"Caritas in Veritate": la sua collocazione nella tradizione

Intervista al professore di dottrina sociale p. Thomas Williams

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di Kathleen Naab

ROMA, domenica, 12 luglio 2009 (ZENIT.org).- La nuova Enciclica non è né di "destra", né di "sinistra". È un appello agli uomini e alle donne di buona volontà ad "esplorare attivamente nuove strade per promuovere uno sviluppo sostenibile", spiega un professore di Dottrina Sociale della Chiesa dell'Università Regina Apostolorum di Roma.

Il Legionario di Cristo p. Thomas D. Williams ha parlato con ZENIT della nuova Enciclica "Caritas in Veritate", la terza di Benedetto XVI e da lungo attesa, che tratta dello sviluppo umano integrale come elemento essenziale della Dottrina Sociale della Chiesa.

Il testo dell'Enciclica, firmato il 29 giugno, festa dei Santi Pietro e Paolo, è stato reso pubblico il 7 luglio dal Vaticano.

In questa intervista, p. Williams dà una collocazione della "Caritas in Veritate" nell'ambito della Dottrina Sociale della Chiesa e ne illustra i punti salienti.

Che cosa ha voluto realizzare Benedetto XVI con questa Enciclica?

Padre Williams: Il suo intento è stato molteplice. Questa Enciclica doveva essere originariamente pubblicata due anni fa, in commemorazione del 40° anniversario dell'Enciclica sociale di Paolo VI "Populorum progressio" del 1967. Tuttavia, diverse difficoltà, relative al testo stesso ma anche alla sopraggiunta crisi economica mondiale, hanno ritardato significativamente la pubblicazione del documento. Benedetto XVI evidenzia comunque alcuni importanti contributi dell'Enciclica di Paolo VI, che è notoriamente di difficile lettura e comprensione.

Il Papa sottolinea, ad esempio, l'insistenza di Paolo VI sull'indispensabile ruolo del Vangelo nella costruzione di una società libera e giusta. Allo stesso modo, osserva l'importante enfasi data da Paolo VI alla dimensione globale della giustizia sociale e "l'ideale cristiano di una unica famiglia dei popoli".

Questo spiega l'idea del Papa che la "Populorum progressio" meriti di essere considerata la "Rerum novarum" dell'epoca moderna?

Padre Williams: In parte sì. Fondamentalmente, Benedetto XVI è consapevole che la grande Enciclica leonina trattava specificatamente il problema economico della rivoluzione post-industriale e la risposta socialista al problema. A tale situazione Leone XIII aveva risposto affermando il diritto naturale alla proprietà privata, i difetti radicali della soluzione socialista e la necessità per le associazioni dei lavoratori di controbilanciare la durezza del sistema capitalistico.

La "Populorum progressio", d'altro canto, si è incentrata invece sull'idea di sviluppo umano integrale: un concetto più ampio rispetto all'attenzione strettamente economica della "Rerum novarum" e che Benedetto XVI fa proprio nella "Caritas in Veritate".

Il Papa osserva che solo una più profonda comprensione del bene della persona umana e della società può fornire le basi necessarie per la costruzione di una società veramente più giusta. Questo significa tenere conto non solo della dimensione economica, ma anche di quella culturale, affettiva, intellettuale, spirituale e religiosa dell'uomo.

Egli ribadisce con forza che la Chiesa, in tutto il suo essere e agire, è impegnata nella promozione dello sviluppo integrale dell'uomo. Questo ha senso, naturalmente, solo se si comprende lo sviluppo umano nel contesto della vocazione temporale ed eterna della persona umana.

Questa Enciclica sarà vista come una vittoria per la "sinistra" o per la "destra"?

Padre Williams: Il Magistero papale giustamente non entra nelle categorie politiche, destra/sinistra o conservatori/progressisti. Sicuramente questa Enciclica contiene molte cose che, se decontestualizzate, potrebbero essere usate per sostenere una grande varietà di posizioni, finanche posizioni antitetiche.

A tale proposito, è particolarmente importante seguire la richiesta dello stesso Papa, che cioè l'Enciclica sia letta all'interno del contesto della tradizione continua della Dottrina Sociale della Chiesa. È importante, come tutti i Papi hanno ribadito, individuare quelle parti dell'Enciclica che si inseriscono nella continua proclamazione, da parte della Chiesa, dei principi fondamentali di una giusta organizzazione della società e rappresentano i suggerimenti contingenti per raggiungere tale finalità.

Benedetto XVI afferma chiaramente che l'obiettivo del rinnovamento sociale è la realizzazione dello sviluppo umano integrale secondo il bene comune. Ciò che effettivamente contribuisce a questo scopo deve essere accolto, e ciò che lo ostacola deve essere respinto.

Inoltre, sebbene egli invochi l'intervento dello Stato nei mercati economici nazionali e mondiali, al contempo osserva che soluzioni meramente tecniche e istituzionali non saranno mai sufficienti, oltre a produrre deplorevoli sprechi delle burocrazie. Le sue parole dovrebbero servire come stimolo per gli uomini e le donne di buona volontà ad esplorare attivamente nuove strade per promuovere uno sviluppo sostenibile disperatamente necessario per il mondo in via di sviluppo.

Benedetto XVI individua nuove questioni sociali che devono essere affrontate nella nostra epoca?

Padre Williams: Ne evidenzia alcune. Anzitutto richiama la forte affermazione di Giovanni Paolo II del 1995 secondo cui le questioni sulla vita, soprattutto quella dell'aborto, si erano di fatto sostituite alle questioni dei lavoratori come tema di fondo di giustizia sociale dell'epoca contemporanea. Benedetto XVI si riferisce più volte al fondamentale legame tra etica della vita ed etica sociale, e osserva le lampanti contraddizioni in chi asserisce l'importanza della giustizia e della pace e allo stesso tempo tollera o persino promuove le offese al diritto fondamentale più importante, che è quello alla vita.

Il Papa, inoltre, collega la libertà religiosa al progresso e allo sviluppo umano. Egli condanna i fondamentalismi religiosi - soprattutto nelle manifestazioni di violenza e terrorismo di natura religiosa - come sviluppi limitativi, mentre allo stesso tempo osserva che "la promozione programmata dell'indifferenza religiosa o dell'ateismo pratico" contrasta con il vero progresso umano, promuovendo una caricatura materialistica della realizzazione di un uomo privo di trascendenza.

Sebbene Benedetto XVI insista su una visione più ampia dello sviluppo che non si limiti ai meri aspetti economici e tecnologici, egli dedica comunque molte pagine a questi aspetti dello sviluppo. Vi è una contraddizione in questo?

Padre Williams: No. Benedetto XVI inizia con una premessa cara alla tradizione della Chiesa: che il progresso materiale non può mai essere la sola misura di un autentico sviluppo umano. Detto questo, la prosperità materiale rappresenta una componente essenziale del vero progresso e deve essere anch'essa presa in considerazione. La Chiesa non ha mai affermato che la povertà economica sia un bene da perseguire, l'ha sempre considerata un male da superare, e Benedetto XVI sviluppa tale obiettivo ed esplora una serie di possibili misure per raggiungerlo.

In che modo ciò sia da realizzare è notoriamente una questione molto discussa, e Benedetto XVI osserva subito che "la Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire". Egli tuttavia insiste sulla necessità di un fondamentale cambiamento comportamentale. L'egoismo, che sta alla base di molti problemi sociali ed economici del mondo moderno, sarà sempre un nemico del progresso umano.

In definitiva, l'Enciclica può essere letta come un "grido del cuore" del Papa per una maggiore umanizzazione dell'economia di mercato, dei regimi politici, delle istituzioni e della società civile e culturale. Ciò richiede, a livello personale, di abbandonare l'impostazione pragmatica, dando spazio a una coscienza cristiana ben formata. Ciò che egli dice esplicitamente in relazione alla salvaguardia dell'ambiente può ben essere applicato all'intero tema della sua lettera: "il problema decisivo è la complessiva tenuta morale della società".