Card. O'Brien: "Papa Francesco sta affrontando una situazione unica in Terra Santa"

Il Gran Maestro dell'Ordine Equestre spiega perché non ci sia uomo migliore di Bergoglio per ottenere buoni risultati in Terra Santa e nel mondo

Roma, (Zenit.org) Deborah Castellano Lubov | 305 hits

Il cardinale Edwin O'Brien, il cui ordine si impegna a preservare i luoghi storici in cui Gesù ha trascorso la sua vita, asserisce che secondo lui Papa Francesco sta affrontando una situazione che nessun'altro pontefice ha mai affrontato finora. In questa intervista, il porporato nato a New York racconta della sua stima per il re della Giordania che considera "un eroe" e perché ci sia bisogno di una maggiore difesa dei monumenti sacri, seppur questo implichi meno possibilità di visita per i turisti.

***

Per coloro che non hanno famigliarità con l'ordine Equestre, potrebbe spiegare di che cosa si tratta?

Card. O’Brien: L'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme ha le sue radici nelle crociate, ma è stata organizzato e nominato formalmente nella metà del XIX secolo. Invece di avere gruppi sparsi qua e là, noi siamo diventati un unico ordine papale. Dalle Crociate fino ad oggi, la missione per la fede nella Terra Santa è sempre stata importante: preservare la fede, sostenere coloro che mantengono la fede e proteggere quei monumenti della fede come quelli che troviamo nel Sacro Sepolcro, come il Cenacolo, e quei sacri luoghi che sono ancora vivi con la fede ma che rischiano di diventare musei a meno che il mondo Cattolico e Cristiano non decida di intraprendere un ruolo attivo nella loro gestione.

Quale, secondo lei, è la più grande minaccia per i monumenti nella Terra Santa?

Card. O’Brien: La più grande minaccia è il vandalismo sia in Israele sia nei territori musulmani. Ci sono estremisti in entrambe le parti, anche se sono pochi di numero, ma possono comunque creare scompiglio. Io penso che tutti quelli che perseguono i nostri obiettivi - e non sono solo obiettivi cattolici, ma anche cristiani e di altre fedi - capiscono che devono essere coinvolti più profondamente nel sostegno delle persone, dei posti e delle cause che sono così vitali per la preservazione di 2000 anni di storia.

Qual e' il ruolo dell'Ordine Equestre nell'aiuto verso i pellegrini?

Card. O’Brien: L'Ordine ha 30,000 membri in 35 Paesi diversi. Il nostro obiettivo primario come ordine papale è quello di crescere nell'amore di Cristo e per le cose di Cristo, e di fare quello che possiamo per incoraggiare la fede e i fedeli nella Terra Santa a rimanere forti e a migliorare. C'è stato un grande esodo dalla Terra Santa negli ultimi 20-25 anni. La nostra speranza è che la nostra carità e la nostra assistenza economica - il nostro ordine dà ogni anno 13 milioni di dollari al patriarca di Gerusalemme - possa aiutarli a mantenere aperte le nostre scuole, parrocchie, ospedali e seminari. Noi speriamo che non solo i cattolici, ma anche i cristiani di qualsiasi genere rimangano, invece di fuggire per paura da quella cultura che è così ricca nelle nostre tradizioni cristiane.

Cosa dovrebbe essere fatto riguardo a questo esodo?

Card. O’Brien: Io spero che il governo di Israele capisca che c'è un'alternativa al totale confinamento dei palestinesi. Abbiamo solo il 5% di cristiani in Palestina, quindi non è una personale o egoistica pretesa dei cristiani, ma una questione di diritti umani. Io parlo di un confinamento fatto di muri lunghi più di 130 metri e alti 9 metri per tenere lontani i palestinesi e non permetter loro di avere accesso a Gerusalemme. In molti casi le autorità Israeliane non permettono ai palestinesi di vedere i loro parenti o di attraversare i loro campi agricoli senza molte inconvenienze. Io posso capire le ragioni di sicurezza, ma non si possono 'chiudere a chiave' le brave persone di Dio per avere una sicurezza del 100%. E questo è ciò che sta succedendo.

Come valuta l'attuale stato della Terra Santa riguardo al rispetto e alla libertà religiosa?

Card. O’Brien: C'è una libertà di culto e siamo contenti per questo. Però la libertà è ancora limitata quando si tratta di raggiungere alcuni luoghi sacri o dover attraversare dei confini per visite di tipo lavorativo o familiare. Io capisco le ragioni per i limiti e per la paura del governo israeliano, ma penso che ci sia spazio per molta più flessibilità. Per quanto riguarda i rapporti fra cristiani e musulmani, io sono stato molto sorpreso e contento delle mie brevi esperienze perché ho potuto vedere che la grande maggioranza dei musulmani sono in pace e sono ansiosi di risolvere tutti i problemi che stanno affrontando i loro fratelli cristiani. Ma ancora una volta, ci sono estremisti che a volte cercano di fermare questi rapporti cordiali di speranza. Io auspico che qualsiasi passo in avanti per limitare l'influenza dei radicali farà sapere ai radicali che c'è un altro modo per vivere in una comunità equa, invece che scontrarsi in modo così disperato.

Come Grande Maestro, qual è stata la difficoltà maggiore con cui si è dovuto confrontare?

Card. O’Brien: Il nostro ordine è fondato come un ordine papale per sostenere i lavori caritatevoli e pastorali del Santo Padre. Noi stiamo facendo questo, i nostri 30.000 membri lo stanno facendo eroicamente attraverso la quantità di aiuto che danno, non solo aiuto materiale nella manutenzione delle nostre 45 scuole, 60 parrocchie e i nostri seminari nonostante i numeri limitati. Molti dei nostri affiliati organizzano pellegrinaggi ogni anno, non solo per pregare, ma anche per mostrare solidarietà verso chi, cristiani e non solo, affronta situazioni difficili, e questo è un grande incoraggiamento per loro. Questo è il nostro ruolo. Noi lasciamo che la Santa Sede e tutti i poteri dalla parte laica possano risolvere le differenze politiche. Non penso che ci sia una forza migliore, dalla nostra parte, del Segretario dello Stato in Vaticano e di Papa Francesco.

Ci sono altre riflessioni che vuole condividere?

Card. O’Brien: Sono molto felice dei rapporti fra il re di Giordania e il Papa. Per me il re della Giordania è un vero eroe, lui sta combattendo contro le forze dentro e fuori dal suo Paese che vogliono vedere rovine continue nel Medio Oriente. Lui ha dato il benvenuto e accoglienza a tantissimi rifugiati, dalla Palestina e dalla Siria. Ha cercato in tutti i modi di essere un mediatore per la pace, di costruire ponti invece che muri in quella parte del mondo dove di muri ce ne sono fin troppi. Lui ha lavorato con i leader di altre religioni per portare ad una maggiore comprensione e sviluppo nella società in Giordania, che è sotto grande pressione.

(Traduzione dall'inglese a cura di Alessandro Mancini)