Cattolici e ortodossi uniti nella difesa dei cristiani perseguitati

L'obiettivo è stato delineato durante la conferenza ecumenica convocata dal Patriarcato di Mosca

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MOSCA, martedì, 6 dicembre 2011 (ZENIT.org) – La solidarietà ecumenica tra cattolici e ortodossi deve avere come obiettivo non secondario la difesa dei fratelli nella fede perseguitati. 

È uno degli aspetti emersi durante la Conferenza internazionale promossa dal Patriarcato di Mosca sulla discriminazione e l’oppressione dei cristiani.

Nel corso dell’incontro ecumenico, monsignor Erwin Josef Ender, inviato della Santa Sede, ha evidenziato il nesso tra la negazione della libertà religiosa e i crimini contro le minoranze religiose.

Alla conferenza ha preso parte anche monsignor Paolo Pezzi, arcivescovo della Madre di Dio, a Mosca, il quale, intervistato da Radio Vaticana, ha sottolineato che la presenza di monsignor Ender, del nunzio apostolico e della Chiesa di Roma in generale “ha permesso di dare un orizzonte universale alla preoccupazione relativa a questo problema”.

Nel corso della conferenza è emersa la possibilità di un “costante monitoraggio di ciò che avviene nel mondo”, di una maggiore comunicazione reciproca tra le varie chiese ai fini di comprendere sempre più “l’importanza di pregare gli uni per gli altri”.

I fedeli di ogni chiesa devono dunque “prendere coscienza che il fenomeno del martirio è legato alla necessità della testimonianza cristiana”, ha aggiunto monsignor Pezzi.

Il presule ha poi sottolineato che “non si tratta di mettere da parte le nostre differenze in vista di chissà quale altro scopo, ma la coscienza della persecuzione di nostri fratelli del mondo ci spinge veramente a guardare con più forza ciò che abbiamo già in comune”, ovvero la fede in Cristo.

È su queste basi che cattolici e ortodossi devono portare assieme la loro testimonianza “perché ci sia una difesa e una salvaguardia dei cristiani nel mondo”, ha poi concluso l’arcivescovo.