Celebriamo la Liturgia con le labbra e con il cuore

Durante la prima Udienza generale in piazza San Pietro dopo l'estate, il Papa invita i fedeli a mantenere un atteggiamento orante nella Liturgia per sperimentare un vero dialogo con Dio

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di Salvatore Cernuzio

CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 26 settembre 2012 (ZENIT.org) – Tornato in piazza San Pietro, da cui mancava dal 6 giugno, Benedetto XVI ha incontrato, questa mattina, i fedeli riuniti per l’Udienza generale, durante la quale ha tenuto una catechesi sul tema della Liturgia, “come scuola di preghiera”.

La preghiera è stata, infatti, al centro delle ultime riflessioni del Pontefice, che, seguendo un “cammino alla luce della Parola di Dio”, ha insegnato e imparato a pregare “in modo sempre più autentico, guardando alle grandi figure dell’Antico Testamento, ai Salmi, alle Lettere di san Paolo e all’Apocalisse”.

“La prima scuola per la preghiera - ha sottolineato il Papa - è la Parola di Dio, permanente dialogo tra Dio e l'uomo”. C’è, però, un’altra preziosa «fonte» per crescere nella preghiera”: la liturgia, “ambito privilegiato nel quale Dio parla a ciascuno di noi, qui ed ora, e attende la nostra risposta”. 

La parola liturgia nel Catechismo della Chiesa Cattolica significa «servizio da parte del popolo e in favore del popolo»: un popolo, ha rimarcato il Santo Padre, “che non esiste da sé, ma che si è formato grazie al Mistero Pasquale di Gesù Cristo” e che, dunque, “partecipa all’opera di Dio”.

Lo stesso Concilio Vaticano II, ha ricordato Benedetto XVI, “iniziò i suoi lavori con la discussione dello schema sulla sacra liturgia”. Fu infatti il primo risultato approvato solennemente dal Concilio il 4 dicembre del 1963.

Se questa scelta poteva sembrare a prima vista casuale, “si è dimostrata invece la scelta più giusta” ha affermato il Papa. Iniziando, infatti, con il tema della «liturgia», l’assemblea conciliare “mise in luce in modo molto chiaro il primato di Dio”, ovvero “il criterio fondamentale per poter partecipare alla sua stessa opera”. 

Ma: “qual è questa opera di Dio alla quale siamo chiamati a partecipare?” si è chiesto il Pontefice. “Se ci chiediamo chi salva il mondo e l’uomo – ha spiegato - l’unica risposta è: Gesù di Nazaret, Signore e Cristo, crocifisso e risorto”.

Tale Mistero della Morte e Risurrezione di Cristo che porta la salvezza - ha proseguito – si rivela “nell’azione di Cristo attraverso la Chiesa”, che si manifesta nei Sacramenti dell’Eucaristia e della Riconciliazione, e negli altri atti sacramentali “che ci santificano”.

Per attualizzare il suo Mistero Pasquale, “Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, soprattutto nelle azioni liturgiche” ha evidenziato Papa Benedetto, citando le parole di Giovanni Paolo II nella Costituzione Sacrosanctum Concilium .

“La liturgia è, di conseguenza, il luogo privilegiato dell’incontro dei cristiani con Dio”. Tale incontro, ha aggiunto, “si esprime come un dialogo, attraverso azioni e parole”. Parole che ci vengono offerte dalla stessa Liturgia; tocca a noi, poi, “entrare nel loro significato, accoglierle in noi, metterci in sintonia”.

Elemento primario, dunque, del dialogo con Dio nella liturgia, “è la concordanza tra ciò che diciamo con le labbra e ciò che portiamo nel cuore” ha insistito il Santo Padre. Si legge, infatti, nella Sacrosanctum Concilium: «è necessario che i fedeli pongano la propria anima in consonanza con la propria voce e collaborino con la divina grazia per non riceverla invano».

C’è un momento in particolare, durante la celebrazione liturgica, che “ci chiama e ci aiuta a trovare tale concordanza”, ha indicato il Papa. È la formula del Celebrante prima della Preghiera Eucaristica, Sursum corda: un invito, ha detto, ad innalzare “i nostri cuori al di fuori del groviglio delle nostre preoccupazioni, dei nostri desideri, delle nostre angustie, della nostra distrazione”.

“Il nostro cuore, l’intimo di noi stessi, deve aprirsi docilmente alla Parola di Dio e raccogliersi nella preghiera della Chiesa” ha concluso il Santo Padre. In questo modo, ha soggiunto, “il nostro cuore è come sottratto alla forza di gravità, che lo attrae verso il basso, e si leva interiormente verso l’alto, verso la verità, verso l’amore, verso Dio”.

Soprattutto “solo se rimaniamo in questo atteggiamento orante, celebriamo e viviamo bene la liturgia, unendoci al Mistero di Cristo e al suo colloquio di Figlio con il Padre”.