"Celebravamo la Pasqua in pace e tranquillità"

Le dichiarazioni di mons. Matthew Man-oso Ndagoso, arcivescovo di Kaduna, sull'attentato di domenica scorsa

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ROMA, domenica, 15 aprile 2012 (ZENIT.org).- «Eravamo stati avvertiti della possibilità di nuovi attacchi. Ma nessuno sapeva come e quando ci avrebbero colpito. E quindi celebravamo la Pasqua in pace e tranquillità». Al telefono con ACS-Italia monsignor Matthew Man-oso Ndagoso, arcivescovo di Kaduna,

Il presule racconta che durante la messa pasquale la polizia ha fermato una macchina diretta contro la Chiesa evangelica della città. L’uomo al volante ha immediatamente ingranato la retromarcia ma mentre cercava di fuggire «la vettura è saltata in aria improvvisamente» in prossimità anche di un’altra Chiesa. Fonti locali hanno parlato di 38 morti anche se, spiega l’arcivescovo, «è ancora impossibile fornire stime esatte». Tra le vittime numerosi tassisti in motocicletta in attesa di riaccompagnare i fedeli a casa e alcuni mendicanti che chiedevano l’elemosina.

La comunità è terrorizzata ma monsignor Ndagoso assicura che «nessuno ha intenzione di abbandonare Kaduna». In questi momenti difficili il presule ha rivolto alla sua comunità lo stesso invito di sempre: «continuate a venire in Chiesa e pregate nuovamente per la pace. E perdonate, ancora una volta».

Le normali attività non sono ancora riprese e l’arcivescovo non ha per ora potuto incontrare i familiari delle vittime, tra cui vi erano molti musulmani. «Non è stato indetto il coprifuoco – dice ad ACS-Italia – ma è più sicuro rimanere in casa».

L’attentato non è stato rivendicato, tuttavia è facile pensare alla setta islamica dei Boko Haram. «Il gruppo si è già macchiato di massacri molto simili a questo. Al momento però non abbiamo certezze». Nella serata di domenica è poi esploso un altro ordigno a Jos, ferendo alcune persone.

Guardando al futuro, monsignor Ndagoso è convinto che l’unica speranza per la Nigeria - «per tutti, non solo per i cristiani» - sia aprire al dialogo. Tra le comunità religiose e con le autorità civili. Ma prima c’è bisogno di un aiuto esterno. «Se nessuno investe in Nigeria non ci sarà mai lavoro per i nostri giovani. Ed il dialogo non poggerà mai su solide basi».