“Buoni propositi” per i cattolici del nostro tempo

Presentato all’Università Lateranense l’ultimo libro del giornalista Francesco Giorgino

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ROMA, giovedì, 19 aprile 2007 (ZENIT.org).- Essere cattolici oggi comporta una responsabilità enorme, prima fra tutte quella di indagare la verità e farla conoscere, tanto più se si svolge il delicato ruolo di operatori della comunicazione, sostiene Francesco Giorgino.



Il giornalista Rai e docente presso la Facoltà di Scienza della Comunicazione dell’Università “La Sapienza” di Roma ha pubblicato di recente il suo settimo libro, intitolato Buoni propositi. I cattolici nella società postmoderna (Edizioni Messaggero Padova) e con prefazione del Cardinale Paul Poupard, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.

Buoni propositi si pone come obiettivo una riflessione su alcune strutture fondanti la nostra società (matrimonio, famiglia, diritto alla vita e alla formazione, dialogo interreligioso, eccetera), sulla base della quale l’autore svela le proprie convinzioni cattoliche vincendo il rispetto umano tipico di molti cristiani di oggi, non per “sfrontatezza”, come spiega lo stesso Giorgino nell’introduzione, ma per una “partecipazione attiva alla contemporaneità con coraggio e con coerenza”.

Il volume è stato presentato il 17 aprile presso la Pontificia Università Lateranense (PUL), nel corso di una conferenza stampa moderata dal professor Dario Edoardo Viganò, Preside del Pontificio Istituto Pastorale “Redemptor Hominis” dello stesso Ateneo.

Tra i relatori: monsignor Rino Fisichella, Rettore dell’Università Lateranense, Dino Boffo, Direttore di “Avvenire”, il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, e Francesco D’Agostino, Ordinario di Filosofia del Diritto all’Università di Tor Vergata e alla PUL.

“Nel carosello di parole roboanti di tutti i giorni – ha affermato Boffo – rimaniamo attratti dalle parole semplici ma significative che sottintendono una possibilità d’impegno. In questo senso i ‘buoni propositi’ per i giornalisti delle redazioni cattoliche e laiche, devono concretizzarsi in uno sforzo serio di guardare alla realtà, non solo nei suoi aspetti negativi che l’informazione-spettacolo dei nostri giorni esalta costantemente”.

“I mass media sono impregnati di un pessimismo che deriva dall’attrazione per lo spettacolo della morte – ha proseguito il Direttore di 'Avvenire' –. In quest’ambito il pensiero di Giorgino va controcorrente: dobbiamo essere realisti in positivo perché anche il bello della vita merita di essere raccontato”.

Il professor D’Agostino ha, dal canto suo, lodato la capacità di Giorgino di mostrarsi “giornalista di razza” in quanto perfettamente calato nel tempo presente e impegnato a coglierne il senso, a differenza dei reazionari che mitizzano il passato ma anche dei progressisti, costantemente in attesa di cambiamenti messianici.

“In fin dei conti – ha affermato D’Agostino – l’attenzione analitica verso il presente è propria della cultura cristiana che ha spezzato la concezione ciclica del tempo, propria degli antichi, nonché dei conservatori, e in contrasto con il futurismo degli utopisti e dei rivoluzionari”.

“Il giornalista di razza – ha proseguito – è colui che ci insegna a cogliere il senso del tempo presente. Il relativismo, al contrario, considera il presente come un luogo di non-senso, al quale ognuno conferisce un senso diverso a seconda della propria sensibilità. Il cristiano accetta il presente perché sa che Dio è già in mezzo a noi”.

A metà dell’incontro la parola è passata all’autore del libro, il quale ha ricostruito il filo conduttore delle riflessioni che hanno dato vita al suo volume, avendo a cuore in modo particolare le problematiche d’attualità.

Buoni propositi – ha esordito Giorgino – è scaturito essenzialmente da una domanda: la fede deve rimanere nel buio del privato o può ergersi a criterio di giudizio? E, in quest’ultimo caso, come può caratterizzare una professione laica come quella del giornalista?”.

L’autore ha quindi fatto cenno alle problematiche del settore dell’informazione laddove “l’etichetta di postmodernità indica la cultura della simultaneità e dello scambio frenetico di informazioni. Oggigiorno aumentano le chance di comunicazione e paradossalmente viviamo la ‘anoressia’ del senso comunitario e una prospettiva desocializzante dei valori”.

“A mio avviso, la mancanza di fiducia nel futuro da parte dei giovani – ha proseguito il giornalista Rai – è una conseguenza dell’apatia di fronte alla fede e ai valori, della consapevolezza errata della reversibilità delle scelte, della metamorfosi della famiglia dei valori, in famiglia degli affetti”.

A chiudere l’incontro è stato monsignor Fisichella che, sulla scia delle affermazioni di Giorgino, ha ribadito: “La fede non può essere relegata nel ‘buio’ del privato, in quanto il cattolico fa sempre una professione pubblica della propria fede. Egli, però sarà tanto più forte, quanto più alle sue spalle, ci sarà una comunità forte”.

Riprendendo i temi della laicità e della famiglia, trattati nel libro, monsignor Fisichella ha detto di ritenere “giusto che ne parlino non solo i politici ma anche i giornalisti, in quanto sono argomenti che ci toccano tutti. In questo senso il Concilio Vaticano II e la Gaudium et Spes sono chiarissimi: politica e chiesa sono indipendenti ma cooperano tra di loro”.

“Uguale discorso per la famiglia: i coniugi sono tenuti a difendere la legittima autonomia della famiglia e la sua dignità. Qualsiasi forma di mediazione in questo ambito è ammissibile purché sempre al rialzo”, ha infine concluso.