“Caritas” chiede aiuto per lo sminamento dell’Angola

Cento mila persone hanno immediato bisogno di sostegno alimentare

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CITTÀ DEL VATICANO, venerdì, 10 settembre 2004 (ZENIT.org).- “Caritas Internationalis” ha lanciato un appello per la raccolta di circa 185 mila dollari, per l’avvio di un programma della durata di dieci mesi, denominato “Ways of progress II”, diretto ad aiutare le diocesi che più soffrono dell’attuale crisi umanitaria in Angola.



L’organismo cattolico di assistenza ha lanciato l’iniziativa al fine di richiamare l’attenzione sulla lunga sofferenza del popolo angolano, “apparentemente dimenticato tra le altre aree di conflitto e di crisi in Africa”, afferma un comunicato di martedì scorso.

Secondo la nota di “Caritas”, i 27 anni di conflitto civile hanno recato all’Angola un disastro socio-economico, lasciando i contadini senza sostentamento e le famiglie senza case.

Attualmente, più di 3,8 milioni di persone affette dalla guerra si sono ristabilite o sono rientrate nelle loro regioni di origine, dal cessate il fuoco del 2002.

Si stima che il 70 per cento di queste persone hanno affrontato il viaggio di ritorno senza alcun tipo di assistenza da parte delle autorità locali o organizzazioni umanitarie, verso zone che sono ritenute non idonee ad essere abitate.

L’accesso è stato inoltre ostacolato dalle mine terrestri - si calcola che vi siano sei milioni di mine inesplose disseminate nel Paese -, dalla distruzione di ponti e dalle cattive condizioni delle strade.

D’altra parte, la scarsa disponibilità di alimenti nelle zone in cui si è protratto il conflitto ha generato una diffusa insicurezza alimentare e una forte malnutrizione. Si stima che 100 mila persone si trovino in condizioni di bisogno immediato di sostegno alimentare.

L’obiettivo di “Caritas” è di fornire aiuto alimentare ai rifugiati che si apprestano a rientrare. Per questo lavora per rimettere in sesto la produzione agricola, l’allevamento di bestiame e per dare assistenza al fine di ottenere un autosostentamento.

Essa confida nel raggiungimento dell’obiettivo dell’autosufficienza, visto che la produzione locale alimentare è aumentata annualmente, dall’accordo di pace del 2002.

“Con un aiuto significativo ai rifugiati ristabilitisi nelle terre libere dalle mine, il Paese potrà presto rendere la propria agricoltura autosufficiente e persino produrre eccedenze per assicurarsi riserve di sementi e sicurezza alimentare per il futuro”, avverte il comunicato.

”Caritas Internationalis” è una confederazione di 162 organizzazioni cattoliche di aiuto, sviluppo e assistenza sociale, presenti in più di 200 Paesi e territori.

Maggiori informazioni sul sito www.caritas.org