Card. Parolin: La soluzione al problema migratorio passa da un "cambio culturale"

Nel Seminario sulle migrazioni in Messico, il Segretario di Stato sottolinea il ruolo del Cristianesimo nel promuovere dignità umana e accoglienza. Dopo la prolusione, l'incontro coi media e la cena d'onore offerta dal presidente Peña Nieto

Roma, (Zenit.org) Redazione | 322 hits

Il fenomeno migratorio investe aspetti culturali e sociali. È per questo che, secondo il cardinale segretario di Sato vaticano Pietro Parolin, “la soluzione” di questo problema “passa per una conversione culturale e sociale” profonda. L’attuale “cultura della chiusura” deve perciò trasformarsi in “cultura dell’accoglienza e dell’incontro”.

Il porporato ha espresso la sua opinione ieri, nel corso del Seminario sulle migrazioni che si è svolto a Città del Messico. Invitato dal presidente messicano Peña Nieto durante la visita ufficiale in Vaticano del giugno scorso, il card. Parolin ha spiegato che la promozione dei diritti umani è un compito impervio per qualunque società, ma bisogna altresì riconoscere i “passi importanti” realizzati di recente dal Messico, a cominciare dai miglioramenti “dell’attuale ambito normativo”.

Il card. Parolin ha inoltre posto l’accento sul ruolo centrale che svolge il Cristianesimo nel riconoscere la dignità e l’uguaglianza di ogni persona umana, creata a immagine di Dio. La cifra della vocazione al bene comune di una comunità politica - ha aggiunto - è “la qualità del suo servizio alle persone”, soprattutto “ai più poveri e vulnerabili”.

A quest’ultima categoria appartengono spesso i migranti, “per questo - ha proseguito il segretario di Stato - vi invito alla sfida di una società più giusta e solidale, che riconosce il valore della mobilità umana” e che non si chiuda in se stessa ma sia disposta all’accoglienza. È così che si può cambiare il futuro, riuscendo a “servire le persone concrete”.

In tal senso il Cardinale ha affermato di apprezzare il lavoro della Chiesa in Messico, la quale ha sviluppato molte iniziative per accogliere con ospitalità i migranti. Impegno che testimonia che il fenomeno migratorio non si risolve solo con mezzi legislativi, bensì attraverso “una conversione culturale e sociale”, capace di trasformare “la cultura della chiusura” in “culturale dell’accoglienza e dell’incontro”.

Un ultimo appello il porporato l’ha rivolto affinché vengano tutelati specialmente i bambini, che sempre più spesso varcano il confine tra Messico e Stati Uniti senza essere accompagnati da adulti. In quanto indifesi, ha commentato il card. Parolin, “è urgente proteggerli e assisterli”.

Dopo la prolusione al Seminario, il porporato ha incontrato i media messicani e partecipato alla grande cena in suo onore offerta dal presidente Peña Nieto. Proprio durante il convivio, Parolin ha pronunciato un breve discorso davanti agli altri invitati, nel quale ha ribadito che “la Chiesa appoggerà sempre le politiche che vanno nella direzione del rispetto della dignità della persona e dei suoi diritti fondamentali”.

In particolare, il Segretario di Stato, rilevando l’importante fase di riforme strutturali e costituzionali che coinvolgono il Paese in questo periodo, ha manifestato apprezzamento per la riforma dell’immigrazione che favorisce i diritti dei migranti. A nome del Papa e della Santa Sede ha quindi espresso gratitudine alla Chiesa messicana per "il servizio in favore delle necessità dei migranti”, attraverso i suoi “numerosi centri di accoglienza".

Ai media messicani, il cardinale ha parlato invece di povertà e immigrazione, un binomio - ha avvertito - che comporta nuove sfide. Tra queste, in modo particolare, “la disgregazione delle famiglie", "l’esodo dei bambini che emigrano da soli”, "la violenza legata al narcotraffico", senza dimenticare “la piaga della corruzione e il traffico di persone”.

Uno scenario cupo, di fronte al quale tuttavia il primo ministro vaticano ha esortato “a non lasciarsi rubare la speranza”, citando le parole di Papa Francesco. Nel mondo della globalizzazione, “nessun governo può affrontare con successo da solo queste sfide”, ha poi soggiunto, auspicando in “strategie comuni”, nel contesto americano e internazionale, che possano garantire la “promozione della persona e dei suoi diritti”.