dalla fine del mondo”, non ha esitato a farci capire che il periodo di resurrezione non è altro “… che l’esodo, il passaggio dell’uomo dalla schiavitù del peccato e del male, alla libertà dell’amore e del bene. Perché Dio è vita, solo vita, e la sua gloria, siamo noi, è l’uomo vivente”.  Il successore di Pietro ci ha ricordato che Cristo è morto e risorto una volta per sempre e per tutti e che la forza della Resurrezione, liberante da ogni schiavitù, deve realizzarsi negli spazi concreti della nostra esistenza, nella nostra vita di ogni giorno ed in qualunque tempo.

Indimenticabile questo suo passaggio che fotografa lo stato interiore del mondo, indicandone l’unico rimedio: “Quanti deserti, anche oggi, l’essere umano deve attraversare! Soprattutto il deserto che c’è dentro di lui, quando manca l’amore per Dio e per il prossimo, quando manca la consapevolezza di essere custode di tutto ciò che il Creatore ci ha donato e ci dona. Ma la misericordia di Dio può far fiorire anche la terra più arida, può ridare vita alle ossa inaridite”. Proprio questo papa, fin dal suo “primo passo” in piazza San Pietro, ha mostrato l’esigenza che la Chiesa si riversi tra la gente. Il suo stile di vita ne rappresenta il modello più significativo, al di là di ogni buona intenzione. A mio avviso c’è bisogno di questo ritorno alla comunità cristiana, pur utilizzando ogni strumento innovativo che l’intelligenza dell’uomo mette di continuo a disposizione lungo il suo cammino.  Il papa ha subito parlato del valore delle periferie, delle parrocchie, di luoghi fisici reali e non virtuali, dove ognuno, specie se giovane, si può ritrovare. La rivoluzione tecnologica, mentre porta infinite novità, non deve affossare i valori umani universali che non scadono, non si rottamano, non si sostituiscono con l’ultimo aggiornamento elettronico. Non a caso, proprio qualche giorno prima di salire al trono di Pietro, il cardinale Bergoglio, in preparazione della santa Pasqua, raccomandava ai suoi parroci e ai responsabili delle comunità educative, ma di certo anche a tutti noi che vogliamo vivere nella Parola, che la Chiesa si manifesti nella strada, evidenziando a tutti la presenza concreta del Signore.

Necessita perciò una conversione pastorale continua, per evitare, come ha ricordato Papa Francesco, di ritornare a desiderare le “cipolle d’Egitto”. Il popolo in fuga dalla terra del Nilo, mentre l’esercito del faraone lo inseguiva, gridò verso Mosè: “Che cosa hai fatto, facendoci uscire dall’Egitto? Era appunto questo che ti dicevamo in Egitto: Lasciaci stare, ché serviamo gli Egiziani!”… Essere schiavi è spesso più comodo e sicuro che non essere liberi, ed è fin troppo facile rimpiangere di riflesso le stesse “cipolle dell’Egitto” (cfr Numeri 11, 5). La poca fede ritarda la perfezione dell’uomo e non sa leggere la storia. Scrive Mons. Di Bruno: “Gesù è il vero Messia, il Risorto! Questa fede nasce nel cuore di Giovanni dopo aver ispezionato il sepolcro. Così facendo, Giovanni insegna al mondo intero che sempre vi è bisogno del riscontro storico. Mai una fede si potrà fondare sulla sola teoria, o sola verità annunziata”. La via della storia è necessaria sempre alla vera fede. Anche oggi, così come domani, via della vera fede per il prossimo è il “sepolcro vuoto” del corpo di chi crede in Gesù: Un corpo privo di ogni  vizio, ogni trasgressione, ogni violazione della Legge del Signore. Conclude il sacerdote: “Se il mondo non vede questo sepolcro vuoto, sarà per lui difficile pervenire alla retta fede. Tutte le fedi si equivalgono e tutte le parole sono uguali. Il sepolcro invece no. Quello di Cristo è vuoto. Tutti gli altri sono pieni. Così deve essere del nostro corpo”. Buona Pasqua e che sia resurrezione per tutti!

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