Cassazione e paritarie: traditi scelta educativa e diritto all'istruzione dei disabili

Il commento del presidente del Forum associazioni familiari, Francesco Belletti, in merito alla recente sentenza degli Ermellini

Roma, (Zenit.org) | 218 hits

La Cassazione ha recentemente legittimato una grave disparità tra scuole paritarie e scuole a gestione statale, a proposito diritto allo studio per gli alunni disabili negando che la presenza di un insegnante di sostegno potesse essere a carico dello Stato in un istituto non statale.

«Non sta a noi contestare nel merito le raffinate argomentazioni della Cassazione» commenta in un articolo ospitato oggi da RedattoreSociale il presidente del Forum delle Associazioni Familiari, Francesco Belletti. «Però ci resta l’amaro in bocca, se pensiamo a come non vengono garantiti alcuni diritti fondamentali. Un primo diritto conculcato è la libertà di scelta educativa di questi genitori, che hanno scelto di iscrivere il proprio figlio ad una scuola paritaria, che risulta a pieno titolo parte integrante del sistema pubblico di istruzione. Anche il diritto all’istruzione del figlio disabile è un altro diritto che non sembra interessare, eppure dovrebbe essere talmente universalistico che non si dovrebbe porre il problema di chi paga. Qui non è in gioco un generico finanziamento ad una scuola paritaria. Questo bambino in una scuola pubblica ha diritto all’insegnante di sostegno a titolo gratuito. Se però i suoi genitori decidono di iscriverlo ad una scuola paritaria allora questo diritto decade.

«Dove sta l’esigibilità dei diritti delle persone disabili? Davvero pensiamo che questi diritti possano essere garantiti solo dalla scuola a gestione statale, perché la paritaria è un lusso solo per chi se lo può permettere, perché ricco, peggio, perché normodotato? Chi è ancora convinto che debba esistere ancora un conflitto, tutto ideologico, tra scuola statale e scuola paritaria? Tanto in questo conflitto non ci sono vincitori, ma solo perdenti: e ci perde solo lo studente disabile e la sua famiglia. Questa è tristemente normale, nelle storie delle famiglie con figli disabili, ma non per questo ci lascia tranquilli. Davvero non sappiamo fare di meglio, come società?», ha poi concluso Belletti.